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PICCOLA PAUSA NEL RALLY DI FINE ANNO
15/11/2021 09:30

La scorsa settimana gli indici azionari hanno cercato di metabolizzare il forte rally successivo alla correzione di settembre, che ha generato ben 5 settimane rialziste consecutive sui principali indici occidentali ed ha prodotto sugli oscillatori di momentum evidenti eccessi rialzisti.

La digestione è stata però piuttosto veloce, almeno a prima vista, poiché ha occupato solo le tre prime sedute della scorsa settimana e, dopo la stabilizzazione di giovedì, pare che i mercati abbiano già ritrovato il gusto del rialzo, per percorrere da qui a fine anno la strada che dovrebbe portarli verso nuovi massimi storici piuttosto ambiziosi.

La settimana si è perciò conclusa con una lieve flessione settimanale per gli indici USA SP500 (-0,31%) e Nasdaq100 (-0,97%), ma la candela settimanale mostra il forte recupero di venerdì, che ha ridimensionato il passivo della settimana, rendendolo assai tollerabile. In Europa è andata addirittura meglio, con Eurosotxx50 che venerdì è riuscito a portare a casa il segno positivo nella performance di settimana (+0,17%), per merito soprattutto dell’indice azionario francese (+0,72%) e nonostante i saldi leggermente negativi degli indici periferici FtseMib (-0,23%) e Ibex (-0,55%).

Probabilmente qualcuno si chiede come sia possibile che questo avvenga, dato che la fiammata inflazionistica, con un nuovo forte balzo dei prezzi al consumo in ottobre, comunicato mercoledì scorso, sembra smentire clamorosamente le certezze nutrite dalle principali banche centrali, che si ostinano a considerare transitorio questo fenomeno, che ormai dura da 8 mesi e si sta sempre più incastonando nelle aspettative future degli operatori di mercato e della gente comune.

Eppure, l’effetto perverso della salita dei prezzi per ora si sta scaricando soltanto sugli investitori di titoli obbligazionari a reddito fisso. Costoro vedono ampliarsi sempre più la perdita di valore del loro capitale, che le striminzite cedole non riescono neppure lontanamente a compensare, rendendo decisamente non conveniente l’investimento nel reddito fisso.

Sarà anche per questo che l’azionario continua a salire imperterrito, poiché viene visto come un investimento in beni reali, che pertanto dovrebbe contenere gli anticorpi sufficienti a difenderlo dal virus dell’inflazione.

In ogni caso abbiamo capito da tempo che con una finanza resa bulimica dalle iniezioni di anabolizzanti monetari praticate per diversi anni di Quantitative Easing, i mercati guardano solo alle politiche monetarie e non all’economia reale.

Perciò non serve a nulla immaginare scenari catastrofici prodotti dall’inflazione fino a quando FED e BCE continueranno a mantenere i tassi ufficiali a zero. E, che abbiano intenzione di mantenerli così il più a lungo possibile, lo hanno dichiarato in tutte le salse, perfino bacchettando i mercati obbligazionari quando hanno avuto qualche timore ed hanno provato ad incorporare nei prezzi delle obbligazioni rendimenti in crescita.

Penso che il dubbio che i prossimi giorni dovranno sciogliere non è se nelle prossime settimane l’azionario salirà o scenderà, ma solo quanto aspetterà prima di rimettere il turbo del rally impulsivo per raggiungere gli obiettivi dell’onda (3) dalle parti di 4.900 punti dell’indice guida SP500.

Venerdì questo indice, che noi seguiamo in modo particolare per l’evidente capacità di trascinare gli altri, doveva superare i massimi di mercoledì scorso di 4.685 per darci il segnale che il rally stava ripartendo. Ci ha provato, sia nella prima parte della seduta con un impulso rabbioso e poi di nuovo nelle fasi finali, in cui è riuscito a raggiungere il massimo di seduta a 4.688, ma ha poi chiuso la seduta a 4.683. Ciò significa che effettivamente la regione 4.685 è molto importante e che per ora il superamento non è avvenuto con evidenza. Occorrerà attendere la seduta odierna per avere segnali più chiari. Se l’indice riuscisse a fare quel che venerdì non ha confermato, allora il rally partirebbe fin da subito, con un’ultima piccola correzione dopo aver testato i massimi storici e con obiettivo 4.900 verso fine anno.

Se l’indice venisse invece ancora respinto, significherebbe che il flag si trasforma in correzione più articolata, che necessita ancora di qualche seduta per limare gli eccessi, magari con un passaggio al di sotto di 4.600.

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