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INFLAZIONE TRANSITORIA. O NO?
11/11/2021 09:30

Quando un dato economico, come quello che è arrivato ieri sull’inflazione americana di ottobre, riesce soltanto a far vacillare un mercato che apparentemente aveva già scontato ogni positività possibile e immaginabile, significa che tra economia e mercati è avvenuto un divorzio difficilmente ricomponibile nel breve periodo. Significa anche che gli operatori hanno una cieca fiducia che le banche centrali abbiano scelto di favorire i debitori e gli speculatori a danno degli investitori sull’obbligazionario a reddito fisso, sacrificando questi ultimi sull’altare dei rendimenti reali pesantemente negativi. Per cui non c’è alternativa all’azionario.

Già, perché ieri il dato sui prezzi al consumo USA di ottobre, che già veniva annusato dagli analisti in crescita rispetto a settembre, ci ha consegnato a futura memoria dei livelli di inflazione da paura, che non si vedevano da oltre 30 anni.

L’indice dei prezzi al consumo globale è salito +0,9% in un mese, oltre il doppio del +0,4% di settembre e assai più delle già pessimistiche attese degli analisti di +0,6%. Su base annua ha raggiunto una crescita del +6,2%, un balzo deciso dal livello di +5,4% che si era visto stabilmente da giugno a settembre, ed ha stracciato le attese di +5,8% degli analisti. L’inflazione così alta non si vedeva dal 1990.

Anche il tasso “core”, cioè depurato dei prezzi di energia e alimentari freschi, ha registrato un balzo cospicuo: +0,6% in ottobre, il triplo della crescita di settembre e più del +0,4% previsto dagli esperti. Su base annua ha raggiunto il 4,6% dal 4% di settembre e contro il 4,3% atteso. Anche questo è un livello mai toccato negli ultimi 30 anni.

Come l’hanno presa i mercati? Con un modestissimo svarione sui futures americani alle 14,30, subito recuperato nella prima ora della seduta del sottostante azionario. Così la sostanziale parità dell’indice USA SP500 ha aiutato le borse europee a chiudere in lievissimo rialzo ed ignorare la brutta notizia dell’inflazione, che per la verità non ha neppure spaventato più di tanto i rendimenti dei Treasury Bond decennali. Dalle 14,30 alle 17,30 il rendimento era salito di circa 5 punti base, da 1,47% a 1,52%, quando l’inflazione core di punti base ne aveva fatti 60 in ottobre.

Faccio notare che con un tasso del 1,52% ed una inflazione del 6,2% il rendimento reale ha raggiunto il record negativo del -4,68%. Qui siamo a valori che non si vedono da oltre 40 anni.

Perché i mercati obbligazionari sono anestetizzati e non scontano rialzi nei rendimenti nominali?

Perché non credono che la FED cambierà il mantra ufficiale dell’inflazione transitoria e della tolleranza a sopportare con pazienza rialzi temporanei. Perciò non farà nulla più del poco che ha annunciato, cioè il graduale assorbimento del QE, e che i tassi ufficiali verranno alzati non prima di 6 (secondo le previsioni degli analisti più falchi) o 9 mesi.

Oltretutto in casa FED si sta disputando la gara per la successione di Powell. Biden ha annunciato che il successore verrà scelto prima della Festa del Ringraziamento. Le previsioni sono per una colomba (forse Brainard, che è pure donna e Biden è molto propenso ad avere donne al potere).

Perciò nessuno si azzarda a pensare a grandi novità rispetto alla politica super-accomodante ed amica della speculazione azionaria rialzista.

Nella seconda parte della seduta la situazione si è appesantita un po’, con i rendimenti che si sono alzati un pochino e SP500 che è sceso fino a toccare un minimo di 4.631, per chiudere a quota 4.647 (-0,81%). Peggio ha fatto il Nasdaq100, sceso di -1,44% sotto i 16.000 punti.

Si tratta comunque di ribassi non molto rilevanti, anche se non eravamo più abituati ai segni negativi. Rivelano che la correzione potrebbe anche essere assorbita molto in fretta. Se non basta l’inflazione record a mettere paura, che cosa ci vuole?

Oggi avremo la possibilità di verificarlo. Se quello di ieri di 4.631 rimarrà un minimo inviolato, cresceranno le probabilità che la correzione sia già finita ieri, per lasciare spazio alla ripresa dell’euforia nelle prossime settimane, che dovrebbe portare l’ultimo impulso dell’onda 3 di (5) a raggiungere nuovi massimi storici dalle parti di 4.800.

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