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ANCHE LA BOE RIPETE IL MANTRA DELLE BANCHE CENTRALI
05/11/2021 09:30

Ci sarà probabilmente anche qualcun altro, oltre al sottoscritto, che si stupisce del fatto che neanche ieri i tre principali indici occidentali (SP500, Nasdaq100 e Eurostoxx50) abbiano provato la benché minima sensazione di vertigine, mentre effettuavano la sesta seduta di rialzo consecutivo (la quindicesima delle ultime 17). Eppure, dal minimo del 12 ottobre, assai meno di un mese fa, SP500 è salito del +7,8%, Eurostoxx50 del +8% ed il Nasdaq100 addirittura del +11,7%. Tutto ciò senza il minimo accenno di ripensamento. Tutti questi indici sono in ipercomprato, su livelli che quest’anno hanno sempre fatto scattare una correzione, magari di poche sedute, ma che ha lasciato traccia evidente sul grafico giornaliero, ed ha permesso di ripulire gli eccessi, favorendo rientri a livelli più convenienti, per approfittare del successivo impulso.

Invece questa volta l’azionario non ne vuole sapere di prendere neppure un attimo di respiro.

Credo che gran parte del “merito” di questo comportamento euforico vada alle banche centrali, le quali, nonostante la lunga ed imponente crescita del livello dei prezzi, alla produzione ed al consumo, nella versione globale ed in quella “core” (senza considerare i prezzi di energia ed alimentari freschi), continuano a considerare l’inflazione “transitoria” e pertanto limitano al massimo l’intervento monetario per combatterla.

La prima prova di rassicurazione verso i mercati obbligazionari, un po’ preoccupati dei rendimenti reali sempre più negativi, e che in ottobre e nei primi giorni di novembre avevano provato ad anticipare possibili rialzi anche minimi dei tassi di interesse, l’ha data madame Lagarde la settimana scorsa, ripetendo con qualche incertezza il mantra che recitano da molti mesi le principali banche centrali. E’ composto da 3 strofe:

  1. l’inflazione è transitoria e non preoccupa, anche se durerà ancora qualche mese;
  2. interverremo con molta gradualità a ridurre o azzerare i piani straordinari di QE decisi quando occorreva sostenere l’economia colpita dalla pandemia, ma non abbiamo intenzione di toccare i tassi ufficiali, che sono a zero e ci rimarranno ancora per molti mesi;
  3. osserviamo con attenzione quel che succede e siamo pronti ad intervenire in modo rapido se ce ne fosse la necessità.

È il tipico atteggiamento delle autorità politiche o amministrative quando capita un evento negativo ed imprevisto: rassicurano la popolazione, prendono qualche provvedimento di facciata e sperano che le cose si risolvano da sole. Intanto studiano la situazione.

Se ci pensiamo bene, fatte le dovute proporzioni, è più o meno quel che fecero le autorità di governo occidentali quando arrivò dalla Cina la notizia che uno strano virus stava seminando tra la popolazione gravi polmoniti, con complicazioni impreviste, che portavano i soggetti più fragili in rianimazione e spesso al cimitero.

Dopo Lagarde, che non è stata troppo convincente, Powell ha fatto il bis mercoledì scorso, ripetendo con maggior sicurezza il mantra delle banche centrali. La performance di Powell è bastata a rassicurare i mercati obbligazionari ed ha prodotto un significativo rientro dei rialzi dei rendimenti visti in attesa della FED. L’azionario non aveva granché bisogno di essere rassicurato, perché era già in stato di euforica esaltazione che lo ha portato a migliorare a ripetizione i massimi storici o annuali.

Ieri, ciliegina sulla torta, è arrivata pure la sorpresa finale, con la performance di Bailey, il Presidente della BOE, la banca centrale del Regno Unito. È meno importante di FED e BCE, ma, dopo quella del Giappone, è al quarto posto per importanza, nel mondo capitalistico.

Le dichiarazioni abbastanza allarmate che avevano preceduto la riunione del Direttivo BOE, avevano convinto i mercati che la BOE sarebbe stata la prima tra le quattro grandi a muovere al rialzo i tassi ufficiali di interesse, magari anche solo con un ritocco poco più che simbolico.

Invece, niente da fare. Neanche Bailey se l’è sentita di disturbare l’euforia dei mercati azionari ed ha rinviato il rialzo. E, tanto per essere chiari, ha ripetuto anche lui il mantra delle banche centrali.

Perciò anche ieri è salito l’obbligazionario (quindi sono scesi i rendimenti nominali, scavando ancora il cratere in cui sono ormai quelli reali) e, ovviamente, anche l’azionario, che ha messo un’altra tacca sulla pistola che spara ai massimi storici.

Oggi non resta che verificare se lo storno che si è visto ieri progredire sulle quotazioni del petrolio, scese sotto gli 80 $ dagli 85 di pochi giorni fa, riuscirà a far alzare un po’ il piede dall’acceleratore degli acquisti. È ovvio che prima o poi deve succedere. Il dubbio è, appunto, se sarà prima oppure poi.

La decisione che prenderà il mercato non è priva di conseguenze sulla road map futura. Ma avremo tempo di parlarne la prossima settimana.

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