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UN RIMBALZO CHE NON BASTA ANCORA
14/10/2021 09:15

Lo spauracchio dell’inflazione USA ieri è passato senza fare ulteriori danni.

Anzi, se guardiamo la reazione dei rendimenti sull’obbligazionario americano, osserviamo che dopo il dato sui prezzi di settembre, arrivato alle 14,30, la reazione del mercato è andata ad appiattire la curva dei rendimenti, con tendenza alla lieve risalita dei tassi a breve ed alla discesa dei tassi a medio-lungo termine.

Apparentemente si potrebbe pensare ad uno scampato pericolo, dato che i numeri relativi all’indice globale dei prezzi al consumo sono stati solo lievemente peggiori delle attese, (+5,4% annuale contro il +5,3% atteso), mentre l’indice “core”, depurato dei prezzi di energia e alimentari freschi, considerati più volatili, ha incontrato le attese degli analisti, confermando il tasso di crescita annuale al +4%, come ad agosto.

Non abbiamo più avuto impennate, ma neppure cali. La tendenza pare punti al consolidamento di livelli alti di inflazione, che potrebbero proseguire ancora per qualche mese. Infatti, nei quattro mesi da giugno a settembre, il tasso annuale globale è sempre rimasto compreso tra il 5,3% ed il 5,4% e quello core non è mai sceso sotto il 4%. Altro che inflazione transitoria!

Il mercato pare ormai rassegnato a subire una qualche forma di stretta monetaria, con l’avvio del Tapering forse già a novembre da parte della FED, e per questo prezza rendimenti in rialzo sui titoli a breve termine, ma confida che l’intervento della FED metta le briglie alla crescita dei prezzi, sebbene anche, purtroppo, alla crescita dell’economia. Per questo sul lungo termine torna a far calare i rendimenti.

Certamente questo non piace molto ai possessori di obbligazioni che vedono ulteriormente scendere sempre più in negativo i rendimenti reali sul treasury decennale. Siamo ormai intorno al -4% sul Treasury Bond decennale.

Gli indici azionari, invece, hanno approfittato del calo dei rendimenti per rimbalzare dopo qualche seduta negativa. Questa volta non per merito dei bancari, che dal calo dei rendimenti non sono certo aiutati, e nemmeno dalla trimestrale senza infamia e senza lode di JPMorgan, che non ha certo generato entusiasmo. Più per merito di utility e tecnologici, che dal calo dei rendimenti traggono beneficio.

In Europa Eurostoxx50 ha ottenuto un buon rimbalzo (+0,70%), che lo ha riportato vicino alla resistenza di area 4.100 punti (massimo di venerdì scorso) ed alla media mobile a 50 sedute, che ieri passava a 4.114. Hanno invece stornato un po’ l’indice italiano e quello spagnolo, che erano stati gli unici in positivo martedì.

Wall Street, con SP500, dopo aver rotto nelle battute iniziali il minimo di martedì (sono ora 4 i minimi discendenti consecutivi), è riuscita a confinare la negatività nella prima ora e, dal minimo di 4.329 ha innestato nuovamente la marcia avanti, con un rimbalzo che è arrivato a sfiorare il massimo della seduta precedente, ma non a superarlo, e si è fermato a 4.363 (+0,30%). Meglio ha fatto il Nasdaq100 (+0,77%), grazie alla discesa dei rendimenti reali, i cui hanno beneficiato, dopo mesi di inedia, anche i preziosi (oro e argento), mentre petrolio e gas naturale hanno passato in laterale la seduta, però senza troppa voglia di scendere.

Che cosa cambia la seduta di ieri sulla nostra mappa interpretativa, che come sempre cerchiamo sull’indice guida SP500?

Francamente non molto, perché il rimbalzo è bastato a segnare probabilmente un minimo ascendente (il terzo, dopo il minimo della correzione in atto, che per ora è quello del 4 ottobre di 4.279). Ma per certificare la fine della correzione ci vuole ben altro: innanzitutto la capacità dei compratori di riportare l’indice al di sopra della trendline ribassista che contiene tutti i massimi discendenti da quello del 2 settembre in poi. Questa trendline oggi passa dalle parti di 4.408.

Faccio notare, per gli amanti delle figure di testa e spalle, che la trendline rappresenta praticamente anche la neckline di un “testa e spalle rovesciato”, figura rialzista, che sarebbe completata proprio sopra 4.410. Avrebbe un obiettivo rialzista di oltre 160 punti, cioè potrebbe portare l’indice al di sopra dei massimi assoluti di 4.546.

Ma la strada per arrivarci sarebbe comunque costellata di almeno 4 resistenze non banali, che appare prematuro elencare ora.

Il messaggio per oggi è allora quello di rinviare ogni esultanza almeno al superamento della trendline, sempre che avvenga.

E non dimentico di ricordare che la possibilità di un ritorno di debolezza non è ancora eliminato dal piatto. Un calo che faccia superare al ribasso i minimi di ieri, ci porterebbe abbastanza rapidamente a testare il pavimento della correzione, cioè l’area 4.280.

Pertanto, calma e gesso. Evitiamo i morsi della FOMO (paura di essere tagliati fuori dal rally).

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