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RITORNO NEL GUADO
12/10/2021 09:15

Dopo la sparata di giovedì scorso, che ha dato per qualche ora l’impressione che i mercati azionari, rappresentati e guidati dal re degli indici, l’americano SP500, volessero terminare la correzione autunnale per iniziare fin da subito il rally di fine anno, già venerdì sono affiorati i primi dubbi, che hanno ridimensionato la chiusura di settimana. Ieri però è andata anche peggio, perché invece di fugare i dubbi di venerdì ed uscire definitivamente dal guado oltre quota 4.430 (massimo di giovedì), l’indice SP500, dopo aver illuso, ha drasticamente invertito la marcia al ribasso ed è tornato in mezzo al guado, negando il segnale rialzista e costringendoci a riprendere lo scenario che giovedì sembrava superato.

Il passo indietro, come spesso accade, ha molti padri, che si sono materializzati nel week end e ieri. Lo scenario geopolitico si complica assai, dopo la risposta a muso duro del leader cinese Xi al rafforzamento delle alleanze tra USA, India, Gran Bretagna e Australia in chiave anti-cinese. Xi ha dichiarato in un discorso ufficiale che la Cina si riprenderà Taiwan abbastanza presto, e chi si opporrà avrà di che pentirsi. Scenari da guerra fredda che ricordano il confronto USA-URSS del secolo scorso.

Ma ai mercati finanziari, che hanno la vista sempre più corta, dato che per loro il lungo periodo è il prossimo trimestre, deve aver fatto più paura l’aggravamento del contagio finanziario nel settore immobiliare cinese. E’ di ieri la notizia che un altro costruttore, il terzo ormai, di nome Modern Land, ha comunicato difficoltà a pagare un bond in scadenza, mentre un articolo del Wall Street Journal ha raccontato che metà degli operatori del settore immobiliare cinese, che pesa 5.000 miliardi di $, ha varcato la linea rossa che il governo cinese ha tracciato per dividere i buoni dai cattivi pagatori. Infine, i dati sulle compravendite edilizie la scorsa settimana hanno visto un calo del 33% rispetto ad un anno fa.

Non è un caso che stamattina i mercati asiatici siano tutti orientati al ribasso.

Oltre alle paure che arrivano dalla Cina, ce ne sono altre che ritornano, e riguardano la crisi energetica e gli effetti sull’inflazione. Dopo lo storno di giovedì scorso, solo il gas naturale ha continuato a scendere ancora, mentre il petrolio non ne vuole proprio sapere e ieri, alla nostra ora di pranzo, ha superato anche 82 $ al barile il Wti Crude Oil e 84 $ il più pregiato Brent. Sono prezzi visti l’ultima volta nell’autunno 2014.

Ormai sono sempre di più gli analisti che parlano apertamente di Stagflazione, ovvero della letale combinazione di stagnazione economica e inflazione, situazione che capitò durante la crisi del petrolio degli anni ’70 e in quella degli anni ’80 e spinse le banche centrali ad alzare i tassi per cercare di fermare almeno la seconda. Oggi notiamo che non sono solo i prezzi dell’energia a salire, ma quelli di un po’ tutte le materie prime, anche quelle agricole. Pare sempre più azzardato parlare di inflazione transitoria.

Sta di fatto che dopo la seduta moscia di venerdì ieri si è vista una seduta chiaramente ribassista per tutta la mattinata europea, con un solo sussulto dopo l’apertura dei mercati USA (ieri però, per il Columbus Day, era chiuso l’obbligazionario). Questo guizzo ha consentito a Eurostoxx50 di azzerare quasi le perdite (-0,02%) ed ha illuso sui nervi saldi americani.

Ma, appena chiusa l’Europa, Wall Street ha mostrato che i suoi nervi non erano saldi, ma sciolti, ed ha attuato un ruzzolone di un punto e mezzo percentuale per chiudere sui minimi di seduta  a 4.361 con SP500 (-0,69%). Perdite della stessa grandezza anche sul tecnologico Nasdaq100.

Ora, la discesa ben sotto 4.385 certifica che la correzione non è finita e che quello di giovedì è stato un segnale rialzista falso. Rimette anche in ballo la possibilità che si possa sfondare il minimo della scorsa settimana di 4.279 per toccare appieno quei 4.250 solo avvicinati e mai raggiunti, o, magari scendere fino al secondo obiettivo ribassista un centinaio di punti sotto.

È vero anche che la correzione potrebbe svilupparsi in forma triangolare, anziché impulsiva, con una serie di oscillazioni comprese tra l’indicato minimo della scorsa settimana ed il massimo di 4.430.

Tutto sembra complicarsi e richiede molta attenzione e cautela, per evitare passi falsi.

L’unica cosa difficilmente contestabile è che ora gli investitori hanno le idee assai confuse. Speriamo che le banche centrali non le abbiano più confuse degli investitori.

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