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C'E' VOGLIA DI RIMBALZO, MA ANCHE TIMORE
08/10/2021 09:15

Ieri è proseguito in modo a tratti rabbioso il rimbalzo dettato da Wall Street nella seconda parte della seduta di mercoledì scorso, quando ha mostrato una convinzione che è mancata nelle sedute precedenti. La mattinata si è aperta con la buona notizia dei rimbalzi che si sono finalmente visti in Asia: timido quello del Nikkei giapponese, ma tonico ad Hong Kong e in Korea, mentre Shanghai consumava l’ultimo giorno di festività. A rinfrancare ulteriormente l’umore degli operatori europei ed il future SP500 (che non dorme mai) ha contribuito anche la prosecuzione del calo dei prezzi di gas naturale e petrolio, allontanatisi in modo evidente dai massimi che il giorno prima avevano spaventato l’azionario mondiale. Anche l’accordo sorprendentemente veloce tra Repubblicani e Democratici per prorogare al 3 dicembre il termine per innalzare il tetto del debito deve aver portato un altro po’ di sollievo. Preciso, a scanso di equivoci, che non è un accordo per alzare il tetto del debito, ma solo per spostare un po’ in avanti il termine ultimo per mettersi d’accordo, prima che scatti il blocco di tutti i pagamenti federali. Ritengo comunque che l’accordo si troverà, come tutte le volte precedenti in cui si è già svolta questa pantomima, che si ripete ciclicamente ogni due o tre anni. Gli USA non possono fallire come un’Argentina qualunque.

Così le borse europee hanno aperto in forte gap rialzista e recuperato ben presto tutto il calo del giorno prima, scavalcando con Eurostoxx50 il massimo di 4.067 di martedì scorso e portandosi di gran carriera ad avvicinare la forte resistenza successiva di area 4.120.

L’inizio della seduta americana non è stato da meno, con il principale indice azionario, SP500, in grado di scavalcare con ampio e liberatorio gap rialzista la zona di resistenza compresa tra 4.365 e 4.385, che per 6 sedute era rimasta inviolata nonostante i ripetuti tentativi del mercato.

Lo slancio è proseguito per un’ora, senza neppure il bisogno di tentare di chiudere il gap, ed ha portato SP500 a superare ampiamente anche quota 4.400, per fermarsi a rifiatare per 3 ore nei pressi del massimo di seduta di 4.430.

Questa “serenità” di Wall Street ha condizionato positivamente le borse europee, che hanno continuato a salire per tutta la seduta. Eurostoxx50 (+2,14%) ha chiuso quasi sui massimi di seduta di 4.100, ma tutti gli indici europei hanno messo a segno rialzi corali dello stesso ordine di grandezza. Un contributo al rialzo deve averlo dato in Europa anche la notizia dell’inizio ufficiale delle trattative per formare il governo tedesco tra i socialdemocratici (SPD), i liberaldemocratici (FPD) e i Verdi. Viene così messa mestamente fuori gioco la CDU, orfana della Merkel, che intanto è venuta a salutare Draghi e tornerà in futuro in Italia molte altre volte, ma solo come turista. La notizia è stata subito seguita da quella delle dimissioni dalla leadership della CDU di Laschet, il delfino della Merkel, che ha così terminato la sua carriera appena iniziata, al primo passo falso. Un governo orientato più a sinistra fa sperare i mercati che sia di manica larga sulla spesa pubblica e sul deficit di bilancio, ammorbidendo il tradizionale rigore tedesco. L’altra speranza è che possano rivelarsi vere le indiscrezioni diffuse ieri sulla BCE, che starebbe preparando un nuovo piano di QE per sostituire il PEPP da marzo in poi. Questo piano aggirerebbe addirittura la regola della capital key e permetterebbe alla BCE di comprare liberamente i titoli di stato dove c’è più necessità, e non più in quantità proporzionale al peso che quel paese ha nel capitale della BCE, come avviene ora.

Sarebbe altra manna dal cielo, dopo il Recovery Plan, per i paesi ad alto debito, come l’Italia. Troppa grazia.

La seconda parte della seduta americana ci ha mostrato gli investitori USA che, dopo la riflessione di 3 ore, si erano accorti che nel frattempo il Gas naturale aveva ripreso a salire, come pure il petrolio, e che forse la salita iniziale dell’azionario dava un po’ di vertigini. Sono così partite significative vendite che hanno ridimensionato la performance finale di SP500 a +0,85%, restituito quasi un punto percentuale dai massimi e chiuso la seduta con l’indice adagiato proprio sui 4.400 punti tondi.

Dopo l’entusiasmo iniziale un po’ di timore reverenziale è così emerso, al cospetto con altitudini che parevano ormai dimenticate.

La situazione direzionale dell’indice da cui tutti gli altri dipendono, subisce una significativa modifica. Volevamo il superamento impulsivo di 4.385 per dichiarare defunta la correzione dell’onda (4), e questo abbiamo avuto nella prima parte della seduta americana.

Pertanto, il nostro conteggio delle onde ci fa ipotizzare di essere entrati nell’onda (5) di III. L’onda (5) sarà rialzista e si incaricherà di raggiungere entro qualche mese il livello compreso tra 4.900 e 5.000 punti. Per maggior precisione stiamo percorrendo l’onda 1 di (5). Questa prima onda dovrebbe avere caratteristiche impulsive e completarsi con 5 movimenti. Dovremmo aver già compiuto i primi 3, per cui il calo della parte finale di ieri sera conterebbe come onda iv (quattro in numero romano), correttiva. Questa onda non dovrebbe scendere sotto 4.385, altrimenti ci obbligherebbe a rivedere la road map, e dovrebbe lasciare il posto all’onda v di 1, incaricata di riportare l’indice dalle parti di 4.500 e completare così tutta l’onda 1 di (5). 

Oggi, pertanto, occhio alla tenuta di 4.385, fondamentale per la conferma del ritorno al rialzo dei mercati.

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