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BUONA LA TERZA?
07/10/2021 09:15

Ieri la prima parte della giornata di borsa è stata drammatica per i mercati asiatici e quelli europei. L’Asia, orfana ancora delle borse cinesi fino a domani, ha presentato ancora cali consistenti a Hong Kong e in Corea, mentre l’indice giapponese Nikkei ha collezionato la sua ottava seduta consecutiva di calo.

Gli indici europei hanno annullato del tutto il tentativo di rimbalzo del giorno precedente e, poco prima dell’ora di pranzo, quando sono stati segnati i minimi di seduta, la debacle misurava dappertutto oltre due punti percentuali di calo. Eurostoxx50 era arrivato quasi a testare la media mobile di lungo periodo a 200 sedute, mentre il Dax tedesco l’aveva sfondata di brutto.

Tutto faceva pensare alla possibilità che da Wall Street potesse arrivare una ulteriore e drammatica accelerazione al ribasso, poiché il future di SP500 era decisamente negativo, pure lui.

Il terrore derivava in gran parte dal susseguirsi di allarmi per la continua salita dei prezzi di gas e petrolio, che rendono sempre più difficoltosa anche la produzione di energia elettrica, in gran parte effettuata ancora con centrali a combustibile fossile. Già abbiamo visto i drammi provocati dall’emergenza carburanti in Gran Bretagna. Ora ci raccontano che in Cina in varie aree produttive si segnalano da giorni frequenti interruzioni dell’erogazione di gas e elettricità, con conseguente chiusura temporanea delle fabbriche. Vengono addirittura riattivate vecchie centrali a carbone, altamente inquinanti, per fronteggiare l’emergenza energetica. Con la duplice conseguenza che il prezzo del carbone va anch’esso alle stelle e che i propositi di fermare entro il decennio l’innalzamento della temperatura media terrestre sotto 1,5 gradi si appresta a diventare fantascienza. Per non parlare poi degli effetti del caro-bollette sull’inflazione dei prossimi mesi, che rendono fantascientifiche anche le certezze delle principali banche centrali sull’inflazione come “fenomeno transitorio”.

Però non si deve dimenticare che, come ci mostrano i grafici e come ho notato nei giorni scorsi, la correzione aveva già quasi raggiunto i suoi obiettivi di ribasso (cioè area 4.250 sull’indice USA SP500). Il future, che vive anche quando Wall Street dorme, poiché è contrattato sul CME di Chicago per 23 ore al giorno, ha raggiunto un minimo di 4.265 il 4 ottobre, lo ha ritestato martedì 5 a quota 4.272, rimbalzandovi di quasi due punti percentuali. Questa solidità gli ha consentito di assorbire ieri tutto il pessimismo della mattinata europea arretrando per la terza volta fino a 4.274, per poi rimbalzare ancora, prima di pranzo. Perciò, se gli occhi non mentono, il grafico ci mostra che le 3 scivolate del future SP500 del 4, 5 e 6 ottobre, hanno allineato tre minimi poco sopra quota 4.250 e soprattutto che questi minimi sono leggermente ascendenti.

Che cosa abbia fermato la discesa dei mercati prima di pranzo a me interessa poco, però se qualcuno non ci dorme la notte può prendere per buona la motivazione del Sole24ore, che attribuisce la tenuta del mercato al fatto che il prezzo del gas ha cominciato finalmente a scendere un po’, grazie alle rassicurazioni di Putin che la Russia aumenterà la produzione di gas all’Europa per stabilizzare i prezzi. Anche il petrolio ha fatto un passettino indietro dai massimi di quasi 80 $ fatti al mattino presto.

Sta di fatto che la situazione si è un po’ alleggerita e gli indici europei si sono allontanati dai minimi in attesa che aprisse il mercato a Wall Street. Qui l’apertura è stata ovviamente negativa, ma la frenesia di vendita si è sfogata nella prima ora senza sfondare i minimi fatti dal future SP500 al mattino. Così gli indici europei hanno potuto contenere le perdite, con chiusure comunque pesantine: Eurostoxx50 -1,30%, Dax -1,45% (ma con recupero in extremis della media a 200 sedute), FtseMib -1,35%, Ibex, il peggiore, -1,71%.

Con la chiusura europea gli occhi si sono rivolti in esclusiva a Wall Street ed hanno constatato che il triplo minimo che si vede sul Future e le divergenze rialziste degli oscillatori RSI e Macd, evidentissime sui grafici orari, hanno cominciato ad attirare sempre più compratori, estendendo il rimbalzo fino al punto da far cambiare faccia alla seduta. Un finale in crescendo ha riportato in positivo l’indice, che ha così chiuso con +0,41% a quota 4.364, nei pressi dei massimi della seduta precedente e sulla soglia dell’area di resistenza principale. Una resistenza che consiste nella zona dei 20 punti compresi tra 4.365 – 4.385, dove si sono fermate finora tutte le velleità di rimbalzo del mese di ottobre.

Essa verrà nuovamente attaccata oggi e, se verrà superata in modo impulsivo, ci permetterà di fare il funerale alla correzione e predisporci al rally di fine anno che ha obiettivi rialzisti ambiziosi da raggiungere.

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