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BLOODY SEPTEMBER
01/10/2021 09:15

Fedele alla sua nomea di bestia nera degli investitori e dei trader rialzisti, il mese di settembre si è chiuso con la ripetizione del tuffo che il 20 settembre scorso aveva spaventato chi non ricordava più la faccia del ribasso, poiché troppo abituato a mercati che “possono solo salire”.

Così ieri sera il tabellone delle performance mensili dei principali indici azionari mondiali ha mostrato quasi soltanto segni negativi, salvo poche eccezioni: India, Russia per merito del petrolio, Giappone, che però si è allineato al ribasso nella seduta odierna, con una sventola di oltre 2 punti percentuali persi. Per tutti gli altri si è trattato di un settembre sanguinoso.

A confermare il carattere correttivo di questo mese osserviamo che i peggiori di settembre sono stati proprio gli indici americani più osannati per tutto quest’anno: SP500 nel mese ha perso -4,76% e il tecnologico Nasdaq100 addirittura il -5,73%. L’esempio ribassista americano è stato copiato quasi per intero dalle borse europee, dove Eurostoxx50 ha perso -3,53%. Va detto comunque che, grazie ai sette rialzi mensili consecutivi di cui hanno beneficiato gli indici occidentali a partire dallo scorso febbraio, lo storno di settembre, seppure ben visibile sui grafici, ha solo scalfito la performance da inizio anno, che si mantiene ancora per quasi tutti positiva a doppia cifra.

Settembre ieri ha chiuso “in bruttezza”, dopo aver mostrato un calo dei mercati azionari persistente per tutto il mese, con rare interruzioni di rimbalzo.

Per la giornata di ieri il compito degli investitori era quello di mostrare la loro resilienza di fronte alla correzione in atto.

La mattinata è passata con un’apertura in fiducioso rialzo da parte degli indici europei, che hanno provato ad estendere il rimbalzo del giorno precedente.

Ad invogliare all’ottimismo è stato l’accordo al Congresso USA per dare un calcio al barattolo della scadenza che avrebbe attivato il cosiddetto “Shutdown”, cioè il blocco dei pagamenti degli stipendi dei dipendenti federali e la chiusura di molti uffici pubblici. La scadenza è stata spostata avanti dal primo ottobre al 3 dicembre. Due mesi di tempo in più per accordarsi sull’innalzamento del tetto del debito, ancora in alto mare.

E’ bastato poco tempo per capire che non era poi una gran notizia, poiché lasciava il problema a marcire, anche se nessuno dubita che prima o poi l’accordo verrà trovato per evitare la figuraccia del fallimento tecnico del Tesoro USA, come una Evergrande qualunque.

Perciò a pranzo Eurostoxx50 era già in negativo, ad attendere lumi da Wall Street.

L’apertura americana dell’indice SP500, sebbene in leggero rialzo rispetto alla chiusura moscia di mercoledì sera, ha tentato nuovamente l’assalto a quota 4.385, il baluardo che mercoledì ha più volte respinto le velleità del rimbalzo. Ma anche ieri nulla da fare. Arrivato nei primi minuti fino a 4.383, l’indice ha nuovamente sentito la resistenza, accelerando al ribasso ben oltre il minimo di martedì, da cui è partito il rimbalzino di mercoledì. Rotta quota 4.354 la scivolata si è conclusa a 4.307 (-1,19%), guarda caso proprio sul minimo del 20 settembre. Nasdaq100 ha tenuto un po’ meglio, limitando i danni a -0,43%.

L’indice che conta, come capobranco dell’azionario, è però SP500, che ci conferma che la correzione pare ancora viva e vegeta ed in ottima salute ribassista.

La seduta di oggi è chiamata a verificare la velocità con cui verrà raggiunto il cosiddetto “bottom”, cioè il minimo conclusivo della correzione.

Siccome nella notte il future di SP500 ha continuato a scendere, rendendo inevitabile un tonfo d’apertura per gli indici europei, possiamo ipotizzare che venga sfondata oggi anche quota 4.300, avvicinando così parecchio quell’area 4.250 che considero ancora come l’obiettivo minimo della correzione.

Non mi aspettavo tanta fretta. Può darsi che oggi si ritenti quel rimbalzo che è fallito ieri, ma partendo da livelli assai più bassi e con quota 4.400, la prossima resistenza chiave per decretare chiusa la correzione, che ormai dista 100 punti.

Ho l’impressione che l’onda C voglia assestare ancora qualche ceffone ai rialzisti prima di morire sulla spiaggia.

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