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RIBASSO D'ALTRI TEMPI
29/09/2021 09:00

Alla fine, dopo qualche seduta di confusione direzionale, il mercato azionario, guidato dagli indici USA, ha preso la sua rumorosa decisione e si è diretto verso sud ad una velocità d’altri tempi, che abbiamo visto l’ultima volta in Europa nel luglio scorso e in USA nell’ormai lontano mese di maggio.

Nonostante l’inerzia rialzista, che proviene dal lungo e proficuo rally attuato dal novembre dello scorso anno fino alla fine di agosto di quest’anno, e nonostante le rassicurazioni delle due principali banche centrali, profuse a piene mani ed a più riprese da Powell e Lagarde, la correzione in atto, apertasi proprio a settembre, nel mese statisticamente più avaro di tutti gli altri nel regalare soddisfazioni rialziste, si avvia ad essere più significativa delle precedenti.

I miei lettori non dovrebbero essere stati colti di sorpresa, poiché è quanto ho chiaramente ipotizzato nel commento di ieri mattina, seppur parlando di evento probabile, con la cautela di chi rispetta sempre il mercato, unico ed inappellabile giudice in grado di smentire a suo piacimento ogni sicumera.

Puntualmente la seduta di ieri, costatando che il prezzo del petrolio continuava a galoppare al rialzo, ha prodotto una crisi di panico da parte degli operatori.

Il WTI Crude Oil meno pregiato è tornato infatti ad un soffio dai 77 $ il barile, come ai massimi di inizio luglio, che a loro volta eguagliarono i valori raggiunti nel lontano 2018, ben prima della pandemia. Il pregiato Brent ha fatto anche meglio, superando gli 80 $ ed ampiamente i massimi di luglio.

Tutto ciò mentre in Gran Bretagna la penuria di carburante mobilita addirittura l’esercito ed in Italia venerdì arriverà il “ritocco” delle bollette di energia elettrica e gas. Una stangata da +29,8% per la luce e da +14,4% per il gas. E senza l’intervento da 3 miliardi di euro del governo avremmo avuto aumenti rispettivamente da +45% e +30%

Evidentemente anche nella testa degli investitori comincia a girare il dubbio se i presidenti di FED e BCE “ci sono o ci fanno”. La loro credibilità comincia ad essere messa in discussione dal contrasto evidente che constatiamo ogni giorno tra le loro rassicurazioni, ripetute già da 8 mesi, che l’inflazione sarà transitoria e quindi non ci deve preoccupare, e la persistente crescita dei prezzi sugli scaffali dei centri commerciali e delle difficoltà di approvvigionamento di materie prime, energia e componenti produttivi da parte delle imprese.

Lo spettro di una crisi energetica, con tutto il suo potenziale inflazionistico aggiuntivo si affianca così agli altri fantasmi negli armadi degli investitori: il fallimento del colosso cinese Evergrande, che è sempre più vicino; l’accordo al Congresso americano, per evitare il blocco a fine settimana dei pagamenti del Tesoro ed il default tecnico degli USA, che è ancora lontano; il travaglio delle criptovalute (che ormai pesano circa 2 trilioni di dollari), dopo la dichiarazione di illegalità da parte della Cina; le lungaggini previste in Germania per fare il governo dell’era post-Merkel, senza il quale anche l’Unione Europea si ferma.  

Perciò ieri è scattato l’allarme rosso, come il colore che hanno assunto fin dall’inizio le performance di seduta di tutte le borse occidentali. Un calo che si è progressivamente esteso fino al termine, con tutti gli indici a chiudere sui minimi e con saldi da panico: Eurostoxx50 -2,56% ed oltre il -2% tutti i principali indici europei; non meglio quelli americani con SP500 a -2,04% e Nasdaq100 a -2,86%, a dimostrazione che le prese di beneficio non risparmiano nemmeno i big della tecnologia.

Sul mercato obbligazionario si è ulteriormente intensificata la paura di un rialzo dei tassi. Il rendimento del Treasury americano decennale ieri ha sfiorato 1,57%  ed è salito di ben 26 punti base da 1,31% nelle ultime 5 sedute.

Ironia della sorte, la causa principale dell’apprensione dei mercati, cioè il prezzo del petrolio, raggiunti di primo mattino i suoi massimi, ha poi stornato in modo abbastanza deciso per il resto della seduta. Ma ormai la frittata era fatta.

Riguardo alla nostra mappa previsionale, basata sull’indice SP500, tecnicamente possiamo perciò confermare che ieri è partita, eccome, l’onda C finale della correzione autunnale, classificata come onda 4 di grado maggiore.

Questa onda C avrà il compito di portare SP500 almeno dalle parti di 4.250, cioè un centinaio di punti al di sotto della chiusura di ieri.

L’onda C dovrebbe essere composta da 5 movimenti. L’affondo di ieri dovrebbe aver completato il primo (onda I impulsiva). Oggi dovremmo assistere al tentativo di rimbalzo, (onda II correttiva).

Per questo rimbalzo la resistenza che potrebbe arrestarlo è in area 4.400 circa.

Se tutto si sviluppa secondo i canoni, da quel livello dovrebbe partire l’onda III, nuovamente ribassista ed impulsiva, che sfondi nei prossimi giorni i minimi di ieri.

Ovviamente questa è la road map più probabile, ma non dimentichiamo mai che il mercato fa sempre quel che vuole e, se ieri mi ha dato ragione, non è detto che oggi voglia esaltare nuovamente la mia autostima.

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