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LE TROPPE INCERTEZZE PESANO
28/09/2021 09:15

Neanche ieri i mercati sono riusciti a dirimere l’incertezza delle ultime sedute, che li tiene fermi davanti al bivio direzionale come un turista in attesa della risposta di Google Maps.

La questione irrisolta è se si può considerare sufficiente lo storno attuato nei primi 20 giorni di settembre dai mercati azionari occidentali per convincere altri compratori o altri capitali aggiuntivi ad entrare sul mercato per farlo ripartire al rialzo verso ambiziosi obiettivi da raggiungere entro fine anno. Oppure se questa volta l’insieme delle ombre, non solo cinesi, che gravano sul presente e sull’immediato futuro dell’economia e dei mercati porteranno nuovi temporali sui listini, prima che l’attesa per l’arrivo di Santa Claus rassereni le menti e rivolga il pensiero al Rally di Natale.

Se osserviamo SP500, da tutti considerato “l’indice che tutti gli altri guida”,  constatiamo che lo storno di settembre, dal massimo storico del 2 settembre al minimo del 20, ha lasciato sul terreno il -5,2%, cioè appena il minimo sindacale per poter chiamare correzione quel movimento ribassista. E’ un po’ di più dei fugaci e superficiali arretramenti dei 6 mesi precedenti ed equivale all’ultima correzione degna di tal nome, quella che fece arretrare l’indice da metà febbraio ai primi di marzo di quest’anno.

Nella nostra mappa interpretativa che si basa sulla teoria delle onde, la correzione di fine inverno venne classificata come onda (2) ed il rally di primavera-estate che ne seguì fu l’onda (3). Un’onda 3 che si rivelò il paradiso dei surfisti, poiché fruttò oltre 800 punti (più del 20%) di salita all’indice USA, che ovviamente trascinò al rialzo anche l’azionario europeo. Non gli indici cinesi e giapponese, che si avvitarono in una lunga anche se non tragica correzione.

Ad inizio settembre suonò la campana anche per l’onda (3), che lasciò spazio alla correzione che per ora non si può ancora considerare conclusa. Questo movimento lo abbiamo classificato come onda (4).

Solitamente, anche se non sempre, le onde 4 producono una correzione di ampiezza e durata maggiore delle onde 2. Quella attuale, come ho ricordato prima, assomiglia per ora quasi come una goccia d’acqua all’onda (2) di fine inverno. E’ quindi legittimo e sensato attendersi, come evento più probabile, che essa non sia ancora arrivata ad esaurimento, ma necessiti ancora di un impulso finale ribassista (sotto-onda C di (4)) che permetta all’onda (4) di assumere le dimensioni ed il rango che le competono. In tal caso abbiamo già ipotizzato il primo possibile livello di esaurimento nell’area 4.200 – 4.250, dalle parti del supporto che ha fermato il calo dell’indice a luglio (4.233). Inoltre abbiamo anche identificato il livello 4.400 come supporto che mantiene viva l’onda B. Una rottura di questo livello (ma già la rottura di 4.420 sarebbe un preavviso importante) decreterebbe la fine dell’onda B e l’ingresso nell’onda C finale di (4).

Tuttavia non possiamo certo escludere che il mercato, arrivando da un lungo periodo di euforia, che non si smarrisce tanto in fretta, decida di accontentarsi di un’onda (4) “minimalista”, in quanto meno estesa e più breve della norma. Se così fosse deve dimostrare che essa in realtà è già terminata il 20 settembre. Per farlo deve superare la resistenza importantissima di 4.490 e varcare a 4.500 punti la soglia del paradiso dei tori. Se capitasse, dovremmo battezzare il movimento di rimbalzo dai minimi del 20 settembre già come il primo impulso dell’onda (5). Per l’esattezza sarebbe la sotto-onda 1 di (5). Questa dovrebbe avere l’ambizione di puntare quantomeno ai massimi storici di 4.545 e poi lasciare spazio alla correzione di onda 2 di (5). Tanto per stimolare la fantasia dei lettori ricordo che l’obiettivo dell’onda (5) nella sua interezza è dalle parti di 4.900-5.000 punti.

Si comprende perciò l’importanza della posta in palio: una caduta di oltre 200 punti oppure una salita di oltre 500. Ecco perché, dopo aver avvicinato giovedì scorso la porta del paradiso di 4.490, il mercato è sembrato intimorito nelle due sedute successive. Anche ieri il tentativo del future nella mattinata europea di portarsi verso il paradiso è stato frustrato all’apertura del mercato ufficiale da un sensibile abbassamento dei toni, tanto da produrre una chiusura di seduta in ribasso (-0,28%), che per il tecnologico Nasdaq100 è stata anche più pesante (-0,81%).

L’unico asset che non conosce debolezza è il petrolio, che ieri nella versione WTI Crude Oil ha superato i 75 $ al barile e si appresta oggi a testare i massimi di luglio e del 2018 oltre i 76 $.

E’ una brutta notizia per l’inflazione e per i tassi? Certo, e si aggiunge alle incertezze che ho elencato ieri. Ecco perché  non ci dobbiamo stupire se questa volta i compratori di debolezza faranno mordi e fuggi, chiudendo in fretta le loro posizioni davanti al primo grosso ostacolo, lasciando così ancora un po’ di spazio all’orsacchiotto di breve periodo, che potrebbe non essere ancora sazio.

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