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OMBRE CINESI E NEBBIE TEDESCHE
27/09/2021 09:00

Se ci limitiamo a guardare un po’ superficialmente l’andamento della scorsa settimana sui grafici dei principali indici occidentali constatiamo che, dopo l’affondo ribassista di lunedì scorso, il resto della settimana è passato a recuperare buona parte del terreno perduto nel mese di settembre. Al punto che venerdì sera il saldo settimanale ha mostrato una positività pari o superiore al mezzo punto percentuale rispetto alla precedente, sia sui principali indici USA che su quelli europei. Un risultato che lunedì scorso nemmeno i più ottimisti avrebbero osato sperare.

La domanda che ha impegnato gli analisti nel weekend è pertanto se la correzione possa considerarsi esaurita e se quello che sembra essere lo sport più praticato dagli operatori sui mercati azionari, cioè l’acquisto quando l’indice arretra sulla media mobile a 50 sedute (buy the dip, in inglese) sia avviato a dare anche stavolta le soddisfazioni che ha dato nei 7 precedenti casi in cui è stato praticato dal novembre dello scorso anno in poi.

Apparentemente sembrerebbe di sì, però a ben guardare possiamo dire che deve ancora essere fatto un passo decisivo per cancellare lo scenario correttivo.

Questo passo, che venerdì scorso l’esausto indice SP500, che io considero il faro per tutti gli altri indici azionari del mondo, non ha più avuto la forza di fare, è il superamento dell’area 4.490. Questa è la resistenza chiave che si oppose nella terza settimana di settembre ai ripetuti tentativi dei compratori di terminare in fretta la correzione, con un modesto arretramento di poche sedute, e di riprendere subito il trend rialzista con nuovi massimi storici, in modo assai simile a quello che riuscì in giugno, luglio ed agosto.

Questa volta la stagionalità negativa di settembre ha ostacolato l’impresa, usando proprio l’area 4.490 come baluardo che ha respinto l’assalto e provocato la scivolata fino a quota 4.305 di lunedì 20 settembre.

Pare quindi abbastanza chiaro che, se si vuole archiviare la correzione più lunga dell’estate, questa resistenza debba essere superata. E’ il compito che deve svolgere questa settimana Wall Street per dimostrarsi ancora una volta inossidabile agli inciampi che si frappongono alla sua scalata verso il cielo. Se ci riuscirà verrà probabilmente impostata la road map per arrivare assai più in fretta di quanto mi aspettassi, al suo obiettivo invernale di quota 4.900. Un obiettivo che è in grado di solleticare anche i palati più difficili.

Al momento comunque, e fino a prova contraria (cioè il superamento di 4.490) dobbiamo ipotizzare che la correzione non sia ancora finita e che sia del tutto possibile, e forse anche probabile, che la settimana entrante ci possa regalare un nuovo affondo ribassista in grado di completare la correzione con una ben visibile onda C, ribassista ed impulsiva, che realizzi gli obiettivi di calo in area 4.250, sfondando anche i minimi del 20 settembre. Il segnale che si sta andando verso sud avverrà allo sfondamento di 4.400.

Pare ovvio che i mercati, per prendere questa decisione direzionale guardino agli sviluppi delle tante questioni calde oggi sul tappeto, che potrebbero raffreddarsi o magari diventare bollenti proprio questa settimana. Le elenco brevemente.

- La prima in ordine di importanza è la crisi dell’immobiliare cinese scatenata dal quasi fallimento di Evergrande. In settimana dovrà essere battuto un colpo dal governo per sbloccare la situazione. Se si opterà per il salvataggio, la Cina comincerà a perdere un po’ della sua credibilità, dato che da settimane avvisa che non verrà salvato chi si è troppo indebitato. Ma in questo modo toglierà la patata bollente dalle mani dei mercati. Se invece Evergrande sarà abbandonata al suo destino fallimentare si innescherà l’effetto contagio su tutti  i suoi numerosi creditori e potremo verificare anche sui mercati le conseguenze sistemiche del primo grande fallimento cinese.

- La seconda questione da risolvere riguarda gli USA, che debbono raggiungere al Congresso un accordo tra democratici e repubblicani per alzare il tetto del debito, altrimenti ad inizio ottobre comincerà la trafila di grottesche chiusure di uffici pubblici ed il blocco dei pagamenti federali. E’ una storia che abbiamo visto più volte in passato, che si è sempre risolta con un accordo in extremis o ai tempi supplementari. Questa volta i problemi ed i disaccordi non mancano e sarà complicato risolverli nei pochi giorni restanti. Vedremo se anche stavolta verrà trovata la difficile quadra,  altrimenti avremo anche il default degli USA, un tantino più rilevante di quello di Evergrande.

- La terza questione riguarda il possibile stallo europeo dopo le elezioni tedesche, le prime della nuova era post-Merkel, che hanno dato un risultato chiaro in mezzo a parecchia confusione. Il risultato chiaro è che la Merkel da sola valeva oltre in terzo dei voti del suo partito (CDU). Pensionata la Merkel, il partito di destra moderata ha perso la maggioranza relativa, che ora è stata conquistata per pochi voti dai socialdemocratici. I Verdi sono al terzo posto seguiti dal buon successo dei liberaldemocratici, che ora saranno l’ago della bilancia. Infatti questa volta ci sono 3 partiti a breve distanza tra loro e nessun governo è possibile con un’alleanza tra due soli partiti. Questo fatto fornisce al quarto, quello liberaldemocratico, un potere negoziale eccezionale, che cercherà di vendere a caro prezzo al miglior offerente, con la conseguenza che oggi non sappiamo se verrà fatto un governo a trazione di destra oppure di sinistra. Si prevedono lunghi mesi di trattative tra i 4 partiti interessati prima che si arrivi ad una alleanza che ne coinvolga 3. Con conseguente stallo decisionale in Unione Europea, in attesa che l’azionista di maggioranza relativa componga il suo governo.

- Ci sarebbe anche una quarta possibile turbolenza. La Cina ha dichiarato illegale il Bitcoin e le altre criptovalute in Cina. Dopo il Salvador che lo ha adottato come moneta legale, la Cina lo ha dichiarato moneta illegale, vietando le transazioni ma non ancora il possesso. Ora il dubbio è che cosa faranno gli altri paesi principali. La messa al bando generalizzata delle criptovalute, che sono state lasciate crescere un po’ troppo, equivarrebbe al fallimento di un colosso finanziario 7-8 volte più grande del cinese Evergrande.

E’ ovvio che non tutte le questioni sul tappeto troveranno soluzione questa settimana. Ma qualcuna potrebbe prendere una direzione che condizionerà anche quella dei mercati.

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