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ANCORA RIALZO, FUORI STAGIONE
03/09/2021 09:15

Continua la lenta ma inesorabile salita dei mercati azionari, che per ora sembrano farsi un baffo della stagionalità.

La stagionalità è la tendenza a comportarsi nei vari periodi dell’anno in modo statisticamente ricorrente. Chi si è preso la briga di analizzare da questo punto di vista la lunga serie storica dell’indice SP500 o del Dow Jones ci ha raccontato ad esempio che il semestre novembre – aprile ha una predisposizione al rialzo enormemente superiore al semestre maggio-ottobre. Converrebbe assai più operare in inverno che in estate.

Inoltre, mentre i mesi più rialzisti dell’anno sono novembre e dicembre (ecco perché si attende quasi ogni anno di “rally di Natale”), quello meno performante è settembre, seguito da ottobre ed agosto. La stagionalità perciò di dice di non aspettarci grandi risultati nel trimestre agosto-ottobre.

Eppure quest’anno il mese di agosto ha chiuso ai massimi storici ed è stato contrassegnato da rialzo quasi lineare ed assenza di quel nervosismo che gli scambi limitati dalle vacanze produce quasi ogni anno.

Dobbiamo pensare allora che la stagionalità quest’anno sia scomparsa?

Attenzione, perché un curioso esercizio fatto da Sentimentrader, dopo averci mostrato che è capitato poche volte che SP500 abbia chiuso agosto sui massimi storici, ci ha raccontato che quando è capitato, il mese successivo ha regalato perdite nell’80% dei casi. Ancor più curiosa l’analisi su 120 anni di storia del Dow Jones. Qui si è andati a fare i conti in tasca ad un ipotetico investitore che avesse comprato e tenuto l’indice solo nei mesi di settembre ed ottobre di ogni anno. Ebbene, avrebbe realizzato nei 120 anni di storia del Dow Jones la poco invidiabile performance del -74%.

La statistica perciò sembrerebbe indurre ad estrema cautela per il mese di settembre.

Ma, per ora, e senza dimenticare che siamo solo all’inizio, i mercati azionari occidentali non sembrano disposti ad adeguarsi all’umore che vorrebbe la stagionalità e continuano a salire. Anche ieri l’indice USA SP500 (+0,28%) ha alzato l’asticella del suo massimo storico, portandola a 4.546.

Nasdaq100 (-0,05%) è stato un po’ più fiacco e non ha fatto il record. Nemmeno l’europeo Eurostoxx50 è riuscito a migliorare il suo limite annuale stabilito mercoledì, però è salito un pochino (+0,11%).

Lo stato di salute dell’indice SP500 è testimoniato dal fatto che nelle ultime 9 sedute ha fatto ben 7 massimi storici. Sempre di pochi punti, ma quasi ogni giorno, fornendo in questo modo una  sensazione di ineluttabilità, quasi di invincibilità, che infonde fiducia in chi lo osserva.

Se mi si consente un paragone sportivo, mi viene in mente il grande saltatore con l’asta Sergej Bubka, il primo al mondo a superare i 6 metri. Costui, che ora è diventato un politico nel parlamento ucraino, stabilì il suo primo record del mondo a 5,85 nel 1984. Poi, negli anni seguenti lo portò fino  al record di 6,14 (che durò per 20 anni insuperato) con la bellezza di 34 miglioramenti successivi (tra indoor e outdoor), quasi tutti di un solo centimetro per volta. Divenne una leggenda nello sport mondiale. Un giornalista un giorno gli chiese perché ritoccasse sempre il record di un solo centimetro. Lui, candidamente, rispose: “Per guadagnare di più”. Infatti la federazione di atletica dell’Unione Sovietica pagava un lauto premio in denaro agli atleti che stabilivano il record del mondo. Non credo che fosse solo questione di soldi, ma anche di immagine. E’ ovvio che apparire sui giornali 35 volte come quello che ha migliorato il record del mondo genera un’immagine di dominio assai superiore che non apparire poche volte.

Ho divagato un po’ perché il racconto della giornata di ieri avrebbe richiesto ben poche righe.

Niente di nuovo sotto il sole. Restano i parametri indicati ieri. Finché brilla il sole, magari timido o velato solo da rare nuvolette, significa che la pressione è alta e l’obiettivo rimane il raggiungimento di quell’area 4.600 che si sta avvicinando sempre più.

Poi magari la stagionalità si prenderà la rivincita. Ma per ora non è successo.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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