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GRAZIE A POWELL E NONOSTANTE BIDEN
01/09/2021 09:30

Con una seduta a fari spenti, una delle poche, si è concluso ieri il mese di agosto. Un mese che, nonostante avesse un’enormità di motivi per indurre i mercati azionari ad una sosta ai box che fosse almeno un po’ evidente sui grafici, ha invece prodotto la consueta sfilza di record storici alternati a brevi ed indolori attimi di riflessione.

Così tutti gli indici azionari mondiali, con solo qualche sporadica eccezione in Asia, hanno potuto mettere a segno l’ennesimo mese positivo di un anno destinato a registrare una performance eccezionale e raramente vista prima.

La grande maggioranza dei principali indici mondiali colleziona ora risultati da inizio anno positivi a doppia cifra. Senza fare un elenco troppo lungo mi limito a menzionare il risultato provvisorio del 2021 per i principali indici che seguiamo: in USA SP500 +20,4%; Nasdaq100 +20,9%; Dow Jones +15,5% e Russell2000 +15,1%. In Europa Eurostoxx50 +18,1%; Dax tedesco +15,4%; CAC francese +20,3%; Ibex spagnolo +9,6% e FtseMib italiano +17%. Solo in Asia abbiamo performance meno eclatanti: Shanghai cinese +2%; Nikkei giapponese +2,4% e Kong Kong addirittura negativa con -4,5%.

Ma ora concentriamo la nostra attenzione sul capobranco, cioè l’indice USA SP500, che con l’arrampicata del +2,9% attuata in agosto ha portato a 7 la serie dei rialzi mensili consecutivi (e 9 rialzi negli ultimi 10 mesi).

SP500 in agosto ha raggiunto l’obiettivo naturale del movimento ascendente, etichettato come onda (3), che avevo indicato in luglio a quota 4.440. Invece di accontentarsi ed attuare la normale ed attesa correzione della quarta onda, ha deciso di estendere il suo rialzo, puntando al successivo obiettivo rialzista, che già a luglio avevo individuato in quota 4.600 circa.

Ciò in barba alle innumerevoli motivazioni che avrebbero consigliato cautela agli investitori. Motivazioni economiche (la ripresa che sta dando qualche segno di rallentamento in questo trimestre, mentre l’inflazione continua a confermarsi in salita), sanitarie (la variante Delta ha portato un’impennata di contagi e di ospedalizzazioni, specialmente negli stati del profondo sud, altamente no-Vax), monetarie (tutti si attendono l’inizio del tapering, cioè della riduzione degli acquisti di Bond da parte della FED), geopolitici (la disfatta militare, organizzativa e morale della superpotenza americana, fuggita dall’Afghanistan con perdite limitate solo grazie alla protezione dei talebani, che si sono presi tutte le armi abbandonate sul terreno dagli americani ed il potere che avevano ceduto 20 anni fa).

Nulla è bastato a frenare l’euforia dei mercati, per cui l’indice USA procede ora verso 4.600 senza apparente voglia di smettere. L’ultimo massimo storico, realizzato lunedì scorso, ha alzato l’asticella a 4.537 punti. Pertanto manca ora meno di 2 punti percentuali di rialzo al raggiungimento dell’ambizioso obiettivo di 4.600.

L’estrema estensione rialzista mostrata e le divergenze ribassiste che si vedono sul grafico daily spingono ora alla cautela. E’ vero che, dopo che l’ultimo soldato americano ha abbandonato ieri il terreno di occupazione ventennale, dell’Afghanistan non si parlerà più, almeno fino al prossimo attentato terroristico, e Biden potrà cercare il recupero di consensi regalando altri soldi di deficit. E’ altrettanto vero che Powell ha rassicurato la scorsa settimana i mercati, facendo capire che inizierà il tapering solo se sarà tirato per i capelli da una inflazione ancor più esuberante dell’attuale. Così come è vero che l’eventuale rallentamento della ripresa dovrebbe, in teoria, aiutare a fermare un po’ l’inflazione.

Ma occorre tenere presente che l’impatto della variante Delta ha provocato altri lockdown ed esteso le strozzature alla catena dell’offerta di materie prime e semilavorati, causando aumenti evidenti dei costi produttivi. Tutti sanno che i microchip hanno per la prima volta nella storia prezzi in deciso aumento e difficoltà di reperimento, specialmente per l’industria automobilistica che da qualche tempo produce auto che assomigliano ad un laboratorio informatico.

Ma i chip non sono solo l’unico esempio. Anche le batterie, di cui il mondo si è scoperto affamato, vivono una situazione simile, e parecchie materie prime necessarie alla tecnologia.

L’ipotesi che nel prossimo futuro i cali produttivi possano convivere con l’incremento dell’inflazione da costi comincia a non essere più tanto campata in aria. Questa situazione si chiama stagflazione e sarebbe ovviamente uno scenario che non può in nessun modo favorire l’euforia dei mercati.

Penso che prima o poi i mercati dovranno cominciare a considerare questo possibile scenario, con conseguente resa dei conti, che riporti almeno un po’ più vicino alla terra le quotazioni azionarie.

Non sarà ancora la fine della festa, ma almeno una fase di smaltimento della sbornia.

Ovviamente per decretare l’avvio della correzione bisogna che si rompano i primi supporti. Potrebbe bastare una discesa sotto 4.515, confermata dalla chiusura di seduta sotto quel livello. In mancanza, non resta che attendere l’arrivo a 4.600.

Grazie a Powell e nonostante Biden.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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