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MERCATI SOLLEVATI DALLA NON-DECISIONE DELLA FED
30/08/2021 09:30

L’ultima settimana piena di agosto ci ha mostrato sui mercati finanziari la continuazione dell’euforia rialzista che occupa la scena da una decina di mesi. Nulla sembra in grado di fermarla, né il colossale fallimento di 20 anni di occupazione americana dell’Afghanistan, né il vergognoso ritiro da Kabul, ormai giunto alle tragiche fasi finali, dopo il sanguinoso attentato costato oltre 200 morti tra civili e militari e le finte vendette con i droni da parte del comando USA, che ha annunciato l’eliminazione di alcune “menti” dell’attentato suicida, senza neppure essere in grado di comunicarne il nome, insieme all’effetto collaterale dell’uccisione di 4 bambini certamente innocenti.

Le porte della speranza sono ormai chiuse per diverse migliaia di profughi e collaboratori, abbandonati in pasto ai talebani e obbligati a cercare una fuga verso l’occidente con mezzi di fortuna. Sono chiuse anche per le donne e la loro libertà e dignità, che ormai solo a parole i diplomatici occidentali promettono che continueranno a tutelare. Magari con qualche bel convegno. Tra oggi e domani sperano di prendere il volo le ultime centinaia di marines, la cui vita dipende ora dalla capacità e dalla volontà dei talebani di proteggerli dall’ultima umiliazione: i botti finali del terrorismo, che dall’abbattimento in fase di decollo di un aereo carico di “aggressori infedeli” potrebbe avere un enorme tornaconto mediatico, utile alla campagna di arruolamento per i futuri attentati in occidente.

La maldestra gestione dell’affare Kabul sta costando il crollo del consenso popolare per Biden, sceso ormai abbondantemente al di sotto del 50%, ed imbarazza gli alleati della NATO, ma non riesce a fermare la caccia ai record storici per gli indici americani.

Lunedì scorso, dopo aver constatato che l’obiettivo di 4.440 punti era stato raggiunto e superato, ho immaginato l’indice che guida il resto dell’azionario mondiale come davanti ad una scelta: iniziare uno storno che il buon senso vorrebbe, per digerire gli eccessi accumulati in 10 mesi di salita continua e senza evidenti correzioni, ed attuare l’onda (4) correttiva; oppure estendere ulteriormente l’euforia per prolungare ancora quell’interminabile onda (3) rialzista verso record ancora maggiori, prima di prendersi la pausa correttiva della quarta onda.

Avevo assegnato una maggior probabilità all’ipotesi della correzione, attribuendo alla continuazione rialzista la funzione di “prova contraria” che avrebbe costretto a calcolare l’obiettivo successivo dell’estensione dell’onda rialzista (3) prima di pensare alla correzione.

Come ho già scritto in passato, i mercati rialzisti stupiscono al rialzo. E, dato che l’onda 3 di un movimento rialzista è l’impulso più direzionale di tutti, così è stato anche stavolta. L’indice USA ha proseguito il suo rialzo con una settimana da +1,52%, che ha portato venerdì  il massimo storico fino a 4.513.

Settimana di gloria (+2,26%) e nuovo massimo storico a 15.447 anche per il tecnologico Nasdaq100.

Anche gli altri due indici USA che seguiamo (il tradizionale Dow Jones e il Russell2000 delle small cap) hanno avuto una settimana positiva, anche se per loro i massimi storici sono ancora più o meno lontani. Ennesima conferma, questa, del dominio sui listini dei pochi grandi colossi della tecnologia, in grado di trascinare i principali indici con i loro movimenti, anche se la maggior parte delle società quotate magari va dall’altra parte o da nessuna parte.

E siccome SP500 trascina il resto del mondo, ecco che si sono viste performance settimanali col segno positivo proprio dappertutto. Anche l’Asia si è unita al coro rialzista, mentre l’Eurostoxx50, che la scorsa settimana aveva accusato uno storno marcato, è riuscito con il suo +1,05% settimanale a recuperarlo solo in parte, e si trova ancora ad oltre 50 punti dal suo massimo del 2021.

Siccome occorre attribuire a qualche evento il merito di questo ennesimo allungo rialzista, questa volta l’indagine è abbastanza semplice.

Se le decisioni maldestre di Biden hanno portato ai minimi storici la credibilità americana agli occhi del mondo, a portare gli indici azionari ai massimi storici sono state le “non decisioni” di Powell.

Per tutta la settimana i media finanziari ci hanno tempestato di interviste ai guru su quel che avrebbe detto  Powell al Simposio di Jackson Hole. Una gran parte degli indovini temeva che avrebbe annunciato la data di inizio del tapering, cioè la manovra di riduzione progressiva del QE, l’ammontare di acquisti di obbligazioni statali e private da parte della FED, ora al ritmo di 120 mld $ al mese. Un annuncio che avrebbe potuto portare non pochi grattacapi ai mercati.

Ma Powell è persona schiva, che teme la ribalta e preferisce parlare poco ed agire ancor meno.

Perciò l’attesa è stata ricompensata venerdì scorso da un intervento caratterizzato dal basso profilo, con incerta visione del futuro, fatta di molti dubbi e poche certezze. Poche ma ostinate, come quella che l’inflazione sarà transitoria, anche se i dati ci dicono il contrario.

Perciò nessun annuncio. Si aspetta ancora, con la sola ammissione che in FED se ne sta discutendo. Il tapering potrebbe anche arrivare entro quest’anno, ma solo se arriveranno altre dimostrazioni di forza da parte della congiuntura e l’inflazione continuerà a salire.

Tutte cose che si sapevano già. Nulla di nuovo.

Ma, curiosamente, l’attesa spasmodica dei mercati temeva la novità e sperava di non sentire nulla di nuovo. Perché lo status quo significa rubinetti monetari sempre aperti, altri soldi gratis che innaffiano l’euforia rialzista ed alimentano la bolla speculativa, che perciò si può ancora estendere prima di arrivare alla resa dei conti.

Allora non resta che adeguare gli obiettivi di questo rialzo, che potrebbe arrivare tra questa e la prossima settimana fino all’area 4.600 di SP500 prima di voler prendere fiato. Il buon senso (il mio, ovviamente) richiede che settembre porti lo storno dell’onda (4), ma il buon senso, secondo me, avrebbe preferito un intervento restrittivo della FED già prima delle vacanze, una fermata degli indici già in estate, ed un approccio al futuro che vada oltre la settimana.

Tutte cose che non sono di moda.

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