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16/08/2021 09:00

Chi segue i mercati da anni sa bene che quel che succede a livello geopolitico raramente riesce ad influenzarli, a meno che preannunci eventi bellici in grado di disturbare il “business as usual” quotidiano.

Non deve stupire perciò che l’avanzata rapidissima delle truppe talebane in Afghanistan, che hanno ormai ripreso in pochi giorni tutto il potere loro sottratto da 20 anni di occupazione da parte della coalizione NATO e costretto alla fuga precipitosa quel che restava della presenza militare e diplomatica occidentale, non abbia finora minimamente scalfito la routine rialzista che anche agosto ha mantenuto sui mercati azionari mondiali.

La settimana della fuga occidentale dall’Afghanistan ha coinciso con l’avanzata dei principali indici di borsa verso nuovi record. Come già la settimana precedente, è stata l’Europa a salire con passo più spedito rispetto agli indici americani. In USA i principali indici hanno contenuto al di sotto del punto percentuale il loro rialzo settimanale, con in evidenza questa volta soprattutto il vecchio Dow Jones, in grado di migliorare ripetutamente il suo massimo storico, in compagnia di SP500, arrivato a quota 4.468, oltre il suo obiettivo minimo indicato a 4.440. Il tecnologico Nasdaq100 ha mostrato un certo affaticamento, riuscendo a chiudere la settimana a malapena col segno positivo, e restando comunque sempre al di sotto del suo massimo storico del 5 agosto scorso.

In Europa il ritmo settimanale di crescita è stato uniformemente superiore al punto percentuale (Eurostoxx50 +1,32%, all’incirca come gli indici francese, tedesco e spagnolo), con l’azionario italiano particolarmente in luce (+2,51% il FtseMib) grazie al risiko bancario stimolato dalla spartizione delle spoglie di MPS ed alla revisione al rialzo delle stime di crescita per il PIL 2021, che sempre più analisti prevedono al +6%, un punto in più rispetto a quel che si pensava solo poche settimane fa. Guarda caso la crescita aggiuntiva del PIL coincide quasi con i 25 miliardi del Recovery Fund che sono arrivati in settimana nelle casse del nostro Tesoro, prima tranche dei 191 miliardi assegnati all’Italia per l’attuazione del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza).

A mantenere sostanzialmente di buonumore il mercato azionario è stato il dato sull’inflazione di luglio, che ha mostrato una certa stabilizzazione del ritmo di incremento dei prezzi. In USA il dato core (senza i prezzi di alimentari freschi ed energia) di luglio è leggermente sceso dal 4,5% al 4,3% annuale, dando forza alle convinzioni che la FED si prenderà ancora un po’ di tempo per annunciare l’inizio del tapering, cioè della riduzione del flusso di acquisti mensile di titoli obbligazionari, che ora è fissata a 80 mld $ al mese.

Siccome la politica monetaria della FED è il principale driver direzionale per il mercato azionario, la  notizia sull’inflazione ha consentito di digerire il pessimo dato sulla fiducia dei consumatori misurata dall’Università del Michigan, crollata a 70,2, livello più basso degli ultimi 10 anni.

Può darsi che basti addirittura a digerire anche la disfatta politica e militare subita dalla credibilità americana ed occidentale a Kabul, dopo che nel weekend si sono viste scene simili a quelle della fuga da Saigon, al termine della sconfitta nella guerra del Vietnam.

Una situazione che riporterà l’Afghanistan nelle medesime condizioni politiche di 20 anni fa e che fa piazza pulita di tutte le illusioni sull’esportazione della democrazia occidentale. Anzi, mostra un penoso rovescio della medaglia con l’abbandono al proprio destino di un popolo, illuso con la bandierina della libertà e della modernità, usato a fini di politica interna americana e per arricchire l’industria delle armi (da sempre e per sempre l’unica vera vincitrice delle guerre), ed ora scaricato senza pietà nelle mani della vendetta talebana.

Kabul torna come era alla vigilia del 11 settembre 2001 e sarà la capitale di un Emirato islamico più temibile di quello raffazzonato in Siria dall’ISIS ed abbattuto da russi e iraniani nello scorso decennio. Ritorneremo a temere il terrorismo organizzato, appena smetteremo di temere il Covid, e le violenze dell’estremismo islamico torneranno ad occupare lo spazio dei nostri telegiornali.

Le conseguenze di questa disfatta, politica prima che militare, peseranno negli anni futuri e destabilizzeranno un mondo che ha già tanti altri problemi da risolvere. Ma non è detto che riescano a turbare il sonno incosciente dei mercati, troppo occupati a rincorrere il prossimo record, basato sulla stampa a getto continuo di quella carta straccia chiamata dollaro, che gli eventi geopolitici non arresteranno.

Oggi forse le borse avranno qualche titubanza, ma per fermare questo mercato rialzista potrebbe  non bastare nemmeno il ritorno dei talebani.

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