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CONSOLIDAMENTO O CORREZIONE?
28/05/2021 09:00

Dopo aver fallito mercoledì il tentativo di estendere il rialzo oltre i livelli costituiti dai massimi di martedì 25 maggio, da cui i mercati azionari occidentali vennero respinti, ieri l’inizio di seduta è stato titubante, con gli indici europei che parevano intenzionati ad estendere l’arretramento.

Ma, dopo aver realizzato un minimo inferiore a quello del giorno precedente, l’indice Eurostoxx50 si è stabilizzato intorno alla parità, in attesa dei dati macroeconomici americani.

Ma già intorno alle 14 è arrivata una prima folata di acquisti, che ha provocato un rapido sussulto rialzista, rientrato quasi subito. A provocarlo è stata l’uscita di un articolo del New York Times, che ha raccontato l’intenzione di Biden di presentare oggi una legge di spesa per il 2022 da ben 6.000 miliardi di $, l’importo più alto dalla fine della seconda guerra mondiale, per realizzare la prima parte del suo piano pluriennale di ricostruzione infrastrutturale e di riduzione delle disuguaglianze sociali, chiamato  “Build Back Better”. Si tratta di una montagna di dollari da spendere, per due terzi finanziati con aumenti di tasse a carico delle grandi imprese e degli americani più ricchi, oltre che con la lotta all’evasione fiscale ed alla costituzione di sedi nei paradisi fiscali. Circa un terzo, 1.800 mld $, però sarà in deficit, e porterà il rapporto debito/PIL a superare il 117%, cioè vicino a livelli “italiani”.

La notizia ha fatto brillare per un po’ gli occhi agli operatori, che hanno immaginato gli effetti sulle borse della cascata di dollari. Ma è subito evaporata, appena ci si è ricordati che quel che ha raccontato il WSJ non è che la formalizzazione legislativa del piano già annunciato pochi giorni  prima di Pasqua. Perciò niente di nuovo.

Ma dopo pochi minuti sono arrivati i dati sul PIL americano del primo trimestre 2021, confermato in forte crescita, al ritmo annualizzato del +6,4%. Gli analisti prevedevano in centesimo di più, ma è un dettaglio. Decisamente buoni invece quelli sui sussidi di disoccupazione settimanali: 406.000 contro i 444.000 della settimana scorsa ed i 425.000 attesi. E’ un buon segno che le riaperture procedono e le imprese assumono a buon ritmo.

I mercati occidentali ed i futures USA ne hanno approfittato per un’altra impennata, che è durata un po’ di più della precedente ed ha consentito all’indice USA SP500 di aprire con un gap rialzista di 12 punti ed andare a raggiungere alle 16,45 il massimo del 25 maggio a quota 4.213.

Sembrava la volta buona per abbattere la resistenza. Ma ancora una volta invece questa resistenza ha svolto il suo compito, che è appunto quello di resistere.

L’indice è stato respinto ed i mercati europei ne hanno subito seguito le sorti, andando a chiudere la seduta complessivamente con uno scarso bottino (Eurostoxx50 solo +0,19%), composto da indici in calo (Dax tedesco -0,28% e Ibex spagnolo -0,12%) ed altri in crescita, soprattutto quelli ricchi di banche, che ieri hanno avuto una buona seduta: FtseMib italiano +1,12% e Cac francese +0,69%.

Il proseguimento della seduta americana è stato senza molta storia e senza molta volatilità, con SP500 che ha chiuso abbastanza moscio a +0,12%, ma almeno al di sopra di quota 4.200, per il rotto della cuffia. Peggio ha fatto il tecnologico Nasdaq100, che ha perso -0,33%.

La situazione si presenta perciò oggi tale e quale a come si presentava ieri. Fino a quando non venga chiaramente superata quota 4.213 e mantenuta fino al termine della seduta, non possiamo considerare terminata questa fase di correzione/consolidamento. Uso il doppio termine perché se l’arretramento si manterrà al di sopra di 4.150 è più corretto parlare di consolidamento.

Se invece questo livello dovesse cedere, per andare a testare l’area 4.120, il movimento assumerà le sembianze di una correzione, anche se modesta.

Per togliere ogni dubbio l’indice SP500 deve riuscire a superare impulsivamente la resistenza di 4.213 e dirigersi verso il massimo storico di 4.238.

Siccome sono abbastanza fiducioso che questo prima o poi avverrà, la domanda, che personalmente mi appassiona assai meno, diventa: ce la farà prima del mese di giugno?

La risposta la deve fornire oggi il mercato. Noi facciamo le domande.

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