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FRETTA DI RIPARTIRE
22/04/2021 09:00

La seduta di ieri aveva il compito di verificare se le prese di beneficio scattate ad inizio settimana, quando gli indici azionari occidentali manifestavano eccessi rialzisti troppo imbarazzanti, hanno deteriorato parecchio l’umore euforico degli operatori, oppure se l’arretramento fosse destinato durare solo lo stretto tempo necessario a digerire gli eccessi e ripresentare prezzi un po’ meno tirati ed in grado di tornare a solleticare gli appetiti senza fine della speculazione rialzista.

Non posso ancora affermare che la seduta di ieri abbia dato una risposta inappellabile a tale quesito, però qualcosa ce lo ha comunicato.

Innanzitutto i minimi della seduta di martedì scorso sono stati mantenuti, sia dal principale rappresentante degli indici americani, SP500, che dal quello che rappresenta l’azionario europeo, Eurostoxx50. Entrambi hanno costruito un rimbalzo che, soprattutto per l’indice USA, rafforza le probabilità che la correzione si possa esaurire già molto presto dopo aver pagato il minimo sindacale di due sole sedute di ribasso.

SP500 infatti ieri ha avuto un solo momento di indecisione, nelle fasi iniziali della sua seduta, quando è sembrato voler tornare a testare il minimo del giorno precedente, con un’apertura di seduta in gap ribassista a quota 4.127, a pochi punti da quel doppio minimo di 4.119 segnato martedì scorso, da cui si era sviluppato un volitivo rimbalzo. Ma l’indecisione è durata solo un attimo, fugata da una ventata di acquisti che hanno prodotto uno scatto rialzista di 20 punti in mezz’ora e confermato la voglia di estendere il rimbalzo ben oltre lo sforzo del giorno precedente. Il recupero è stato continuo nel resto della seduta e l’accelerazione finale ha consentito la chiusura di seduta a 4.173 (+0,93%), a soli 18 punti dal massimo storico di  venerdì scorso di 4.191. Il modello di inversione rialzista costruito sul grafico giornaliero (Bullish Engulfing) è di quelli che segnalano la fine della paura ed il ritorno dell’ottimismo. Manca solo il suggello del superamento dei massimi storici per archiviare come una semplice pausa la prima parte della settimana e tornare a pensare al futuro prossimo in modo molto positivo. La seduta odierna è incaricata di mettere questa tessera del puzzle che ancora manca.

Eurostoxx50 ha invece mostrato un gap rialzista iniziale che ha esteso lo slancio fino alla resistenza di 3.977. Ma non è bastato ad infrangerla, né nella prima ora, né al secondo tentativo delle ore 13 circa. L’indice europeo ha così passato l’attesa per l’apertura di Wall Street cedendo terreno e facendosi trovare sui minimi di seduta di 3.950 al suono della campanella iniziale della borsa americana.

C’è voluta l’ansia di recupero mostrata dagli indici USA per convincere anche gli operatori europei a comprare con maggior fiducia. Finalmente intorno alle 16 è stata violata quella resistenza attaccata invano in precedenza e l’estensione rialzista è arrivata fino a 3.986, prima che un pullback finale riportasse l’indice a chiudere proprio, guarda un po’, proprio sulla ex resistenza, a 3.976. Il che significa comunque un +0,91%, cioè più o meno quel che ha poi guadagnato SP500 alla fine.

Sarebbe un risultato lusinghiero se non fosse arrivato dopo il -1,98% perso nella seduta di martedì. Perciò la performance europea appare decisamente meno brillante di quella americana. Sul grafico giornaliero di Eurostoxx50 si vede solo un rimbalzo tecnico, non l’inversione che mostra SP500.

Sembra perso dalle borse europee lo smalto mostrato in febbraio e marzo, quando Eurostoxx50 mise a segno una continua ed sorprendente sovraperformance rispetto al cugino americano. Si sa che le sorprese spesso non durano. Infatti in aprile Eurostoxx50 ha già restituito a SP500 circa metà della sovraperformance realizzata nei due mesi precedenti.

Ora torna a dare l’impressione di essere un trascinato, assai più che un trascinatore. Il suo destino sembra nuovamente dipendere in gran parte dal traino americano.

Anche peggio è sembrato l’indice italiano FtseMib, che ieri ha recuperato solo un modesto +0,3%, cioè niente di più che un rimbalzino, dopo la sberla da -2,44% di martedì. Una sberla che ha prodotto pure la violazione ribassista della figura costruita a partire da inizio febbraio. Si tratta di un wedge, cioè una sorta di triangolo inclinato verso l’alto, con il lato inferiore che unisce i minimi di fine gennaio, inizio marzo e metà aprile, mentre il lato superiore unisce tutti i massimi relativi di febbraio, marzo ed inizio aprile.

La teoria vuole che questa figura, a dispetto dell’inclinazione verso l’alto, abbi caratteristiche ribassiste, poiché segnala l’esaurimento della spinta iniziale attraverso le divergenti inclinazioni dei due lati della figura. La rottura del lato dei minimi, avvenuta in modo molto ampio martedì scorso, ha come obiettivo del ribasso il ritorno alla base. Che però è piuttosto lontana: quota 21.300 circa, cioè quasi 3.000 punti al di sotto del valore attuale.

Urge perciò un ritorno immediato di forza che riesca a negare al più presto questa “brutta figura”.

Impresa non facile, date le fibrillazioni della maggioranza di governo, scombussolata dalle bizze e dai voltafaccia di Salvini, che per accelerare le riaperture e spostare avanti di un’ora il coprifuoco, ha ingaggiato un duro scontro nientemeno che con “Sua Maestà” Mario Draghi. Per ora lo ha perso, ma il governo esce abbastanza acciaccato dalla sfida.

Già ne possiamo immaginare altre quando, a fine settimana, il Recovery Plan italiano uscirà dalle segrete stanze dei tecnici di SuperMario e verrà presentato al pubblico ed al Parlamento per l’approvazione. Ho difficoltà ad immaginare il Salvini di lotta e di governo alzare la mano da bravo scolaretto senza prima pretendere un po’ di audience mediatica con qualche altra impuntatura.

 

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