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IL TESTIMONE PASSA ALL'EUROPA
31/03/2021 09:00

L’ostacolo dei massimi storici da superare si sta rivelando, per l’indice principale americano SP500, un osso più duro di quanto potesse sembrare alla fine della scorsa settimana, quando l’euforico strappo dell’ultima ora di venerdì scorso portò l’indice ad un soffio dalla porta da sfondare.

Ma il weekend pare aver spento la luce. L’azionario USA infatti, dopo l’imprevista notizia del fallimento del fondo hedge Archegos Capital, ha tirato i remi in barca in attesa di verificare le conseguenze sistemiche di questa scossa.

Il massimo storico di SP500 (3.984 punti, toccati il 17 marzo) è rimasto ad attendere che il mercato bussi. Per essere più precisi il mercato si è persino allontanato un po’, dato che la stanca e poco mossa seduta di ieri si è chiusa con un leggero saldo negativo (-0,32%) a quota 3.959. Ma l’incapacità di sfondare la resistenza per ora non si è ancora trasformata in inversione di tendenza, dato che il minimo di lunedì scorso ha tenuto alla perfezione. Se dovessi definire il momento userei allora il termine di “pausa di riflessione”, durante la quale i mercati sembrano serrare un po’ i ranghi e smussare qualche eccessiva divergenza settoriale o geografica. Una sorta di pulizia di Pasqua per ripartire con vigore la prossima settimana.

In fondo oggi è il giorno in cui Biden annuncerà il suo nuovo piano per modernizzare le più obsolete infrastrutture americane e le anticipazioni insistono su cifre assai clamorose: ora si parla di circa 4.000 mld $ di nuova spesa. Però sembra diminuire, rispetto a quel che si sussurrava prima, la quota finanziata in deficit. Sembra che i ¾ dell’investimento debba trovare le risorse con aumenti di tasse su imprese e ricchi. Il che significherebbe il più colossale aumento di tasse della storia recente.

Sappiamo bene che Wall Street considera le tasse come il fumo negli occhi e forse qualcuno ha pensato bene di aspettare un attimo prima di lanciarsi negli acquisti. D’altra parte ho scoperto che anche questa manovra potrebbe essere approvata con la Reconciliation, cioè con i voti della semplice maggioranza dei senatori, anziché dei due terzi, come credevo erroneamente. Il motivo è che la legge americana prevede una sola reconciliation per ciascun anno, come avevo giustamente raccontato. Ma, siccome lo scorso anno il “bonus” non venne usato, sembra che se ne possano fare due nel corso del 2021. Perciò, dopo quella usata per il pacchetto di sostegni da 1,9 trilioni di $, anche il Piano Infrastrutture, con l’annesso aumento di tasse, potrebbe essere calendarizzato quest’anno. Questo non significa che approvarlo sia un gioco da ragazzi. Al Senato i democratici hanno la maggioranza di un solo voto e basterebbe un solo senatore democratico dissidente per affossare tutto. Ma senza dubbio questo chiarimento rende il Piano Biden più plausibile di quanto non sarebbe stato senza il bonus reconciliation.

Le titubanze dell’azionario USA trovano un’ulteriore motivazione nella forza del dollaro, proseguita anche ieri. Il cambio Euro/Dollaro è sceso fino al pavimento di 1,17 e prosegue un calo che è iniziato da oltre 1,23 il giorno dopo l’Epifania e pare dirigersi verso l’area di supporto, piuttosto robusta, di quota 1,16. A sua volta il dollaro si avvantaggia dei rendimenti di nuovo in deciso rialzo, così come le aspettative di inflazione, che a loro volta sono alimentate dalle prospettive di ripresa economica molto forte nei prossimi trimestri, dato che la campagna vaccinale in USA va a gonfie vele e già si pianifica il ritorno alla normalità man mano che si avvicina l’immunità di gregge.

In attesa che Wall Street decida se farsi prendere dall’euforia per la fine della pandemia e per la roboante ripresa economica, oppure dai timori per l’inflazione e per gli aumenti di tasse, il testimone del rialzo sembra passare all’Europa, che ieri, incurante delle riflessioni americane, ha messo a segno un importante rialzo, superiore al punto percentuale, su Eurostoxx50 (+1,12%) e su gran parte degli altri indici di Eurolandia.

L’indice tedesco Dax ha così migliorato nuovamente il suo massimo storico e superato anche il livello psicologico di quota 15.000. Anche Eurostoxx50 ha esteso significativamente i suoi massimi post-pandemici e superato di slancio quota 3.900, trascinata dai bancari e dal recupero dei settori che dovrebbero risorgere col ritorno alla normalità. 

Molti ovviamente si chiedono come ciò sia possibile, dato che gli incrementi di contagi in Europa sono ancora preoccupanti, mentre dagli ospedali europei arrivano preoccupazioni di non riuscire a curare tutti quelli che lo richiedono e la percentuale di occupazione delle terapie intensive ha superato quasi dappertutto il livello di guardia. In queste condizioni di allentamenti imminenti alle restrizioni nessuno osa parlare, eccetto Salvini. Se poi si guarda alla situazione vaccini, la situazione resta perlomeno imbarazzante: per ora continuano ad abbondare le promesse di milionate di dosi future, ma scarseggiano ancora le forniture in arrivo.

A chi è perplesso sul comportamento euforico dei mercati europei non posso far altro che rispondere che i mercati sono sempre qualche passo avanti rispetto alla realtà. Per loro l’epidemia è già dietro l’angolo, anche se ancora l’occhio umano non lo vede.

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