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PRONTI PER UN NUOVO STRAPPO?
29/03/2021 09:15

La settimana passata si è aperta maluccio per i mercati azionari, soprattutto per quelli asiatici e quelli americani, a causa della seconda gamba ribassista della correzione dai massimi attuata dagli indici americani, che ha infuso un po’ di incertezza in tutti gli altri.

Dopo il tentativo di immediato ritorno ai massimi storici, abortito lunedì scorso, gli indici USA hanno ripreso a scendere nelle tre sedute successive, portando la mini-correzione a raggiungere un calo dai massimi storici superiore ai 3 punti percentuali sul principale indice SP500, che ha segnato il suo minimo settimanale a quota 3.853 nella seconda ora della seduta di giovedì scorso. Quel livello costituiva un importante supporto chiave, poiché coincideva in modo abbastanza preciso con la media mobile esponenziale a 50 sedute, che è sempre un importante punto di riferimento,  e con il 50% di ritracciamento del precedente impulso rialzista attuato da questo indice dal 4 al 17 marzo, culminato proprio con la realizzazione del massimo storico di quota 3.984.

Secondo logica, la logica dell’analisi tecnica ovviamente, quel livello poteva essere visto dagli ottimisti come un buon  punto di ingresso e dai pessimisti come un ostacolo che, se violato al ribasso, avrebbe potuto estendere la correzione in modo sostanziale, raggiungendo prima il successivo obiettivo di 3.820 e magari anche completare il ritracciamento fino al punto da cui partì il movimento rialzista, cioè il minimo del 4 marzo di 3.725.

C’erano tutte le premesse per considerare la battaglia intorno a 3.850 come decisiva per il futuro direzionale di breve termine.

Infatti così è stato. Giovedì il mercato ha visto ben presto prevalere i rialzisti, che da quel supporto sono riusciti a respingere le vendite, assorbendole completamente e dando il primo segnale di inversione rialzista intraday.

Venerdì hanno poi completato l’opera, estendendo ancora il recupero fino a violare, fin dalle prime battute della seduta, la trendline ribassista e bordo superiore del canale, che racchiudeva la correzione. Un doppio pullback, intorno alle 17 ed intorno alle 19,30, ha verificato che quella trendline, una volta superata, si fosse trasformata da resistenza in supporto. Ottenuta questa conferma, i compratori si sono scatenati e SP500 in poco più di un’ora è schizzato di 54 punti fino ad un soffio dal massimo storico, da cui in chiusura distava solo 9 punti.

Si è chiusa così in gloria una settimana che per gran parte è stata di sofferenza. SP500 ha realizzato una performance settimanale del +1,57%, che cancella la negatività di quella precedente. Nasdaq100 ha arrancato un po’ di più (+0,87%), ma ha recuperato il segno positivo. In Europa ad Eurostoxx50 è bastato salire di +0,77% nella settimana per tornare assai vicino ai suoi massimi dell’anno. L’Europa si caratterizza per una volatilità assai minore di quella che si vede in USA, ma rimane comunque molto condizionata da quel che succede oltre oceano.  

Il movimento che ha digerito la correzione pone le premesse per un nuovo strappo rialzista che dovrebbe seguire al superamento dei massimi storici da parte dei principali indici occidentali.

In base a quanto visto venerdì potrebbe sembrare una semplice formalità.

Tuttavia va considerato che Biden, colto da ansia da prestazione, dato che sembra voler attuare il suo intero programma elettorale nei primi 100 giorni, nel week-end ha dato appuntamento per mercoledì prossimo a Pittsburgh, dove presenterà il suo maxi-piano epocale di ricostruzione delle infrastrutture della vecchia America. E’ un piano sullo stile di quello che Trump annunciò a ripetizione ma non riuscì mai a concretizzare. Si parla dell’investimento della cifra mostruosa di 4.000 mld $ per rimettere a nuovo strade, ferrovie, tralicci ed edifici pubblici, in grado di rilanciare l’economia americana dopo aver riempito poche settimane fa con un regalo cash da 1.900 mld $ le tasche vuote di milioni di cittadini USA.

La notizia dovrebbe essere positiva per le borse, se la maxi-spesa venisse fatta, come ormai siamo abituati, completamente in deficit.

Ma questa volta Biden vuole finanziare le opere pubbliche con un forte prelievo fiscale da 2.500 mld $ a carico delle imprese, a cui verrebbe abrogato il regalo fatto da Trump nel 2017, quando abbassò le aliquote dell’imposta sulle società, e, finalmente, anche a carico dei miliardari, che subirebbero un consistente aumento di aliquote sugli scaglioni più alti di reddito.

E’ una misura che serve a ridurre un po’ la grande disuguaglianza sociale esistente in USA, dove si vedono sempre di più, nonostante la recessione, auto di grossa cilindrata e di notevole costo transitare davanti ai senzatetto che dormono sui marciapiedi o alle file di affamati che aspettano un  pasto caldo all’ingresso delle associazioni caritative.

Ma serve soprattutto ad ammansire l’ala più radicale del suo partito, che, in cambio dell’appoggio a Biden nella corsa elettorale, ora pretende che vengano attuati anche i punti del programma più indigesti per i ricchi.

Non sarà affatto facile approvare questi provvedimenti. Anche perché i democratici, da soli, non hanno la maggioranza dei due terzi, necessaria per farli passare al Congresso entro quest’anno, dato che la Reconciliation, quella norma che consente di approvare le riforme che incidono pesantemente sul bilancio anche a maggioranza semplice, ma solo una volta per ciascun anno,  è già stata usata per il piano da 1.900 mld $.

Però non c’è dubbio che l’effetto annuncio farà correre un brivido nella schiena dei più avidi  operatori di Wall Street, che ricordano quanto il taglio alle tasse regalato da Trump fece piacere alle borse.

Il passo indietro promesso da Biden, se vale ancora la regola che vede Wall Street nemica delle tasse, non verrà certo acclamato dalla Borsa con molti applausi.

Per questo motivo occorre non avere troppa fretta di stappare lo spumante.

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