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IN ATTESA CHE LA FED ROMPA IL TABU'
17/03/2021 09:30

Non è facile rimanere sui massimi quando manca l’entusiasmo. Specialmente se è già tanto tempo che il grafico spinge in direzione rialzista e le correzioni sono piccole pause senza arretramenti troppo significativi. E se tutto quel che si immagina che possa capitare in futuro pare sia già stato incorporato nei prezzi. Per vedere nuovi impulsi, quelli che lasciano senza fiato e spingono i gestori dei fondi, in perenne ansia da prestazione, ad inseguire gli indici con acquisti compulsivi, che producono ulteriori estensioni, occorrono nuove narrazioni.

Ed occorre che le narrazioni siano di quelle in grado di far sognare, e non certo di quelle che evocano possibili incubi notturni.

I mercati azionari arrivano oggi all’appuntamento con la FED e venerdì prossimo a quello con le 4 streghe (la prima scadenza tecnica contemporanea di futures ed opzioni su indici ed azioni del 2021) dopo aver già incorporato nei prezzi tutto l’ottimismo possibile. Già si susseguono previsioni sulla crescita economica americana di quest’anno che “chiamano” incrementi del PIL più vicini al 7 che al 6%, che porterebbero la produzione USA a ripristinare l’inclinazione tendenziale della crescita ai livelli di fine  2019, quando il coronavirus già cominciava a diffondersi nel mondo, ma nessuno ancora lo aveva individuato, e sembrava che nulla potesse disturbare la Goldilocks economy, cioè il migliore dei mondi possibile. Ma tutto ciò è ormai già nei prezzi.

I vaccini americani stanno rapidamente mantenendo le promesse di immunizzazione e, per chi li ha e li può somministrare, il ritorno alla libertà di movimento e di socializzazione sono ormai questione di poche settimane. Anche questo è stato ormai scontato appieno, al punto che, in Europa,  nemmeno i ritardi di vaccinazione che si accumulano, per gli errori dei governi e della Commissione UE, hanno arrestato la marcia dei listini.

Apro una breve parentesi sulla situazione pandemica europea, che sta varcando i confini della tragedia per atterrare entro quelli della farsa. Agli errori commessi dalla Commissione UE con le imprese farmaceutiche, quando ha prenotato e finanziato la produzione di enormi quantità di vaccini senza prevedere alcuna sanzione per i ritardi nelle consegne, che si sono puntualmente verificati, si sono aggiunti in questi giorni le incredibili gaffe dei governi dei principali paesi di Eurolandia. Su spinta di una Merkel in ansia per le sconfitte elettorali, e che non può prestare il fianco alle proteste dei numerosi No-vax tedeschi, parecchi governi europei hanno bloccato la somministrazione del vaccino Astra Zeneca, dopo il riscontro di un certo numero di casi di decesso per trombosi o embolia concomitanti alla vaccinazione. Senza chiedersi se questi numeri siano superiori ai normali decessi per queste cause che si verificavano prima della vaccinazione, e senza confrontare questi piccoli numeri con quelli che si contano ogni giorno per la mortalità provocata al virus.

Se, prima di farsi prendere dal panico, lo avessero fatto, avrebbero constatato che senza la vaccinazione quei morti ci sarebbero stati lo stesso e che il ritardo anche solo di pochi giorni nei piani di vaccinazione causerà a livello europeo alcune migliaia di morti in più per il coronavirus.

Insomma il rischio di morire per il virus è enormemente superiore al rischio di morire per gli eventuali e non dimostrati effetti collaterali del vaccino Astra Zeneca.

L’improvvida sospensione è stata decisa lo stesso, per di più sapendo di non avere alternative immediate al vaccino Astra Zeneca e che, pertanto, la vaccinazione avrebbe dovuto ripartire entro pochi giorni. Perciò si è dato all’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) il compito di certificare entro domani la sicurezza del vaccino anglo-svedese, facendo capire che il responso dovrà essere per forza rassicurante. La toppa pare assai peggiore del buco, dato che darà pure l’impressione ai tanti complottisti No-vax che l’EMA sia condizionabile dai governi, col risultato, già acquisito e che potrebbe ancora crescere, di migliaia di cancellazioni dalle liste di attesa. La vicenda è talmente demenziale che, se fosse possibile darei la mia entusiastica disponibilità a sostituire un cancellato dalle liste.

Torniamo alle questioni più marcatamente economiche.

Un’altra, positiva per i mercati, ma ormai ampiamente scontata, è l’arrivo dell’elicottero che farà piovere da questa settimana nelle tasche degli americani 1,9 trilioni di $. Il nome ufficiale del piano Biden è “American Rescue Plan Act”  e l’acronimo ci dà l’impressione di un piacevole suono di ARPA. Ora il governo Biden pensa già alla successiva bordata di spesa pubblica per rimettere in sesto le disastrate infrastrutture USA, ma si rende conto di non poter attingere ancora solamente al deficit, e pensa di trovare parte delle risorse necessarie con aumenti delle tasse sui più ricchi e sulle imprese. Questa notizia però non sarebbe un dolce arpeggio melodico per le orecchie dei mercati.

Infine la politica monetaria. E’ stata finora estremamente accomodante, ed ha alimentato il prodigioso recupero dei mercati azionari in piena recessione e nonostante il crollo degli utili societari nel 2020. E’ grazie a questo rubinetto monetario, sempre aperto, che le valutazioni azionarie hanno globalmente superato gli eccessi del lontano anno 2000, che precedettero il crollo del Nasdaq allo scoppio della bolla della new economy.

Ora il mercato obbligazionario comincia a temere l’arrivo del’inflazione e si presenta con qualche dubbio al cospetto della FED, che stasera comunicherà le sue previsioni economiche e le eventuali variazioni alla politica monetaria. Ieri i rendimenti del Treasury decennale sono tornati a 1,63%, livello che si è visto solo prima della pandemia.

Powell e soci non possono cavarsela con le parole pronunciate nelle ultime settimane, perché il mercato dei bond sta dimostrando di non sentirsi affatto rassicurato. Questa sera i mercati sfidano la FED e vogliono di più delle semplici frasi tranquillizzanti pronunciate nel week-end dalla Yellen a nome del governo sull’inflazione che salirà poco e sarà controllata a dovere. Che cosa vogliono i mercati per calmare l’ansia da inflazione? Un’esplicita dichiarazione che la FED romperà il prossimo tabù, che si chiama “controllo della curva dei rendimenti” e significa la disponibilità a manipolare i prezzi, e quindi i rendimenti, con acquisti mirati di bond laddove sia necessario e per gli importi che si reputino necessari, senza limiti, al fine di mantenere schiacciata la curva dei rendimenti.

E’ la politica che ha già avviato da anni la Banca del Giappone e che da qualche settimana è stata abbracciata da quella australiana. Decreterebbe la pietra tombale sulla funzione che hanno i mercati obbligazionari di misurare il rischio e farselo remunerare col rendimento che ritengono equo.

Si entrerebbe nel terreno tipico dei regimi socialisti, dove i prezzi non vengono determinati dal libero mercato, ma dalla pianificazione statale.

E’ un po’ forte, come riforma, mi rendo conto. Ma è la naturale evoluzione del percorso che è stato avviato da alcuni anni con ripetute e sempre più pervasive politiche di Quantitative Easing, che hanno ridotto il mercato a semplice meccanismo di trasmissione della spirale del debito, sempre più alto, che necessita di rendimenti nominali sempre più vicini a zero e rendimenti reali illimitatamente negativi per consentirne la sostenibilità futura ai danni del risparmio privato. E che renderà sempre più inevitabile il dirottamento di questo risparmio verso l’azionario.

Se la FED romperà questo tabù le borse azionarie spiccheranno un altro volo e quelle obbligazionarie rimarranno protette dagli acquisti FED.

Se Powell balbetterà le poco credibili frasi che ha già detto Yellen, allora i mercati potrebbero correggere. Sia quelli obbligazionari che quelli azionari, perché rendimenti in crescita disturbano entrambi. Non sarà una correzione significativa, ma un braccio di ferro con la FED. Che prima o poi romperà il tabù, perché non ha nessun’altra arma a disposizione, nel medio periodo, per tenere a bada i mercati ed impedirne il crollo.

Nel lungo periodo, inevitabilmente, si scoprirà che il re è nudo, come la FED. Ma prima la manipolazione della realtà continuerà un altro po’.

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