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EMOZIONI SOLO DAL BITCOIN
16/03/2021 09:00

L’inizio di settimana ci ha fatto vedere mercati azionari che sembrano aver bisogno di digerire almeno un po’ il buon balzo della scorsa settimana, che ha portato a ripetuti nuovi massimi storici da parte dei due indici leader dell’azionario globale (SP500) e di quello europeo (Dax).

Pertanto la seduta di ieri non ha fornito movimenti di rilievo, con gli indici vivacchiare per gran parte della giornata a poca distanza dai rispettivi record segnati la scorsa settimana.

Nel pomeriggio in Europa la notizia dello stop precauzionale alla somministrazione del vaccino Astra Zeneca, che Francia, Italia e Germania hanno adottato in contemporanea fino a giovedì prossimo, ha bagnato un po’ le polveri alle borse del vecchio continente.

La motivazione dello stop ad Astra Zeneca deriva dalla segnalazione di alcuni casi di coaguli di sangue ed embolie verificatisi in alcuni soggetti appena vaccinati con una dose di Astra Zeneca. L’agenzia europea del farmaco EMA ha subito avviato indagini e si è impegnata ad esprimere il suo giudizio entro giovedì.

E’ evidente che, in un’area già in ritardo nella campagna di vaccinazione, che dipende in gran parte dalle forniture di Astra Zeneca, uno stop anche di pochi giorni è un bastone tra le ruote dei piani di vaccinazione di massa. Vi è poi anche l’effetto psicologico ansiogeno su migliaia di cittadini europei che si sono già cancellati dalle liste per paura di questi effetti collaterali.

I dati provenienti dalla Gran Bretagna, dove già 11 milioni di inglesi sono stati vaccinati con Astra Zeneca, sono però assolutamente rassicuranti. Ci sono stati 37 casi di trombosi o embolie, una cifra addirittura inferiore a quella media che si registra tra i non vaccinati.

Presumo pertanto che giovedì i dubbi verranno fugati dall’EMA e la vaccinazione riprenderà, anche se, in questo mondo pieno di fake news e complottismi, l’aumento dei no-vax sarà probabilmente significativo e non certo favorevole al raggiungimento degli obiettivi di immunizzazione della popolazione, che si prefiggono i governi europei.

Sta di fatto che la notizia ha portato gli indici europei ad una scivolata pomeridiana ed a chiudere un  po’ tutti in frazionale calo, ad eccezione del FtseMib italiano, che ha mantenuto un lieve segno positivo (+0,11%).

Incerto anche l’inizio di Wall Street, che nella sua prima ora ha registrato un calo ed i minimi di seduta. Segnalo che da ieri e fino al 28 marzo l’orologio USA è anticipato di un’ora rispetto a quelli europei, per l’avvio dell’ora legale due settimane prima di quando verrà introdotta in Europa.

Poi l’inerzia positiva degli aiuti del Piano di Salvataggio da 1,9 trilioni di $, che cominceranno a piovere già questa settimana nelle tasche di 100 milioni di americani, come ha orgogliosamente annunciato Joe Biden, ha riportato l’indice SP500 verso i massimi storici. La ciliegina sulla torta è stata la fiammata finale di acquisti nell’ultima mezz’ora, che ha regalato un nuovo ritocco da una decina di punti al massimo storico, ora fissato a 3.970 (+0,65%).

Anche gli altri indici “tradizionali” hanno aggiornato i massimi, ma non il Nasdaq100, che comunque ha cercato di intensificare il suo recupero con un dignitoso +1,12%.

Pare comunque che non ci si possa attendere molto altro prima del “momento FED”, previsto per le ore 19 di domani, quando verranno diramate le proiezioni economiche ed il comunicato ufficiale al termine della riunione del FOMC, seguiti alle 19,30 dalla Conferenza Stampa del Presidente Jay Powell.

Intanto la Segretaria al Tesoro Janet Yellen, che ha occupato la poltrona di Powell prima di lui, nel week-end gli ha già dato l’imbeccata, dichiarando che il rischio di inflazione, che venerdì ha un po’ spaventato il mercato dei titoli di stato USA decennali, portando il rendimento oltre 1,62%, ai massimi degli ultimi 13 mesi, “è piccolo e gestibile con gli strumenti a disposizione”. Un messaggio rassicurante, che ieri ha smorzato un po’ i timori degli investitori e riportato i rendimenti un po’ indietro, a 1,60%.

Le uniche emozioni forti arrivano dal Bitcoin, che da tempo ormai occupa il gradino più alto del podio nella classifica della volatilità.

Questa valuta “virtuale”, che la pandemia e la continua ricerca di adrenalina da parte degli annoiati trader da lockdown hanno messo al centro delle scorribande speculative, sembra stia disegnando un allettante dilemma per i suoi appassionati. Dal 22 gennaio scorso ha percorso un rally che lo ha portato al raddoppio del valore rispetto al dollaro, dai 29.000 ai 58.200 del 21 febbraio. Poi ha corretto vistosamente, con una perdita del -25% in 6 sedute, scendendo a 43.400. Da lì, il 28 febbraio, ha iniziato una nuova potente gamba rialzista del +41%, che lo ha portato proprio sabato scorso (le piattaforme di scambio del Bitcoin non chiudono mai) a realizzare il nuovo massimo storico oltre quota 61.000 $. E, proprio mentre nel weekend molti si fregavano le mani per salire sul carro inarrestabile del nuovo Eldorado, ecco il capitombolo: ieri sera era già retrocesso a 56.000 $, complice una dichiarazione ostile da parte delle autorità monetarie indiane, che pare lo vogliano vietare.

Ecco perciò scodellato il dilemma per i cripto-sfegatati: è ora di scappare, oppure è una nuova occasione di acquisto?

Ai posteri (anzi, meglio un po’ prima) l’ardua sentenza.  

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