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FINCHE' I SUPPORTI TENGONO ...
18/02/2021 09:00

Il mese di febbraio per i mercati azionari si sta sviluppando al rialzo in una modalità che evidenzia  un notevole ottimismo da parte degli operatori. I principali indici americani, SP500 e Nasdaq100, sebbene affaticati dal prolungato recupero dopo lo spavento pandemico, che ha visto solo due brevi pause correttive (a giugno e a settembre-ottobre dello scorso anno), riecono a mantenersi ben intonati e contengono a livello intraday le prese di beneficio che inevitabilmente sopraggiungono dopo aver conseguito ogni nuovo record storico.

E’ successo anche ieri, con SP500 che, dopo il massimo storico di martedì, seguito da un po’ di arretramento, ieri ha dato l’impressione, con un’apertura in gap ribassista, di voler proseguire la discesa, in direzione del supporto creato la scorsa settimana a quota 3.885. Ma, arrivato a 3.900, gli acquirenti sono tornati, guarda caso proprio quando le borse europee avevano appena chiuso la seduta con un certo spavento, ed hanno prodotto nella seconda parte della seduta un deciso recupero, che ha riportato l’indice pressoché in parità, chiudendo persino il gap iniziale. Un film abbastanza simile si è visto sul Nasdaq100, con  la sola differenza che il recupero della seconda parte di seduta non è riuscito ad evitare una leggera perdita (-0,54%).

Proviamo pertanto ad “interpretare” il comportamento del mercato azionario USA nel mese di febbraio. La prima settimana del mese ha fornito una forte spinta propulsiva, che ha totalmente ricoperto la discesa delle ultime sedute di gennaio e realizzato un nuovo massimo storico da parte di SP500. La seconda e la terza settimana, che ieri ha girato la boa di metà percorso, mostrano una evidente perdita di spinta (tecnicamente si dice “momentum”), ma una inerzia rialzista ancora ben presente. Infatti nelle 7 sedute della seconda e terza settimana di febbraio il massimo storico è stato migliorato per ben 5 volte, sebbene solo l’8 febbraio in modo piuttosto rilevante.  Segno che, se gli investitori non sentono più la fretta di entrare nel  mercato per evitare di essere tagliati fuori dal rally, nondimeno ogni leggera correzione, anche intraday, ed ogni avvicinamento dei supporti viene ancora invariabilmente comprato, magari per prendere poi beneficio appena realizzato un nuovo massimo storico.

Questo andamento da un lato mantiene una positività di fondo un po’ più “noiosa” della prima esaltante settimana di febbraio, ma dall’altro crea sugli indicatori di “momentum” delle divergenze ribassiste che ci stanno avvisando che pian piano i rapporti di forza si stanno equilibrando e potrebbero sfociare in un inversione di breve periodo a favore dei venditori, necessaria a ripulire un po’ il mercato dagli eccessi.

Come ho scritto più volte, la divergenza non è un segnale, ma solo un campanello d’allarme. Quando cominciano a vedersi divergenze insistenti il messaggio che il mercato ci invia è il seguente: “se vedrai un segnale di inversione, credici, perché il mercato è maturo per invertire per un po’ la tendenza”.

Quale possa essere il segnale di inversione dipende dagli strumenti che si utilizzano per analizzarlo.

Vediamone uno semplice ed uno un po’ più complesso.

Il primo strumento è dato dai classici supporti e resistenze. L’inversione viene segnalata dalla rottura dell’ultimo supporto. Sul grafico a cadenza giornaliera di SP500, questo è il minimo del 10 febbraio, appunto 3.885. Dopo quel minimo il mercato è salito fino al massimo storico attuale di 3.950, realizzato martedì. Come abbiamo detto, la discesa di ieri non lo ha nemmeno raggiunto, ed il recupero della seconda parte della seduta di ieri ci dirà, tra oggi e domani, se il mercato avrà la forza di tornare a migliorare il massimo storico. Se ci riuscirà, allora avremo l’ennesima estensione di una tendenza rialzista persistente e potremo spostare il nostro livello di attenzione sul minimo di ieri (3.900), che diventerà il nuovo ultimo supporto. Se invece in queste sedute finali della settimana il mercato svolterà nuovamente al ribasso e violerà 3.885, darà un evidente segnale di correzione di breve periodo.

Il secondo strumento, un po’ più ostico, su cui ci esercitiamo oggi, è il modello interpretativo basato sulla Teoria delle Onde di Elliott.

La salita dai minimi di marzo fino a fine agosto ha prodotto la prima onda impulsiva rialzista di un ciclo di 5. La correzione di settembre-ottobre la seconda onda correttiva. E’ ora in pieno svolgimento l’onda (3), che deve essere impulsiva, anzi, normalmente è quella più impulsiva dell’intero ciclo di 5.

Proviamo a scomporre l’onda (3) in corso, sapendo che essa si deve sviluppare con 5 onde minori, di cui la prima, la terza e la quinta impulsive, mentre la seconda e la quarta sono correttive. Possiamo anche ipotizzare che l’intera onda (3) dovrebbe portare l’indice USA a raggiungere l’area 4.300 punti.

In questo momento stiamo sviluppando la prima onda (i) di (3). Dell’onda (i) si possono contare già 3 onde di grado minore compiute, mentre ora sembra che stiamo effettuando la quarta, che è correttiva. Questo significa che manca ancora una quinta onda rialzista per concludere l’onda (i). Possiamo ipotizzare che la quinta onda di (i) avrà il compito di raggiungere quota 4.000.

A quel punto avremo l’onda (i) completata e potremo attenderci una correzione più ampia, che sarà appunto la seconda onda (ii) di (3). In base a dove si concluderà l’onda (i) potremo stimare il punto di arrivo dell’onda correttiva (ii), che si svilupperà con 3 movimenti.

Pertanto, comunque si guardi, la lettura è simile. Questa in atto, partita martedì e proseguita ieri, non dovrebbe essere una grande correzione. Prima di vedere una correzione più significativa occorre arrivare dalle parti di 4.000.

Perciò non resta che attendere, ricordando sempre che nessuno schema interpretativo è infallibile e che il mercato può sempre cambiare idea quando vuole.

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