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IL BICCHIERE E' SEMPRE PIENO
16/02/2021 09:00

Ieri erano chiusi i mercati dei due principali punti di riferimento dell’azionario globale: la piazza USA, che condiziona il mondo intero, e quella cinese, che influisce molto sull’umore del continente asiatico, mentre in occidente viene presa in considerazione solo quando esagera.

Le borse del vecchio continente hanno potuto così vivere la loro giornata di libertà e pensare alla situazione europea, che si trova compressa tra le radiose aspettative di rapida ripresa economica, stimolata dal fiume di miliardi che si riverserà nelle casse degli stati dell’Unione, specialmente di quelli che sono stati più colpiti dalla pandemia (Italia e Spagna), e le preoccupazioni per le varianti del virus, battezzate con il nome che deriva dal paese dove sono state isolate la prima volta (inglese, sudafricana, brasiliana), che si stanno diffondendo in Europa sempre più rapidamente e, secondo gli esperti, entro marzo andranno completamente a sostituire il ceppo originario cinese del Coronavirus.

La caratteristica certa di queste varianti è quella di essere assai più contagiose, come è stato verificato in Gran Bretagna e confermato laddove si sviluppa un loro focolaio. Quella inglese pare essere vulnerabile ai vaccini Pfizer e Moderna, ma nulla di preciso si sa ancora delle altre due più recenti mutazioni (sudafricana e brasiliana). In ogni caso, dato che in Europa la vaccinazione è parecchio indietro rispetto agli USA ed alla Gran Bretagna, per qualche mese l’unica arma disponibile per combattere le varianti Covid ed evitare che l’esplosione dei contagi rimetta sotto pressione il sistema sanitario rimane il distanziamento sociale, con tutte le conseguenze negative per i molti settori del comparto terziario dell’economia reale. Le polemiche feroci di questi giorni in Italia sulle chiusure decretate ieri alle piste da sci, dopo avere illuso sulla riapertura, e la richiesta di parecchi scienziati di tornare a lockdown severi e diffusi, rende bene l’idea dell’allarme che sta lanciando la comunità scientifica.

Un allarme che i mercati sembrano ignorare del tutto, poiché l’euforia e l’avida ricerca dell’arricchimento facile, che ha colto da tempo gli operatori, spingono a sottovalutare gli effetti negativi di nuove chiusure, sebbene possano riguardare tutta l’Europa.

I motivi a sostegno dell’ottimismo sono tre. Da un lato la constatazione che le chiusure avvenute nel quarto trimestre 2020 sembrano aver danneggiato meno del previsto i livelli produttivi. Il saldo a fine anno, che conosceremo in via definitiva a fine mese, dovrebbe riportare perdite di PIL inferiori al temuto. Se è stato così nel quarto trimestre 2020, il mercato si attende che siano ammortizzati altrettanto bene i lockdown del trimestre in corso.

Il secondo motivo è l’effetto Draghi, a cui non solo in Italia, ma un po’ in tutta Europa vengono attribuiti poteri magici paragonabili a quelli del Re Mida, in grado di trasformare in oro tutto quel che tocca. L’effetto Draghi si vede soprattutto sull’indice italiano FtseMib, tornato ad essere il più smagliante d’Europa (+9,4% la sua performance nella sola prima metà del mese di Febbraio), ma ha contagiato in positivo un po’ tutto il clima degli operatori europei, consentendo ad Eurostoxx50 di segnare anche ieri un rialzo di +1,04%, pur senza l’aiuto di Wall Street, e di portare la sua performance provvisoria di Febbraio a +7,3%.

Il terzo motivo, a mio avviso, sta nella convinzione che in USA la fine del processo-farsa a Trump possa accelerare l’arrivo se super-bazooka fiscale, sotto forma di bonus a pioggia per quasi 2.000 miliardi di dollari a piccole imprese e lavoratori licenziati nel 2020 e non ancora riassunti, che sono circa 10 milioni. La pioggia di miliardi fornirà il carburante per l’ulteriore crescita delle valutazioni azionarie.

Tutte e tre queste motivazioni sono improntate ad una aspettativa del bicchiere pieno.

Ad esse si potrebbero contrapporre altrettante visioni che rappresentino il bicchiere mezzo vuoto.

Il fatto che le economie occidentali abbiano retto meglio del previsto ai lockdown chirurgici dell’ultimo trimestre 2020 non è affatto una garanzia che, se le chiusure proseguiranno ancora, non possano venire quest’anno al pettine i nodi artificiosamente rimandati al futuro da provvedimenti mastodontici di “ristoro”. Non si può mantenere in vita in eterno migliaia di imprese zombie, che vivono solo perché lo stato garantisce i loro prestiti, eroga sussidi ai loro dipendenti in cassa integrazione, concede moratorie di emergenza che rinviano al futuro il pagamento di tasse e debiti vari. Ogni mese di agonia in più rende più pesante mantenerle in vita o più straziante la morte di imprese che hanno visto il loro fatturato implodere in modo devastante ed irrimediabile.

Anche il potere taumaturgico di Draghi potrebbe essere un tantino sopravvalutato. E’ infinitamente più facile dirigere una Banca Centrale attraverso un Consiglio di banchieri, che decide su temi esclusivamente monetari, in piena autonomia e senza dover rendere conto a nessuno, piuttosto che governare un paese devastato dalle 3 crisi elencate da Mattarella (sanitaria, economica e sociale) e con la necessità di guidare un’accozzaglia eterogenea di partiti che si sono fatti la guerra fino ad un attimo prima di entrare, tutti insieme, appassionatamente, in un governo che ha distribuito loro i ministeri col classico bilancino tanto usato al tempo dei governi democristiano degli anni ’80. Quelli dei vari CAF (Craxi, Andreotti, Forlani) per intenderci, che hanno raddoppiato in pochi anni il nostro debito pubblico da meno del 60% del PIL ad oltre il 120%.

Pensare che Draghi, con i suoi silenzi, riesca a domare le risse (anche interne, M5S docet) tra i partiti che dovrebbero appoggiarlo, che sono già scoppiate 10 minuti dopo il giuramento e prima di aver votato la fiducia, e garantisca un percorso di concordia ed efficienza al suo governo fino alla completa soluzione delle 3 crisi, pare un esercizio di ottimismo un tantino esagerato, che ricorda tanto quello che vedemmo 10 anni fa con il precedente SuperMario, Monti. E sappiamo come finì.

Infine pare molto ottimistico pensare che gli USA voltino completamente pagina e Trump scompaia dalla scena dopo essere stato assolto e che svanisca d’incanto il veleno sparso tra la popolazione USA nei 4 anni della sua presidenza, che resta oggi divisa allo stesso modo in cui lo era prima delle elezioni. Con in più la possibilità per il grande bugiardo di rimettere in moto la sua macchina dell’odio, riprendersi il partito repubblicano, che non è riuscito a scrollarselo di dosso, e di ritentare l’assalto alla Casa Bianca alle prossime elezioni.

Ce ne sarebbe abbastanza per manifestare un po’ più di cautela. Ma in questa fase i mercati riescono solo a vedere il bicchiere pieno. Occorre adeguarsi.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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