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ANCHE STAVOLTA RITORNANO... I MASSIMI STORICI
05/02/2021 09:00

Oggi termina la settimana della restaurazione, che ha cancellato, piuttosto in fretta, forse troppo,  i timori correttivi ed i tremori rivoluzionari della precedente, che avevano un po’, ma solo un po’, destabilizzato Wall Street.

I rivoluzionari di WallStreetBets si stanno ormai ritirando con la coda tra le gambe. Chi la scorsa settimana, quando i titoli presi d’assalto erano sui massimi, non ha dato ascolto ai post più arrabbiati ed ideologici, che invitavano a tenere duro e comprare ancora, per spezzare le reni al sistema, ed ha invece deciso di portare a casa i cospicui guadagni, osserva ora la feroce punizione che il mercato sta affibiando agli ultras del social trading, che hanno resistito ed ora guardano sconsolati le ceneri fumanti dei patrimoni investiti su Gamestop o AMC.

Gamestop ieri ha accusato un altro severo crollo, atterrando a 53,50$ (-42% rispetto ai 92,41 della seduta precedente) e portato la perdita dal massimo del 28 gennaio a -89%, in sole 5 sedute.

AMC Entertainment, altro titolo beniamino del social trading, ha limitato (si fa per dire) la sua caduta quotidiana al -21% e portato la perdita di valore dai massimi del 27 gennaio a -76% in 6 sedute.

La mattanza degli squaletti che hanno sfidato le balene dei mercati ci dimostra che al momento l’establishment e riuscito a sedare la rivolta dei giovani rivoluzionari. Sotto la cenere dei dollari bruciati cova certamente molto astio nei confronti di un mercato che può essere manipolato impunemente solo dai grossi operatori e dalle banche centrali, ma non dalla folla organizzata delle community di trader. A chiudere momentaneamente la questione sono arrivate le parole bonarie di Nonna Yellen, che ha dichiarato che prima di intervenire per cambiare le regole operative occorrerà capire bene quel che è successo. Interpreto queste parole come una sorta di perdono ai rivoltosi, purchè non lo facciano più.

Personalmente penso che la vicenda abbia mostrato le potenzialità manipolative dei social e pertanto non finisca in un fuoco di paglia, ma segni il cambio di paradigma negli equilibri del potere finanziario. Così come il Fintech ha sottratto una bella fetta di potere all’intermediazione bancaria tradizionale, il mondo social ha dimostrato che può ambire ad infastidire l’establishment di Wall Street,  se solo riuscisse ad organizzarsi meglio. La vicenda WallStreetBets si chiude apparentemente con la sconfitta del rivoltosi, ma verranno altri attacchi e rivedremo la paura che ha aleggiato la scorsa settimana tra le balene di Wall Street attaccate dagli squaletti social. Questa vicenda e gli sviluppi che provocherà è destinata col tempo a cambiare le regole del gioco e gli equilibri di potere, così come li cambiò la rivoluzione democratica provocata circa 25 anni fa dall’avvento del trading online.

Il ritorno alla quiete dopo la tempesta ha consentito ai principali indici di completare il recupero dei massimi dell’anno o della storia, cancellando così la correzione della scorsa settimana.

La forza dei dati economici che arrivano dagli States li sta aiutando. L’impressione è che i lockdown mirati abbiano lasciato qualche scoria, ma non troppe. Il mercato del lavoro sembra aver tenuto abbastanza bene ed oggi avremo il dato sulla creazione di buste paga non agricole di Gennaio che dovrebbe mostrrare una ripresa delle assunzioni. D’altra parte la situazione dei contagi in USA sta decisamente migliorando, con il numero di casi per milione di abitanti che si è ridotto di oltre un terzo ed è tornato ai livelli di ottobre, mentre la pressione sul sistema sanitario si sta allentando. Tutto ciò anche grazie alla speditezza della campagna vaccinale, che ha già raggiunto quasi l’8% della popolazione USA. Ricordo che l’Europa, per colpa dei ritardi nelle forniture di vaccini, in media ha appena vaccinato poco più del 2% della popolazione. Meglio degli USA hanno fatto solo il Regno Unito con quasi il 14% di immunizzati e soprattutto Israele, che ha già superato il 36% di popolazione vaccinata.

Se economia e pandemia portano all’ottimismo, la ciliegina sulla torta la mettono i sussurri di imminente varo da parte del Congresso dei mastodontici stanziamenti (quei famosi 2.000 miliardi di $ circa) per sostenere la vita di disoccupati e piccole imprese. E’ una dose notevole di liquidità che in gran parte verrà risparmiata ed investita a Wall Street.

In queste condizioni SP500 non ha potuto esimersi dal tornare ai massimi storici, sostanzialmente eguagliati a quota 3.872 (+1,09%). La stessa identica cosa ha fatto il Nasdaq100, eguagliando il suo massimo livello di 13.563, raggiunto il 25 gennaio e ripetuto ieri.

Certo, riuscire a raggiungere il massimo storico, ma non avere la forza per effettuare un ultimo guizzo che lo superi, non depone benissimo per la giornata odierna, poiché lascia aperta la possibilità del doppio massimo. E’ pertanto necessario attendere come finirà la settimana prima di stappare gli spumanti.

In Europa, dove c’è assai meno da festeggiare, anche Eurostoxx50 (+0,90%) è stato trascinato al rialzo dal comportamento fiducioso di Wall Street ed ha quasi raggiunto il suo massimo dell’anno.

Hanno pesato in Europa anche le grandi aspettative sul tocco magico di SuperMario Draghi, futuro premier italiano, dopo che le incertezze sul Recovery Plan accusate dalle convulsioni finali del Governo Conte bis, avevano creato qualche grattacapo a Bruxelles.

La via verso Palazzo Chigi si sta spianando sotto i piedi dell’Uomo della Provvidenza. Dopo le iniziali incertezze di 5Stelle e Lega, ieri si è assistito alla gara di tutti i partiti a mettere il cappello sul nuovo governo, quando si è capito che per avere un ruolo nella distribuzione dei pani e dei pesci del Recovery Plan bisogna partecipare al Governo Draghi. Sembra che quasi tutto l’arco costituzionale, con gioia o per dovere, voterà la fiducia a Draghi, come fu per Monti. Manca all’appello solo Fratelli d’Italia, ostile all’Europa di cui Draghi è l’emblema, e la base del Movimento 5 Stelle. Ma i dirigenti pentastellati ormai hanno imparato a fregarsene della base e riescono a far approvare qualsiasi cosa sulla mitica Piattafroma Rousseau.

La Lega è dilaniata dal sovranismo di Salvini, che vorrebbe stare all’opposizione con Giorgia Meloni, ed il governismo di Giorgetti e della base imprenditoriale del nord, che non vuole rinunciare ai miliardi che Draghi distribuirà. Perciò anche Salvini dirà di sì, con un entusiasmo simile a quello di chi deve prendere l’olio di ricino.

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