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SCOMMESSE SU DRAGHI
04/02/2021 09:00

Il rimbalzo corposo dei mercati nei primi giorni della settimana ha cominciato a sentire ieri un po’ di ansia da prestazione, con l’avvicinarsi ai massimi storici da parte di Wall Street.

I trader social di Wallstreetbets cominciano ad essere un po’ disorientati. Crescono i post di quelli che, avendo confidato troppo sulla capacità della loro “community” di realizzare la salita infinita dei loro titoli, ora si sentono col cerino acceso in mano e, mentre una settimana fa pubblicavano guadagni stellari virtuali, ora  stanno esponendo perdite gigantesche, sempre virtuali, ma col dubbio sempre più allarmante che diventino reali. I titoli da loro privilegiati stanno infatti cercando una difficile stabilizzazione su valori lontani un 70-80% dai massimi raggiunti la scorsa settimana.

Chi la sa lunga ora ci dice che le truppe social si sono spostate sul Bitcoin, che in effetti da qualche giorno sta tentando di ritornare al massimo storico del 8 gennaio di 41.600 $, dopo essere rimbalzato in  modo piuttosto rapido nei giorni scorsi dal minimo sotto i 29.000 $  realizzato il 22 gennaio scorso. E’ oggi alle prese con la resistenza di 38.000 $, massimo della prima gamba di rimbalzo, ed il superamento renderebbe molto probabile l’attacco a 41.600$.

Gli indici azionali principali ieri si sono mossi poco. Come ipotizzato nel commento mattutino, i mercati, nonostante l’inerzia rialzista accumulata nelle prime due sedute della settimana di forte rimbalzo, hanno provato un po’ di timore reverenziale nei confronti dei massimi storici (in America) o annuali (in Europa). Wall Street ha così vissuto una seduta piuttosto anonima, conclusa con un rialzo modestissimo (+0,1%) per il principale indice SP500 e addirittura con un calo (-0,40%) per il Nasdaq100, dove si vedono prese di beneficio dopo le fulgide trimestrali delle grandi corporation tecnologiche.

In Europa Eurostoxx50 è riuscito a concludere in rialzo di mezzo punto percentuale, grazie soprattutto al contributo emotivo dell’incarico di formare il nuovo governo, che in Italia è stato affidato al miglior amico dell’Europa, SuperMario Draghi.

I giornali ed i Tg italiani, nessuno escluso, si sono già affrettati ad alimentare le aspettative miracolose che di solito riservano all’uomo della Provvidenza di turno. E’ incredibile come la storia, nel nostro paese, non riesca mai ad insegnare nulla. Rivediamo le stesse fiduciose attese in bianco che vennero create intorno alla figura del precedente SuperMario, quel Monti che poi dilapidò con anni di austera recessione tutto il capitale politico che gli venne regalato quando Napolitano lo nominò senatore a vita e gli consegnò le chiavi di Palazzo Chigi ed un Parlamento umiliato e pronto a votare qualunque cosa.

Non voglio offendere nessuno con quel che sto per scrivere. L’Italia è piena di persone magnifiche.

Ma un conto sono i singoli, un conto è la cultura di un popolo. Credo che l’impresa che occorre per risollevare le sorti di questo paese, tanto bello quanto immeritato dai suoi abitanti, è quella di cambiare la testa dell’italiano medio, sempre pronto a lamentarsi e a giocare col destino, confidando nella fortuna che risolva i guai causati dalla immunità di gregge al rispetto di qualunque regola di convivenza civile. La Pubblica Amministrazione è l’emblema di questa inettitudine ed andrebbe rivoltata come un calzino sporco. L’apparato burocratico dei dirigenti pubblici andrebbe tosato e svecchiato, introducendo principi meritocratici di avanzamento di carriera al posto del degradante principio di anzianità di poltrona che si accompagna alla continua ricerca dei confini della propria competenza, per non prendersi mai responsabilità.

Andrebbe spianata e bonificata la montagna di norme stratificatesi al di sopra della nostra Costituzione nei decenni del dopoguerra, che non sono mai scritte in linguaggio corrente, ma nell’indecifrabile giuridichese, incomprensibile a chi le deve rispettare ma bisognoso di interpretazioni, regolamenti attuativi, decreti aggiuntivi, in cui sguazza e regna la burocrazia e che permettono la creatività interpretativa “a muzzo” di qualunque giudice che desideri i suoi 5 minuti di celebrità.

Andrebbe introdotto il principio di responsabilità nelle scelte politiche, garantendo il futuro delle giovani generazioni, oggi ipotecato dal debito pubblico allegramente ampliato fino al 160% del PIL, anche grazie alla montagna di Euro che il nostro salvatore, quando era Presidente BCE, creava a Francoforte per finanziare con carta straccia un debito sempre più grande ed ormai oggettivamente non restituibile.

Mi fermo, ma ci sarebbe molto altro da fare. Ben oltre gli obiettivi che Mattarella ha affidato a Draghi: vaccinare gli italiani (mi sfugge quale sia la mirabile competenza di un ex banchiere nell’organizzare il sistema sanitario in tempi di pandemia) e scroccare all’Europa i soldi del Recovery Fund con un Piano che a Bruxelles avranno difficoltà a contestare, dato il timore reverenziale verso l’ex padrone della BCE. Questi soldi saranno poi sperperati a pioggia, come sempre, e magari in parte restituiti perché, come è sempre successo, la nostra burocrazia non riesce mai a spendere tutti i soldi che l’Europa da decenni ci regala. Figuriamoci questa volta che saranno molti più del solito.

E’ fuori di dubbio che sarebbe stato impossibile trovare in Italia qualcuno dotato di maggiori entrature politiche internazionali di lui e con un bagaglio di fiducia universale pari a quella che gli viene attribuita.

Ma continuare a vendere la capacità di un uomo solo di trasformare in vino l’acqua sporca con un tocco di bacchetta magica equivale a piantare il seme della delusione e della rabbia quando si scoprirà che neanche SuperMario sa fare miracoli.

Comunque per ora il mercato non la pensa come me e scommette proprio sui miracoli dell’uomo della Provvidenza. Ieri il FtseMib è arrivato a guadagnare anche il 3% ed ha chiuso a +2,09%. Lo spread è sceso verso i 100 punti base ed è partita la gara a cercare di scommettere sui settori che beneficeranno maggiormente del tocco magico del nuovo sovrano.

Intanto Renzi comincia a preparare il piano da attuare nel giro di un anno, che consiste nell’aggiungere anche lo scalpo di Draghi alla sua collezione di rottamati, che già espone quello di D’Alema, Bersani, Letta e, da ultimo, Giuseppe Conte.

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