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VIA AI REALIZZI DOPO LA FESTA PER BIDEN
22/01/2021 09:15

Come a volte capita il giorno dopo una festa, magari se si è alzato un pochino il gomito, i mercati hanno mostrato ieri un po’ di cerchio alla testa, dopo la Festa per l’insediamento del nuovo (si fa per dire...) Presidente americano Joe Biden, tornato alla Casa Bianca dopo esserci stato per 8 anni come vice del Presidente Obama. Si è così voltata la pagina politica USA e certamente scrivere commenti sulla situazione politica americana sarà ora un po’ più difficile, perché Biden non sembra certo il tipo in grado di darci le emozioni che abbiamo ricevuto nei 4 anni dello show mediatico di Trump. Ricordo che Trump lo prendeva in giro durante la campagna elettorale, chiamandolo “sleeping Joe”, Joe l’addormentato.

Il primo giorno del nuovo lavoro Biden lo ha però passato mostrando molta buona volontà, con una raffica di ordini esecutivi che hanno spazzato subito via alcune tra le norme più discusse varate da Trump, tra cui il muro al confine col Messico, mai ultimato, e l’uscita degli USA dagli accordi di Parigi sul clima.

I mercati che, generosamente, dopo tanta corsa, hanno voluto festeggiare la nuova era politica con massimi storici in concomitanza con l’insediamento di Biden, ieri hanno tirato un po’ il freno, avendo la necessità di digerire qualche presa di beneficio, che sempre arriva quando le aspettative diventano notizia.

Gli indici USA hanno avuto un andamento misto. Solo il tecnologico Nasdaq100 (+0,82%) ha mostrato ancora energie per salire, riuscendo a migliorare di 100 punti il massimo storico del giorno prima. A tenere in vita l’entusiasmo sono stati soprattutto Intel (+6,5%), reduce da una ottima trimestrale, Moderna (+6,3%), che si avvantaggia delle sventure produttive della concorrente Pfizer, ed Apple (+3,7%), su voci che la trimestrale in arrivo la prossima settimana sarà smagliante. SP500 ha invece passato tutta la seduta ad allenarsi nell’imitazione di “sleeping Joe” ed ha realizzato una delle candele giornaliere più piccole della sua storia, con solo 16 punti di escursione tra minimo e massimo e chiusura, ovviamente, in pareggio. La dormita non le ha impedito però di migliorare anch’essa il record storico, anche se solo di nemmeno due punti, portandolo a 3.861.

Comportamento fotocopia per il Dow Jones, mentre il Russell2000 delle small cap ha marcato visita, con uno storno abbastanza evidente (-0,64%) e nessun nuovo record.

Non è comunque arrivato alcun segnale di preoccupazione dai mercati USA, che per farcene vedere il primo debbono spingere l’indice SP500 almeno sotto il minimo della seduta di mercoledì scorso, che è a quota 3.816.

L’atmosfera in Europa è decisamente meno euforica che in USA, dato che il massimo dell’anno per l’indice Eurostoxx50, che rappresenta l’azionario della zona euro, continua ad essere quello del 8 gennaio scorso. Il risultato è che la forza relativa dell’indice europeo rispetto al cugino americano ha ripreso a scendere da qualche giorno in modo significativo.

Ieri tutte le borse europee hanno chiuso, poco o tanto, in negativo, dopo un inizio di seduta che pareva volonteroso. A fiaccare il morale è stata probabilmente la performance di Lagarde in Conferenza Stampa, al termine della riunione mensile senza novità della BCE. Non che i mercati si attendessero chissà quali modifiche alla politica già accomodante. Ma la modalità comunicativa di Madama Cristina è stata quanto mai confusa. Ha ribadito più volte che la BCE si orienterà in futuro seguendo gli indicatori che misurano le condizioni finanziarie, ma non ha fornito dettagli su quali siano le variabili che li compongono. L’approccio sarà “olistico e con molte facce”, ma non ha specificato nulla. Sul Piano Pandemico di acquisto di titoli (PEPP) ha detto che potrebbe anche non essere utilizzato per intero, ma se sarà necessario potrà anche essere esteso. Insomma, il messaggio a me pare sia stato: “Faremo un po’ quel che ci pare, a seconda di quel che capiterà”.

Non è certo il tipo di comunicazione che piace ai mercati, anche perché, nel frattempo, ha riferito che l’inflazione potrebbe risalire un po’, per motivi meccanici (la fine dell’IVA ridotta in Germania e l’aumento dei prezzi dell’energia).

Tutte queste ambiguità hanno prodotto immediatamente una spinta all’aumento dei rendimenti e, di conseguenza, un calo dell’azionario, che è passato in negativo.

Tra i peggiori in Europa ieri, notiamo l’indice italiano FtseMib (-0,98%), penalizzato dalla tegola che è piovuta sul tentativo di Conte di rafforzare la sua debole maggioranza di governo. La Procura di Catanzaro ha inviato un avviso di garanzia al Segretario UDC Cesa, indagato per collusione con la ‘NDrangheta. L’UDC avrebbe dovuto essere l’ossatura della nuova compagine dei “costruttori” che avrebbe dovuto sostituire Italia Viva nel governo Conte.

Male (-1%) anche l’indice spagnolo Ibex, che risente del notevole aumento dei contagi Covid, proprio mentre la vaccinazione in Europa rallenta per i problemi di fornitura di Pfizer.

Oggi, ultimo giorno della settimana, potrebbero intensificarsi le prese di beneficio.

Occhio al supporto di quota 3.816 di SP500.

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