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I NODI POLITICI MANDANO IN ANSIA WALL STREET
05/01/2021 09:00

Abbiamo appena avuto il tempo di commentare l’euforia dei mercati azionari americani alla fine del 2020, che nella prima seduta del nuovo anno ci tocca assistere  all’immediato colpo di freno.

Scrivo da qualche settimana che l’entusiasmo degli ultimi due mesi è largamente immotivato da quel che si vede nell’economia reale e trova l’unica ragione nella salita a razzo dell’indebitamento degli stati, che continuano a combattere il virus elargendo bonus alla rinfusa, e nel pompaggio monetario attuato dalle banche centrali per finanziare questo debito con moneta e mantenere a terra (o anche sotto) il rendimento dei titoli obbligazionari.

Il termine liquidità, che viene dato alla moneta, esprime proprio la caratteristica tipica dei liquidi, che se vengono pompati, trovano sempre una strada dove dirigersi.

E, dato che la maggior parte della liquidità immessa dalle banche centrali non va ai poveracci che la usano per sopravvivere, ma alle banche che la prestano a chi non ne ha bisogno, e la usa per speculare sui mercati, ecco spiegata la relazione diretta tra aumento della liquidità disponibile e aumento degli indici di borsa. Nella fase finale dell’anno scorso abbiamo avuto un’impennata del deficit americano di altri 3 trilioni di $, grazie ai provvedimenti di “ristoro” da 900 mld $, l’approvazione del budget 2021 con un deficit di 1.400 mld $ e l’accordo bipartisan per foraggiare l’Esercito USA con 740 mld $ di nuova spesa militare. Tutto questo ben di Dio ha scatenato l’euforia e la paura di essere tagliati fuori dal rally di fine anno, col risultato di gonfiare ulteriormente gli indici oltre ogni livello compatibile col buon senso.

Ieri, nella parte finale del commento ho scritto: “Un giorno qualcuno si accorgerà che nei prezzi ormai c’è molto più del valore economico delle imprese, misurato con la loro capacità di produrre utili futuri.”

Francamente, però, non mi aspettavo che la presa di coscienza avvenisse subito e che il cambio di calendario coincidesse con il repentino cambiamento di umore, dall’euforia alla paura.

La prima seduta del 2021 è partita in Europa con la necessità di allinearsi all’euforia americana (ma anche a quelle di Cina e Giappone) delle ultime sedute dello scorso anno.

Partenza lanciata ed Eurostoxx50 che riesce a salire in mattinata fino a segnare il nuovo massimo post-pandemico a 3.610 e poi si ferma ad attendere la mossa di Wall Street.

L’apertura della seduta americana ha portato subito un gap rialzista che ha consentito a SP500 di migliorare a quota 3.767 il suo massimo storico, imitato dal Nasdaq100 che ha portato il suo record a 12.950. Record anche per Dow Jones, ma non per il Russell 2000 delle small cap, che ha suonato il primo campanello d’allarme.

Lo stato di grazia è durato infatti, letteralmente, un solo attimo, perché le vendite hanno preso subito il sopravvento, e la pioggia è diventata presto temporale. SP500 tra le 15:30 e le 18:15 è riuscito a perdere più di 100 punti,  quasi -3%, scendendo  al minimo di 3.663. Poi, lentamente, ha recuperato qualcosa, per andare a chiudere la seduta a quota 3.700 (-1,4%).

La debolezza imprevista americana ha convinto a vendere anche in Europa e i rialzi che in mattinata erano cospicui sono quasi completamente evaporati: +0,33% finale per Eurostoxx50 e saldi giornalieri simili per i principali indici dell’Eurozona.  

La candela giornaliera disegnata da SP500 è molto brutta e dipinge una figura di Engulfing ribassista, che spesso decreta l’inizio delle fasi correttive.

Oggi verificheremo pertanto se l’euforia, che ieri è sembrata scomparire, riuscirà ad assorbire prontamente il passo falso. Non è escluso, perché nei contesti euforici le correzioni si esauriscono in fretta. Se invece il tentativo di recupero non riuscirà a compiersi, possiamo ipotizzare un primo obiettivo della correzione in area 3.630, dove passa la Media Mobile a 50 sedute e successivamente l’area 3.500, dove c’è un supporto statico ed il 50% di ritracciamento del movimento compiuto da SP500 dai minimi del 30 ottobre ai massimi di ieri. Sarei molto sorpreso da discese più ampie.

Resta da capire il motivo di questo spavento. C’è chi attribuisce l’improvviso pessimismo alla recrudescenza della pandemia in USA ed alle nuove misure di lockdown che sono allo studio in Europa e Gran Bretagna. Ma, francamente, questa non mi sembra una novità.

Forse ha più senso cercare il motivo nella battaglia finale di Trump per non sloggiare dalla Casa Bianca. Una intercettazione telefonica pubblicata da Washington Post ha mostrato il suo tentativo di convincere il Segretario di Stato della Georgia a truccare i voti per cambiare l’esito. Per domani sono attese manifestazioni di protesta di massa dei suoi supporter, molti dei quali hanno l’abitudine di girare armati. Oggi avverrà il voto in Georgia per il ballottaggio di due seggi vacanti in Senato.

Se dovessero andare ai democratici Biden avrebbe la maggioranza di entrambi i rami del Congresso, e potrebbe attuare politiche fiscali più aggressive nei confronti delle grandi imprese quotate, cosa che Wall Street non gradisce.

Occorre perciò aspettare che questi nodi politici vengano al pettine. La mia visione è comunque che l’intonazione del mercato resti bullish. Se anche la correzione dovesse proseguire non mi aspetto alcuna inversione di tendenza di medio periodo. Il toro ha occupato la scena di Wall Street e potrà essere magari infastidito, ma non certo abbattuto tanto facilmente.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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