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IL BRINDISI CHE NON FINISCE MAI
04/01/2021 19:04

Non poteva forse andare diversamente. L’anno più strambo di tutta la storia dei mercati finanziari doveva finire con il brindisi e l’apoteosi finale da parte degli indici americani, che hanno cavalcato il corona-toro per quasi tutto l’anno.  

L’ultimo giorno del 2020 i mercati europei sono rimasti quasi tutti chiusi a chiedersi se nell’anno della pandemia il risultato annuale ottenuto dall’indice Eurostoxx50 (-5,14%) sia da considerarsi buono o cattivo. A prima vista verrebbe da rispondere “cattivo”, ma va considerato che l’economia reale, di cui i mercati azionari una volta erano il barometro, ha accusato un crollo che non si era mai visto dopo la seconda guerra mondiale. Secondo le stime più fresche, quelle dell’OCSE, arrivate in dicembre, il PIL 2020 dell’Eurozona dovrebbe chiudersi con un terrificante -7,5%, che è il peggior risultato tra tutte le macro-aree in cui viene suddivisa l’economia mondiale. La quale, comunque, non è che se la sia passata poi molto bene, dato che il mondo intero, nel suo complesso, dovrebbe accusare un calo del PIL stimato in -4,2%.

Un indice di borsa che perde meno del calo del PIL mostra un risultato che non può essere affatto definito deludente. Non dimentichiamo che il 16 marzo scorso, al culmine dello spavento per la pandemia da Coronavirus, la perdita provvisoria da inizio anno era del -38,5%. Essere riusciti a recuperare quasi tutto questo disastro ribassista appare un mezzo miracolo.

E’ vero che non tutti gli indici dei singoli paesi dell’Eurozona nel 2020 sono andati come il sintetico Eurostoxx50. Parecchi sono andati peggio: l’italiano FtseMib (-5,42%), il portoghese Psi (-6,06%), il francese Cac (-7,14%), il belga Bel (-8,47%), l’austriaco Atx (-12,76%), lo spagnolo Ibex (-15,45%). Ma qualcuno è andato anche assai meglio, a dimostrazione che l’Eurozona non è proprio omogenea come vorrebbero i grandi principi guida europeisti: l’irlandese Iseq (+2,69%), l’olandese Aex (+3,31%) e il Dax tedesco (+3,34%).

Il giudizio sul comportamento dell’azionario europeo sembra perciò orientarsi verso una moderata soddisfazione, a patto che non si volga lo sguardo in giro per il mondo.

Già, perché dappertutto ove si guardi, si vedono solo performance annuali positive, con le sole due eccezioni di Russia (-11% il suo Rts, per colpa dei titoli petroliferi) e Gran Bretagna (-15% il suo Ftse100, per colpa della Brexit).

I nuovi colossi economici (Brasile +1,1%, India +15,8%, Cina con Shanghai a +12,6% e Shenzen a +35,8%), il Giappone (+16%), la Corea (+35,8%) hanno segnato performance molto soddisfacenti, come i principali indici USA: Dow Jones +7,25%, SP500 +16,26%, Russell2000 delle small cap +18,9%. Il tecnologico Nasdaq100 ha approfittato della pandemia con una performance addirittura da capogiro: +47,58%.

Un anno così, durante la peggior recessione globale del dopoguerra, dimostra la totale disconnessione dei valori di Borsa dall’andamento dell’economia reale e certifica il galoppo dell’inflazione finanziaria provocata dall’enorme liquidità che si è riversata (ed ancora si riverserà nei prossimi mesi) nelle tasche di chi ne ha meno bisogno e, pertanto, affluisce euforicamente in borsa ad alimentare la corsa senza freni né decenza degli indici azionari.

Negli ultimi giorni del 2020 in USA è piovuto un carico di manna monetaria dal cielo che non ha eguali: dapprima il via libera allo stanziamento di 900 mld $ per il rinnovo del programma gli aiuti a disoccupati e piccole imprese. Unito a questo, nello stesso provvedimento votato dal Congresso, il via libera a finanziare con nuovo debito 1.400 mld $ di spesa pubblica. Poi, subito dopo Capodanno, ecco l’accordo bipartisan per varare un nuovo piano per rafforzare la difesa con una spesa militare aggiuntiva da 740 mld $.

Tutto debito che verrà finanziato dalla creazione di fiumi di moneta, che finiranno per allagare Wall Street e, con la salita del livello di liquidità, saliranno anche gli indici azionari.

Perciò non deve sorprendere se il 31 dicembre, ultima seduta dell’anno, dopo aver sonnecchiato per quasi tutto il tempo intorno alla parità, nell’ultima ora, con un’impennata di quasi un punto percentuale, SP500, il principale indice ed emblema di Wall Street, abbia brindato all’anno che se ne andava, ringraziandolo con l’ennesimo massimo storico finale a quota 3.760.

Che possiamo aspettarci per le prime sedute del 2021?

La risposta sembra facile, con tutta questa euforia, e converge verso un’attesa di ulteriore estensione del rialzo. L’inerzia prodotta dai regali monetari lavorerà a favore del toro, che potrà puntare al successivo obiettivo di quota 3.800 per SP500, che nei primi mesi del 2021 dovrebbe superare anche i 4.000 punti.

Un giorno qualcuno si accorgerà che nei prezzi ormai che molto più del valore economico delle imprese, misurato con la loro capacità di produrre utili futuri.

Ma, come abbiamo già visto in passato, ad esempio negli ultimi anno del secolo scorso e nei primi mesi del 2000, i mercati salgono confidando ciecamente che si troverà sempre qualcuno disposto a pagare di più quel che già oggi si sta strapagando.

E’ questa l’euforia, bellezza!

 

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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