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L'ABBRACCIO PERICOLOSO DELLE STREGHE
18/12/2020 09:30

Si è praticamente concluso ieri in tutto il mondo il quarto ed ultimo trimestre borsistico del 2020 per future ed opzioni su indici e azioni. Oggi avremo la liquidazione dei contratti nella seduta che a Wall Street è chiamata “il giorno delle 4 Streghe”. E’ una seduta molto particolare, influenzata dalla chiusura delle posizioni. In questa seduta, specialmente se molti contratti di opzione vengono esercitati, arrivano sul mercato molte operazioni di realizzo e spesso in queste circostanze si verificano inversioni di tendenza o almeno movimenti significativi di correzione.

Perciò è molto importante osservare come arrivano i mercati a questi appuntamenti. Se vi arrivano reduci da una volata direzionale piuttosto significativa e vi è un certo sbilanciamento tra opzioni call ed opzioni put in scadenza, il giorno delle streghe può effettivamente segnare un punto di svolta tecnico nei rapporti di forza tra compratori e venditori.

Per misurare il bilanciamento tra opzioni Put e Call si utilizza il “put/call ratio” cioè il rapporto tra il volume di contratti Put aperti ed il volume di contratti Call aperti. Il più importante mercato dei derivati azionari del mondo è quello americano, il CBOE, per cui il rapporto che interessa è quello calcolato su quel mercato.

Che cosa esprime questo rapporto? Il compratore di opzioni Put è tipicamente un investitore che le compra per proteggersi da un futuro calo, oppure uno speculatore che punta al ribasso. Invece il compratore di opzioni Call è un ottimista, che specula sul rialzo del titolo o dell’indice. Nelle fasi non molto direzionali dei mercati, quando l’umore è neutro, questo rapporto oscilla vicino a 0,6, che esprime il fatto che nella normalità il numero dei rialzisti è più alto di quello dei ribassisti. Nella maggior parte del tempo trascorso dai mercati azionari il rapporto sta effettivamente nei dintorni di 0,6.

Quando però il mercato esprime una divergenza significativa del rapporto put/call rispetto a questo valore “normale” significa che l’umore del mercato è eccessivamente pessimista (al di sopra di 0,6) o eccessivamente  euforico (al di sotto di 0,6). Guardiamo, come esempio di eccessivo pessimismo, che cosa capitò il 20 marzo, nel primo giorno delle streghe del 2020. Il mercato azionario in tutte le borse mondiali era reduce dal fortissimo calo prodotto dallo spavento pandemico ed arrivò alla scadenza di marzo in forte ipervenduto, con un rapporto put/call su valori elevatissimi, vicino a 1.

Significa che molte opzioni put erano aperte ed il giorno di scadenza queste opzioni sono state in gran parte esercitate. Perciò molti possessori di put hanno potuto vendere a prezzi superiori a quelli che quel giorno esprimeva il mercato  e la liquidità ottenuta ha potuto essere impiegata per ricomprare i titoli a prezzi più bassi. Il flusso dei venditori venne sopravanzato da quello dei compratori e la seduta successiva partì l’inversione rialzista, che è poi proseguita, ovviamente per altri motivi, fino ad oggi. Ma l’innesco della svolta avvenne nel giorno delle streghe.

Guardiamo che cosa successe nel giorno delle streghe di settembre, il 18. Il mercato era reduce dalla lunga cavalcata rialzista estiva che lo aveva portato ad entrare in settembre a livelli di euforia notevole, con un rapporto put/call molto basso, a 0,40. Ad inizio mese aveva dato un primo segnale di inversione, ma il giorno di scadenza tale rapporto era ancora inferiore alla normalità, a 0,5. Significa  che, sebbene molti possessori di call le avessero già chiuse in anticipo, ancora molti possessori di call avrebbero esercitato il diritto, trovandosi con titoli acquistati a prezzi inferiori a quelli correnti, che potevano essere subito venduti sul mercato per realizzare il guadagno della speculazione. Questo fatto condusse il mercato, dopo il giorno delle streghe, a proseguire la correzione ancora per qualche giorno, fino al 24 settembre.

A questo punto possiamo guardare a che punto siamo oggi, all’appuntamento con le streghe di dicembre.

Il rapporto put/call ratio vale 0,37, cioè estremamente più tirato in direzione dell’euforia rialzista di quanto fosse a inizio settembre. Significa che oggi molti possessori di opzioni Call le eserciteranno, ritrovandosi titoli con prezzi di carico più bassi di quelli che oggi i mercati mostrano. Perciò molti chiuderanno la speculazione vendendoli. Pare quindi probabile che oggi le vendite prendano il sopravvento sugli ordini di acquisto e il mercato, che arriva all’abbraccio con le streghe già piuttosto affaticato e con divergenze che denotano la scarsità di carburante nel serbatoio delle motivazioni,  potrebbe iniziare, oggi o lunedì, quella correzione che con pervicacia eroica ha rinviato finché ha potuto. Ed ha potuto fino ad oggi, perché ieri SP500 ha segnato un nuovo massimo storico, insieme all’immancabile Nasdaq100.

Aggiungiamo un ulteriore elemento di turbativa. Lunedì entrerà nel paniere di SP500, con un peso superiore al’1%, il titolo Tesla. Tutti gli ETF ed i gestori che vogliono replicare il benchmark del più importante indice mondiale dovranno fare spazio a Tesla vendendo altri titoli.

Insomma. Se tra oggi e lunedì la correzione del mercato azionario non partirà, ne sarei fortemente stupito. Significherebbe che sui mercati non c’è proprio più religione.

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