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MASSIMI STORICI E FALSE ROTTURE
04/12/2020 09:15

Dopo un mese scoppiettante e denso di record rialzisti come quello di novembre i mercati azionari europei si stanno prendendo una pausa in queste prime giornate di dicembre ed anche ieri hanno chiuso un po’ tutte in modesto calo. Poca roba, che comunque testimonia l’affaticamento accumulato nel rally sfrenato di novembre. Unica eccezione modestamente rialzista è stato l’indice italiano FtseMib (+0,16%), che nei giorni precedenti aveva sottoperformato e ieri ha approfittato della buona vena del settore bancario.

In USA invece tre dei 4 indici che seguiamo hanno segnato un moderato rialzo, con in testa l’indice della small cap Russell2000 (+0,52%), mentre il più importante (SP500), dopo aver anche ieri ritoccato (per ben due volte: nella prima e nell’ultima ora di contrattazione) di una manciata di punti il precedente record storico di martedì, portandolo a 3.683, nell’ultima mezz’ora è stato colpito da una gragnola di vendite che lo hanno fatto arretrare dal massimo appena segnato di quasi un punto percentuale e solo un rimbalzo degli ultimi 5 minuti ha contenuto le perdite al -0,06% finale.

Siccome per ben due volte ieri alla conquista di una vetta più alta è subito seguito un ruzzolone, intravvedo segnali di nervosismo da parte degli operatori, in stragrande maggioranza ormai posizionarti pienamente al rialzo, con una caterva di indicatori di eccesso stremati e che presentano divergenze ed urlano la necessità di una correzione.

Ma, come osservammo a fine agosto, la presenza massiccia di una speculazione minuta estremamente aggressiva e incontentabile (i cosiddetti RobinHood traders, a simboleggiare la folla di neofiti della speculazione che grazie al lockdown affollano le piattaforme di trading online a basso costo e bassa credibilità) ritarda il più possibile la resa dei conti e la correzione necessaria per smaltire gli eccessi e consentire nuovi impulsi che durino più dello spazio di poche ore e di pochi punti. Questo inizio di dicembre assomiglia sui mercati in modo impressionante all’inizio di settembre. Allora arrivò la prima pesante gamba ribassista (-10% circa) di una correzione che si esaurì solo due mesi dopo. Questa volta stiamo a vedere se ad uguali premesse succederà un diverso epilogo.

Ovviamente restano validi i paletti che ho riportato ieri a decodificare le intenzioni del mercato: impulso rialzista significativo solo al chiaro superamento di 3.700 punti; correzione significativa alla rottura del supporto di 3.594. Tra questi due livelli è posta l’area di decompressione degli eccessi, che non fornisce segnali direzionali.

Per chi si accontenta dei grafici il commento finisce qui.

Per chi invece si ostina a cercare le notizie che potrebbero aver determinato l’altalena di ieri dei mercati americani, mi dilungo ancora per qualche riga.

Le notizie positive non sono mancate. Innanzitutto il calo del dollaro che continua a favorire l’export e la competitività delle imprese USA, oltre che i profitti delle multinazionali che incassano all’estero e consolidano in dollari i profitti nei bilanci di gruppo. Inoltre è apparsa qualche dichiarazione da parte di McConnell e Pelosi, rispettivamente gli speaker congressuali di repubblicani e democratici, favorevole al raggiungimento di un accordo bipartisan per il piano di aiuti pandemici a disoccupati e piccole imprese.

Infine i dati pubblicati ieri sul sentiment dei manager del comparto servizi (l’indice ISM di novembre) ha mostrato un calo piuttosto contenuto rispetto al mese precedente e si posiziona ancora in territorio ben superiore a 50, prevedendo la continuazione della crescita. Analoga lettura era arrivata martedì scorso dall’ISM manifatturiero. I due dati mostrano perciò una resilienza formidabile dell’economia USA, almeno secondo la percezione dei manager. Qualche dubbio deriva dal campione di intervistati che rappresenta soprattutto le grandi imprese. Ho la sensazione che il sentiment dei piccoli imprenditori sia assai meno roseo. Oggi verificheremo la creazione di posti di lavoro in novembre, prevista di dimensioni inferiori a quella dei mesi precedenti.

Le notizie negative, che hanno probabilmente spinto le prese di beneficio che si sono viste ieri, derivano dalla nuova impennata dei contagi, tornati oltre 218.000, e dei decessi (quasi 3.000), mentre i ricoveri in ospedale in questa terza ondata di contagio hanno raggiunto livelli quasi doppi di quelli che si videro nelle due precedenti ondate primaverile ed estiva.

E, dulcis (anzi, amarum) in fundo, nell’ultima mezz’ora è arrivata la notizia che Pfizer ha problemi di consegne dei vaccini e non riuscirà a fornire tutte le dosi promesse per l’anno in corso.

La corsa alla vaccinazione di massa, pertanto rallenta il passo.

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