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LA STANCHEZZA BLOCCA IL TORO. L'OTTIMISMO FERMA L'ORSO
03/12/2020 09:15

Ieri avrebbe dovuto essere una giornata decisiva per capire se i mercati azionari avevano intenzione di proseguire il rally di fine anno fin da subito, oppure prendersi una pausa correttiva, magari anche solo di qualche giorno e per pochi punti percentuali.

Invece, nonostante un inizio di seduta un po’ incerto in Europa ed un tuffo sul supporto di 3.500 punti da parte di Eurostoxx50 nel primo pomeriggio, la seduta europea è stata quasi completamente raddrizzata dal fatto che Wall Street, che sembrava anch’essa correggere un po’ all’inizio della sua seduta, è riuscita a recuperare. Perciò tutte le chiusure dei mercati europei sono state o positive (soprattutto Spagna e Portogallo) o solo leggermente negative, mentre Wall Street ha chiuso in sostanziale pareggio sui suoi principali indici, mostrando di essere un po’ stanca per continuare a salire fin da subito, ma ancora troppo fiduciosa per correggere in modo evidente.

I motivi della stanchezza vanno ricondotti alla tanta strada percorsa in novembre ed al posizionamento degli operatori che rivela un ottimismo già a livelli record, che è difficile battere ulteriormente.

Il Vix sulle opzioni SP500, che misura la paura di calo dell’indice nel prossimo futuro ha realizzato nei giorni scorsi il suo minimo post-pandemico sotto quota 20. Inoltre il rapporto tra opzioni Put e Call sul mercato azionario ha raggiunto martedì scorso il valore di 0,37. Significa che per ogni opzione Put protettiva comprata ci sono quasi 3 opzioni Call speculative rialziste acquistate. Ieri il valore è risalito a 0,40. Ricordo che il livello 0,37 è il minimo raggiunto nel 2020, ed è già stato toccato quest’anno due volte prima di martedì: la prima volta l’8 giugno e la seconda il 9 Novembre (il giorno del vaccino). In entrambi questi due precedenti l’indice effettuò successivamente una correzione di almeno alcuni giorni.

Ma stavolta la correzione stavolta tarda a manifestarsi poiché ci sono ancora molti stuzzicanti scenari che convincono la massa dei nuovi trader da lockdown a non togliere il piede dall’acceleratore.

Il primo è quello dei vaccini. La notizia di ieri è stata che Pfizer ha ottenuto la prima autorizzazione all’uso del suo vaccino in Gran Bretagna, e la prossima settimana cominceranno le prime inoculazioni. Gli esperti stanno disegnando scenari di possibili autorizzazioni in USA per Pfizer e Moderna entro la prima metà di dicembre, mentre in Europa lo scenario è per gennaio. Per la vaccinazione di massa che possa creare l’immunità di gregge le previsioni che vanno per la maggiore parlano della seconda metà del 2021. Sempre che la gente voglia farsi vaccinare.

Il secondo elemento euforico è legato al fatto che finalmente sembra che Trump si stia preparando al trasloco. Tutti gli stati USA hanno ormai certificato la vittoria di Biden e persino il suo fedelissimo Ministro della Giustizia William Barr ha ammesso che non ci sono prove di brogli evidenti, spazzando via, di fatto, le residue speranze di Trump di vincere a tavolino la partita elettorale.

Alcune indiscrezioni di stampa vogliono il grande comunicatore ormai intento a pensare più agli “affetti” che alla amministrazione. E’ circolata voce che a pochi giorni dalla fine del mandato si stia dedicando alla prerogativa particolarmente curata dai presidenti quando arrivano alla frutta del loro mandato: le grazie. Pare che si stia dando da fare a distribuirle agli amici in difficoltà giudiziaria e addirittura stia cercando di inventare una sorta di “grazia preventiva” da regalare ai propri 3 figli ed al marito della figlia Ivanka.

E’ ovvio che la rassegnazione al trasloco da parte di Trump favorirebbe il raggiungimento di quell’accordo bipartisan per rinnovare il maxi-piano di aiuti pandemici a disoccupati e piccole imprese che scade il 26 dicembre.

A dare un certo sostegno all’azionario è anche l’evidente calo del dollaro, che nei giorni scorsi ha perso notevolmente quota rispetto ai fasti del passato. Il cambio euro/dollaro, che da settembre per tre mesi ha oscillato tra 1,16 e 1,19, in un estenuante trading range, venerdì scorso ha rotto gli indugi e con un potente impulso è arrivato ieri a superare 1,21, dando oltretutto un forte segnale di inversione di lungo periodo, che potrebbe decretare una fase di forza per la moneta europea e di notevole debolezza per quella americana. Faccio notare che anche il Dollar Index, cioè l’indice che misura la forza della moneta USA rispetto ad un paniere delle principali valute internazionali, ha rotto nei giorni scorsi il supporto di quota 92 e viaggia al ribasso verso i minimi realizzati nel lontano febbraio 2018 a quota 88,15, che sembrano rappresentare il primo obiettivo di questo impulso ribassista.

Svalutazione del dollaro significa maggior competitività per le aziende USA e plusvalenze da cambio per quelle, e sono molte, che fanno gli utili all’estero.

Questa situazione di stanco ottimismo ingessa i mercati.

Restano perciò validi i livelli da monitorare anche oggi, che sono quelli indicati ieri per il future SP500 e che oggi indico per l’indice.

Una rottura convinta dei recenti massimi storici di martedì (3.678) con il superamento di 3.700 punti da parte di SP500 darebbe l’adrenalina per un altro balzo impulsivo rialzista immediato. Invece la perdita di momentum e la rottura del supporto di 3.594 aprirebbe le porte a quella correzione che per ora è stata rinviata oltre ogni limite.

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