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SOLO UN PO' DI REBALANCING?
01/12/2020 09:15

Avevo ipotizzato ieri che avremmo potuto assistere ad un’ultima seduta del mese correttiva. E così è stato. Poco in USA, un po’ di più in Europa, che del resto aveva assai più da correggere degli indici USA.

La correzione era dovuta non solo perché dall’economia reale non giungono affatto segnali rassicuranti sullo stato del ciclo economico. Anzi, sono giorni che arrivano segnali di rallentamento abbastanza forte a causa delle misure restrittive attuate dai paesi europei e da quasi tutti gli stati USA. Sono lockdown assai più chirurgici di quelli che abbiamo visto in primavera, che causarono un vero e proprio crollo del PIL in tutto il mondo nel secondo trimestre. Ma sono abbastanza rilevanti da danneggiare in modo sostanziale la ripresa, avviata con grande entusiasmo in estate e subito strozzata dalla seconda ondata di contagi Covid (la terza per gli USA).

Nonostante le preoccupazioni per l’economia reale i mercati si sono lanciati in Novembre a scontare al galoppo le rosee prospettive sui vaccini, proiettandosi avanti di almeno 6 mesi, perché questo tempo ci vorrà realisticamente per vedere vaccinazioni non solo simboliche e soprattutto efficaci a spegnere l’aggressività del Corona-virus.

Novembre, terminato ieri, è stato perciò per l’azionario un mese record, ed ora abbiamo i saldi mensili definitivi. In USA i tre indici più seguiti hanno avuto una performance simile ed a doppia cifra: SP500 ha fatto +10,8%, il tecnologico Nasdaq100 +11%, il Dow Jones +11,8%. Ma l’indice Russell2000 delle small cap li ha battuti alla grande con +18,2%.

L’Europa ha fatto ancora meglio: l’indice Eurostoxx50, che rappresenta l’azionario dell’area euro nel suo complesso, ha realizzato +18,1%, ma il Cac40 francese (+20,1%), il FtseMib italiano (+22,9%) e soprattutto l’Ibex35 spagnolo (+25,2%) lo hanno battuto, mentre il Dax tedesco (+15%) è stato in coda al gruppo.   

Quasi tutti questi indici hanno messo a segno il miglior rialzo mensile della loro storia o almeno degli ultimi decenni.

Perciò una certa dose di prese di beneficio nell’ultimo giorno del mese, per portare a casa il risultato, era da mettere in conto.

Ma a questo si aggiunge l’effetto “rebalancing”, cioè quelle sistemazioni di portafoglio che fanno a fine mese o all’inizio del successivo i gestori di fondi e di linee patrimoniali per riportare il peso percentuale dei vari titoli in portafoglio al loro valore ideale. Si vendono un po’ di titoli che sono saliti molto e che quindi, per colpa del rialzo della quotazione, appaiono sovrappesati in portafoglio e si comprano quelli che sono scesi. La stessa cosa i fondi “bilanciati” la fanno a livello di “asset class”, cioè obbligazionario ed azionario. Se l’azionario è salito e l’obbligazionario è sceso, per mantenere il bilanciamento ideale si vende qualche azione e si compra qualche bond. Viceversa se il movimento è stato favorevole all’obbligazionario e sfavorevole all’azionario.

Quando ci sono mesi record, come quello di novembre, con grandi rialzi nell’azionario e stabilità nell’obbligazionario, i fondi bilanciati si trovano fortemente sovrappesati di azioni rispetto ai bond. Pertanto debbono vendere quantitativi non simbolici di azioni e comprare un po’ di bond. Il contrario di quanto capitò a fine marzo, quando le azioni subirono un tracollo, mentre i bond salirono alla grande. In quel caso vendettero bond per comprare azioni. Infatti aprile vide un forte rimbalzo dell’azionario ed una stabilizzazione dei prezzi dei bond.  

Perciò ieri abbiamo avuto già qualche ribilanciamento, che ha causato un calo generalizzato dei listini occidentali. Probabilmente non è un caso che chi ha corretto di più ieri sia stato chi era salito di più nei 29 giorni precedenti di novembre.

In Europa Eurostoxx50 (-1%) sta al centro della classifica, come si conviene ad un indice che fotografa la media dell’area euro. Ma gli indici di Francia (-1,42%), Spagna (-1,39%) ed Italia (-1,30%) hanno fatto peggio. Invece il Dax tedesco ha fatto meno peggio (-0,33%).

Anche in USA stessa solfa: ha corretto di più (-1,97%) il Russell2000, mentre meno peggio hanno fatto Dow Jones (-0,91%) e SP500 (-0,46%). Il Nasdaq100, che beneficia dei regali natalizi tecnologici, è riuscito addirittura a segnare un piccolo segno positivo (+0,08%).

La domanda, ovvia, oggi è: tutto finito? Si può ripartire al rialzo?

Tutto è possibile. Anzi, dato che Wall Street ieri ha recuperato molto delle perdite iniziali e l’Asia, su cui c’era assai poco da ribilanciare, questa notte ha segnato rialzi diffusi sopra il punto percentuale, un tentativo immediato di rimbalzo è anche probabile.

Però la correzione attuata ieri è poca cosa rispetto al dovuto per ripulire i mercati. Se gli indici occidentali vorranno ritentare l’attacco al cielo dei massimi storici (o dell’anno, per quelli europei) fin da subito, rischiano, come Icaro, di bruciarsi le ali. Se il tentativo fallirà verranno realizzate magari  figure di inversione più complesse della Barra Outside che ieri ci ha fatto vedere Eurostoxx50 o dell’Hammer ribassista che ci ha fatto vedere il Dax, ma anche in grado di sviluppare una maggior forza correttiva.

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