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ASPETTANDO WALL STREET
27/11/2020 09:00

Come è stato facile prevedere, la Festa americana del Ringraziamento ha concesso una giornata libera anche a molti operatori in giro per il mondo, mentre gli istituzionali hanno potuto prendersi un giorno di vacanza, lasciando solo poche sentinelle a presidiare i mercati.

Perciò la seduta di ieri può essere raccontata in fretta, con le borse asiatiche ed europee che hanno  effettuato piccoli movimenti, improntati a stabilità per gli indici di Cina ed Europa e con solo qualche lieve fremito direzionale in Giappone (al rialzo) ed in Italia e Spagna (al ribasso, per colpa di un po’ di correzione degli enormi eccessi nel settore bancario).

E’ possibile che oggi si veda un po’ di movimento in più, dato che la giornata di Wall Street non sarà più  festiva, ma attuerà un orario ridotto di mezza seduta. Non mi aspetto comunque movimenti significativi neppure oggi.

Sarà invece interessante osservare il movimento di persone nei grandi magazzini americani. Questo è il primo Black Friday in stato di lockdown (speriamo che sia anche l’ultimo) e certamente peserà sui conti del settore della grande distribuzione, che nel periodo che va dal Black Friday a Natale effettua il 70% del suo fatturato. Occorre misurare quanto incideranno le restrizioni.

In Europa il rito della partenza della corsa agli acquisti natalizi nell’ultimo venerdì di novembre è meno diffuso, anche se la continua imitazione del modello di vita americano, grazie ai messaggi mediatici, lo ha esteso. Da noi gli acquisti avvengono in modo più diluito ed a ridosso del Natale, ma le restrizioni incideranno anche sulle spese europee ed in particolare penalizzeranno molti dei consumi vacanzieri tipici delle feste natalizie.

Si infittiscono i segnali di preoccupazione per la cosiddetta “double dip” congiunturale. Ieri sono stati pubblicati i verbali dell’ultima riunione della BCE, avvenuta il 29 ottobre, che hanno seguito l’analogo documento della FED, pubblicato mercoledì sera e relativo al verbale dell’ultima riunione del 5 novembre scorso. Entrambi hanno rimarcato una certa preoccupazione, maggiore in Europa, sugli effetti delle restrizioni anti-Covid. In casa BCE il timore di un nuovo trimestre con caduta significativa del PIL è molto elevato, tanto da annunciare l’arrivo, con la riunione prossima del 10 dicembre, di una “rimodulazione” degli strumenti messi in campo per sostenere l’economia. Il termine è ambiguo, ma credo che voglia preparare ad un’ulteriore aumento del getto monetario dalle pompe BCE.

Meno drastica la FED, che si è limitata a rilevare preoccupazioni un po’ più generiche ed il timore di importare debolezza dall’Europa. Anche qui, seppure si sia affermato che la liquidità pare adeguata, si è espressa disponibilità a estenderla in caso di bisogno. E si è invitato il governo a rinnovare i programmi di sostegno federale all’economia. Sappiamo che dopo la riunione FOMC, invece, il Segretario al Tesoro Mnuchin ha smantellato la maggior parte dei piani che coinvolgono la FED, sottraendo circa 500 miliardi non ancora utilizzati alla disponibilità della Banca Centrale, per chiuderli in una sorta di fondo-cassaforte, che per essere utilizzato necessiterà dell’approvazione del Congresso. Questo gesto è anche un brutto scherzo d’addio per la futura amministrazione, che non ne potrà disporre liberamente. Deduco perciò che anche la FED si stia preparando ad un regalo di Natale di nuova liquidità da presentare nella prossima riunione del 16 Dicembre.

I mercati perciò riceveranno nuova linfa speculativa il prossimo mese, che andrà a compensare le notizie dell’economia reale che saranno, verosimilmente, piuttosto brutte.

Una sorta di ripetizione, in piccolo, di quel che successe a marzo, e che causò il rally dei mercati.

Questa volta il rally è già iniziato in anticipo e si trova ora un po’ affaticato e con la necessità di scaricare gli eccessi molto evidenti soprattutto sugli indici europei.

Dovrebbe essere il compito dei prossimi giorni, per ripulire il campo dalla troppa euforia e preparare il terreno per la prossima gamba rialzista di fine anno.

Senza Wall Street nessuno osa correggere più di tanto. Ieri l’azionario è rimasto quasi immobile. Qualche segnale premonitore di correzione è invece venuto dal mondo delle criptovalute, che nei mesi di ottobre e novembre hanno vissuto un momento di forte speculazione rialzista, andando a soppiantare nell’immaginario collettivo il ruolo dell’oro come bene rifugio. Il mitico Bitcoin, dal primo giorno di ottobre al 24 novembre, ha messo su un rialzo del +83% arrivando alla quotazione di 19.349 dollari, ad un soffio dai massimi storici di 19.891 dollari dell’ormai lontano 17 dicembre 2017. Ma tra mercoledì e ieri ha subito un crollo fino a 16.592, cioè -14,25% in due sedute.

Vedremo oggi se continuerà la caduta. E forse lunedì vedremo un po’ di calo anche sugli indici azionari, causato dalle prese di beneficio di fine mese. Un mese spettacolare, non dimentichiamolo.

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