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L'INTRALCIO PRESIDENZIALE
24/11/2020 09:15

Qualche giorno fa avevo definito il momento di pausa attraversato dai mercati come una possibile fase di consolidamento per rifiatare e tentare un nuovo allungo.

Ma il protrarsi della fermata a box induce a ritenere che il mercato abbia perso parecchia della convinzione che aveva nella prima parte di novembre e si voglia prendere un po’ più di tempo per fare la prossima mossa direzionale. Proviamo infatti a dare un’occhiata al future di SP500, che protrae l’orario di contrattazione al CME di Chicago per ben per 23 ore al giorno, e pertanto incorpora nei prezzi anche i venti che provengono dall’Asia e dall’Europa, mentre in America è sera o notte. Osserviamo che la forma triangolare del suo andamento sul grafico daily, a partire dal 9 Novembre, il giorno del primo vaccino, si sta allungando sempre più. Il lato inferiore del triangolo unisce alla perfezione ben 5 minimi delle 10 sedute vissute a partire dal 10 novembre. L’ultimo minimo che ha toccato alla perfezione la trendline rialzista che identifica questo lato inferiore è stato realizzato  proprio ieri, e da lì, per l’ennesima volta, il mercato ha rimbalzato.

E’ un evidente segno di resilienza, che dimostra che le discese, seppur blande, vengono ancora considerate occasioni d’acquisto. Però non possiamo ignorare il comportamento che il mercato ha quando arriva a testare il lato superiore. Questo è identificato dalla trendline che unisce il massimo del 9 novembre ed i massimi delle prime tre sedute della scorsa settimana. Finora quella barriera ha sempre respinto il mercato, segno che pare scemata quell’euforia che aveva prodotto la forte arrampicata delle prime 6 sedute di novembre.

Si fa sentire la coltre di incertezza che Trump ha steso sull’umore dei mercati. La sua tenacia nello sbarrare la porta della Casa Bianca al suo successore e l’ostinazione nel mettergli i bastoni fra le ruote in ogni modo possibile, sta pesando. Intendiamoci: i mercati sono assolutamente convinti che prima o poi la questione si risolverà, ma i fatti dimostrano che Trump vuole trascinarla verso un “poi” più lontano possibile. Ed il fatto che non accetti il risultato elettorale e continui a cercare scappatoie per annullare milioni di voti che tutti i tribunali finora hanno considerato validi, potrebbe convincere qualche frangia dei suoi sostenitori, i più bulli ed armati fino ai denti, a passare alle vie di fatto.

Perciò pare quasi che gli investitori, prima di entrare in massa ed aprire i festeggiamenti, vogliano attendere che l’intralcio istituzionale si tolga dai piedi, perché temono colpi di coda da parte del rissoso e permaloso inquilino della Casa Bianca. Un po’ come capita talvolta negli sfratti esecutivi, in cui l’inquilino prima di andarsene di malavoglia, procura un po’ di danni all’abitazione, per vendicarsi.

Non dovrebbero volerci ormai troppi giorni a risolvere la spinosa vicenda, perché le complicate e spesso lacunose norme che regolano la transizione dei poteri tra presidente uscente e neo-eletto prevedono che tutte le beghe in tribunale debbano essere risolte entro l’8 dicembre. Ma i giorni che mancano a quella data potrebbero ancora riservare sorprese non gradevoli, e comunque lo stallo rallenta tutte le trattative bipartisan per rinnovare i sussidi a disoccupati e piccole imprese entro fine anno per impedire fallimenti a catena a gennaio.

Non ho fatto cenno finora all’ennesimo vaccino che per il terzo lunedì consecutivo ha occupato i telegiornali. Si tratta di quello di AstraZeneca, di cui finalmente sono stati comunicati i risultati preliminari della sperimentazione. L’efficacia media è del 70%, che in confronto a quella dei vaccini di Pfizer e Moderna, che superano il 90%, pare abbastanza modesta. Per questo motivo il mercato ieri dopo la notizia non ha festeggiato granchè. Di positivo c’è che il costo di produzione è inferiore e la capacità produttiva supererebbe i 3 miliardi di dosi nel 2021. La mia sensazione è che questo vaccino, se sarà approvato, dato che qualcuno presenta perplessità sulla veridicità della comunicazione, andrà ad occupare una posizione nella “Serie B” dei vaccini e troverà largo impiego nei paesi poveri. Chi può permetterselo sceglierà certamente quello di Pfizer o di Moderna.

La seduta di ieri ha perciò alternato scivolate e recuperi, con la prima parte della seduta di Wall Street a segnare i minimi e spingere i mercati europei a restituire tutta la positività che avevano mostrato in mattinata. Eurostoxx50 ha chiuso a -0,13%, dopo aver segnato nuovi massimi relativi oltre i 3.500 punti nella prima ora di attività.

Nella seconda parte della seduta americana si è assistito al già citato rimbalzo, aiutato da voci che davano come probabile Segretario al Tesoro, cioè ministro dell’Economia, nientemeno che Janet Yellen, la mitica nonna Yellen, che fu presidente della FED prima di Powell e che, almeno, garantirà buoni rapporti con la FED. A trascinarlo è stata la old economy, molto pimpante col Dow Jones (+1,12%) e soprattutto con le small cap del Russell2000 (+1,89%), che hanno dato l’esempio, colto solo in parte dal più svogliato SP500 (+0,56%) e per niente dal Nasdaq100 (-0,04%).

Tutto questo è avvenuto sempre all’interno del triangolo disegnato sul future SP500, che sta ormai stringendosi sempre più, man mano che il tempo sta portando le quotazioni verso il vertice.

Oggi assisteremo perciò all’attacco al lato superiore, che passa dalle parti di 3.600 punti. Se fallirà i mercati si trascineranno stancamente alla Festa del Ringraziamento.

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