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LA GARA 1 DELLA FINALE
30/09/2020 09:00

Il calendario propone in USA l’inusuale concomitanza tra le 7 sfide della finale per il titolo NBA di basket, uno degli eventi clou dell’anno per gli americani, e le 3 sfide televisive tra i candidati alle elezioni presidenziali. Questa sera (nella notte per noi europei) andrà in scena la gara 1 della finale NBA tra Los Angeles Lakers e Miami Heat. Nella notte passata si è invece svolta la gara 1 televisiva,  tra Trump e Biden per illuminare le scelte elettorali degli americani.

I mercati attendevano con una certa ansia l’evento, tifando, come succede quasi sempre, per il Presidente uscente, che ha fatto molti regali a Wall Street nei 4 anni del suo primo mandato.

Sappiamo però che i mercati hanno una spiccata vocazione alla prostituzione, e ci metteranno poche ore a saltare sul carro del vincitore, qualora stavolta Trump dovesse perdere.

Lo abbiamo visto 4 anni fa, quando Trump, sfidante e sfavorito dai sondaggi, vinse a sorpresa contro Hillary Clinton, la candidata democratica a prendere il posto del collega di partito Obama alla Casa Bianca. Hillary era la preferita dall’establishment finanziario americano, sia perché garantiva la stabilità politica, che sempre i mercati apprezzano, sia perché la finanza USA temeva gli strali contro Wall Street e contro le banche lanciati per tutta la campagna elettorale dal bizzarro ed irascibile magnate dai capelli arancione. In quel frangente, constatata la sorprendente vittoria di Trump, la disperazione dei mercati durò meno di 6 ore ed il tuffo ribassista diventò rapidamente rialzo esuberante, grazie al trasformismo dei grandi gestori di fondi, che ci misero assai poco a capire che un conto è quel che si dice in campagna elettorale ed un altro quel che si fa da Presidente, e che, comunque, conviene sempre saltare sul carro del vincitore. Trump, per chi se l’è scordato, dopo aver abbaiato per tutta la campagna elettorale contro le banche e contro Wall Street, le ringraziò nominando un ex banchiere di Goldman Sachs come Segretario di Stato ed abolendo, col suo primo ordine di servizio, molte delle regole introdotte da Obama per impedire alle banche d’affari di manipolare i mercati a danno dei risparmiatori.

Ora lasciamo da parte la storia ed occupiamoci della cronaca. Chi ha visto la sfida televisiva tra i due candidati deve aver avuto più volte l’impressione di aver sbagliato canale ed essere finito su una di quelle stupidissime reti tv che trasmettono gli incontri di Wrestling, dove due energumeni fingono di darsele di santa ragione.

Per 96 minuti è stato un rincorrersi di insulti, risse verbali, accuse di falsità e continue interruzioni, come mai era accaduto in un dibattito presidenziale negli Stati Uniti. Molti osservatori lo hanno definito il peggior dibattito della storia. E’ stato proprio Trump a “buttarla in caciara”, come si dice da noi, per cercare di innervosire Biden, che, non dimentichiamolo, al momento è in testa nei sondaggi, per quel che contano.

I mercati hanno atteso la sfida in fiduciosa attesa. La seduta di ieri, poco movimentata come si addice alla vigilia di un evento importante, si era conclusa con un moderato ribasso, sia sugli indici europei che su quelli americani, dopo l’esaltante rally rialzista del giorno precedente. Però i future su SP500 nella notte segnalavano una notevole ansia di vedere Trump galvanizzare i suoi fan con una prestazione televisiva da navigato imbonitore. Infatti hanno recuperato il terreno perso di giorno e si sono sistemati sui massimi di lunedì ad attendere lo show politico.

La zuffa verbale però deve aver deluso parecchio gli operatori. Credo che, in particolare, non li abbia tanto delusi l’atteggiamento rissoso ed indisciplinato di Trump. Lo conoscono già e sanno che metà dell’America lo odia per questo suo carattere, ma l’altra metà lo ama per lo stesso motivo.

Quel che ha spinto a premere il tasto sul pulsante “sell” delle piattaforme di trading è stata la esplicita previsione di Trump che i tempi per conoscere l’esito potrebbero essere molto lunghi. Inoltre, mentre Biden si è impegnato a riconoscere l’esito del voto, Trump non lo ha fatto, ammettendo, da un lato, di temerlo e, dall’altro, di avere intenzione di ostacolare il processo istituzionale di avvicendamento del Presidente.

Questa eventualità è quella che spaventa maggiormente i mercati, assai più dell’arrivo di Biden, che ha promesso di aumentare le tasse sulle fasce più ricche. Sanno che poi anche lui, da Presidente, dovrà vedersela con le lobby che gli faranno vedere il mare che si pone in mezzo tra il dire ed il fare. Ma lo stallo amministrativo prolungato non lo vogliono proprio perché, con il coronavirus che continua a seminare morti e caos nella sanità,  la peggiore recessione del dopoguerra, milioni di americani che sopravvive grazie a sussidi di disoccupazione, che debbono essere rapidamente rinnovati, e molte migliaia di imprese piccole e medie sull’orlo del fallimento, l’amministrazione deve continuare a funzionare al massimo livello di efficienza possibile. Se così non sarà temono un terribile colpo da K.O. anche all’incrollabile ottimismo di Wall Street.

Perciò i future si sono inabissati fin sotto quota 3.300 e sperano che oggi arrivi qualche dichiarazione un po’ più rassicurante da parte di Trump sulla sua correttezza istituzionale.

Per quel che può valere, da parte del massimo esponente della filosofia del “qui lo dico e qui lo nego”.

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