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I MERCATI VOGLIONO DI PIU' DALLA FED
17/09/2020 09:15

La seduta di ieri sui mercati azionari non ha avuto sostanzialmente nulla da dire in Europa e, fino alle 20, neanche in USA. L’attesa per l’appuntamento FED ha paralizzato compratori e venditori, per cui gli indici europei si sono trascinati in noiosa parità per tutta la seduta, come spesso capita quando la FED monopolizza l’attenzione, ed anche il principale indice azionario USA, SP500, ha atteso, con poche oscillazioni intorno alla parità, che arrivassero le 20.

A quell’ora si è vista tutta la volatilità della seduta. Appena uscita la parte scritta delle comunicazioni gli indici, pur senza eccessivo entusiasmo, hanno l’aggiornamento delle previsioni economiche della FED, che ha rivisto in meglio quelle rilasciate a giugno. La crescita USA per il  2020 (in questo caso il termine crescita è un eufemismo, dato che quest’anno è di recessione) è stata rivista in meglio: dal -6,5% stimato a giugno ora si parla “solo” di un -3,7%. Il che significa che la FED si aspetta un corposo recupero sia nel presente trimestre che nel quarto di quest’anno, grazie soprattutto all’edilizia ed agli investimenti privati. In compenso, è ovvio, l’aver ipotizzato l’aumento della velocità di ripresa già nella seconda parte di quest’anno ha portato a ridurre il ritmo atteso nel 2021 (+4%, decisamente meno del +5,5% previsto a giugno) e del 2022 (+3% contro il +4% stimato a giugno).

Nonostante l’ottimismo sulla ripresa, nel frattempo è stata confermata la politica monetaria espansiva fino a quando l’inflazione non sarà stabilmente al di sopra del 2% per un po’ di tempo, verosimilmente almeno fino a tutto il 2023. Perciò immutati rimarranno fino ad allora i tassi ufficiali appena sopra lo zero. L’attuale ritmo di acquisto diretto di titoli sui mercati (il cosiddetto QE illimity) verrà mantenuto per “garantire il corretto funzionamento dei mercati finanziari”, in ossequio al nuovo obiettivo primario che la FED si è data ad agosto, in aggiunta a quelli storici dell’occupazione e della stabilità dei prezzi. Gli acquisti di titoli perciò proseguiranno con 80 miliardi di $ al mese di Treasury Bond e 40 mld$ al mese di MBS, cioè obbligazioni costruite sui mutui.

Faccio notare, se le parole hanno un senso, che quel che è successo in estate viene considerato “corretto funzionamento dei mercati finanziari” e la conferma degli stimoli monetari dovrà garantirlo anche per il futuro. Per la FED,  quindi, indici azionari USA che sparano un rally impressionante e stracciano i massimi storici, in presenza di una recessione di portata mai vista nel dopoguerra e di un calo degli utili societari del paniere di titoli dell’indice SP500 previsto per quest’anno nell’ordine del -30% rispetto alle stime pre-Covid, significa “corretto funzionamento”(!!!).

Ha ragione Powell, nella successiva conferenza stampa, a definire “potente” questa “forward guidance” (traduzione: le intenzioni FED per il futuro). Per di più, ha persino ribadito ancora una volta che essa potrà essere addirittura rivista in senso ancor più espansivo in caso di necessità.

Personalmente io considero il comportamento della FED addirittura demenziale per la manipolazione dei mercati che genera e per l’azzardo morale che incentiva negli operatori, con effetti di lungo periodo che saranno devastanti. Paragonabili a quelli che si avrebbero sull’equilibrio psico-fisico di un tossicodipendente a cui si aumentino le dosi di cocaina.

Eppure SP500 (il tossico) ha esultato solo per mezz’ora, tentando la rottura della resistenza indicata ieri (3.425). Alle 20,30 circa ha fatto il massimo di giornata a 3.429, ma in un attimo ha svoltato al ribasso, per allontanarsi di circa un punto percentuale dalla resistenza ed atterrare a fine seduta con un saldo di giornata negativo (-0,46%). Siccome Nasdaq100 ha chiuso decisamente peggio (-1,67%), si comprende che le decise prese di beneficio sono partite dai tecnologici, che da tempo hanno in mano il volante anche dell’indice SP500.

Perché il tono rassicurante di Powell non è bastato a spingere i mercati USA oltre la resistenza? Qui occorre ricorrere a ragioni comportamentali. Le belle parole di Powell sono state benigne, ma non sorprendenti. Tutti se le aspettavano. E’ certo che il mood da vecchio zio che porta solo regali e dà sempre ragione, che Powell ha vestito con lo scoppio della pandemia, ha provocato il rally estivo. E’ probabile che la ripetizione del cliché anche ieri fosse prevista dagli operatori, che l’hanno messa nei prezzi col rimbalzo delle prime due sedute della settimana. Ieri la conferma delle attese può aver stimolato il classico “sell the news”, che segue molto spesso il “Buy the rumors”.

Ora le prese di beneficio dovrebbero aver concluso la pausa di consolidamento della correzione, che dovrebbe essere libera di svilupparsi al ribasso per raggiungere gli obiettivi che ho indicato nei giorni scorsi. Cioè almeno l’area 3.200 di SP500. La conferma di questa ipotesi la avremo alla rottura del minimo di venerdì scorso (3.310), che pare abbastanza probabile e potrebbe arrivare anche oggi.

Il mercato sembra credere che l’attuale ritmo di stimolo monetario non basti a ripristinare il rally rialzista. C’è bisogno che Powell aumenti la dose. Per convincerlo non c’è altro da fare che scendere ancora. L’accentuarsi della correzione metterà a Powell la paura che i mercati si avvitino di nuovo e lo convincerà ad aumentare la dose di coca-money, così i mercati ripristineranno il rally e tornerà la nuova normalità drogata. Powell è chiuso all’angolo e non potrà sottrarsi. Alla faccia del’indipendenza della FED.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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