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LA FED PREDICA BENE MA RAZZOLA MALE?
16/09/2020 09:00

Se la settimana in corso è iniziata lunedì con un rimbalzo dei mercati azionari USA, dopo le due settimane di ribasso precedenti, ieri ne abbiamo visto la continuazione, grazie a buoni dati macroeconomici cinesi sulla produzione industriale e favorevoli attese per la ripresa dell’economia tedesca trasmesse dall’indice ZEW, ai massimi dal 2000. Non è mancato il quasi quotidiano lancio pubblicitario da parte di Trump sul vaccino anti-Covid, ormai atteso “a settimane”, mentre intanto Putin ha promesso l’invio di milioni di dosi del suo ai bielorussi, che saranno obbligati dal dittatore Lukashenko anche a fare da cavie per l’esperimento dei russi.

Tutto ciò ha creato un ambiente favorevole all’estensione del rimbalzo, che ha portato l’indice SP500 fin dove poteva arrivare senza cambiare il contesto correttivo.

Come ho scritto nel commento di ieri mattina, il livello di 3.425 punti, realizzato il 9 e 10 settembre, rappresenta “un pivot decisivo per interpretare le oscillazioni dell’indice. Solo lo sfondamento rialzista impulsivo di questo livello indicherà l’avvenuta inversione e la probabile fine della correzione in atto.”

Ieri il massimo raggiunto da SP500, e testato invano più volte per oltre metà seduta,  è stato 3.419, poco sotto il pivot. Lì si sono esaurite le velleità rialziste dell’indice, obbligato ad un arretramento finale a quota 3.401. Livello che ha consentito un saldo di giornata positivo (+0,52%) ma che ci comunica che la prima spallata alla resistenza, per concludere rapidamente la correzione, è fallita.

Perciò il contesto correttivo descritto ieri non cambia, anche se l’ottimismo ha cercato di far breccia nuovamente a Wall Street, soprattutto per merito dei robinhooder, come chiamo gli small trader che si sono affacciati con avidità al trading durante il lockdown. Se è vero che il ribasso delle ultime due settimane è stato per loro doloroso, costringendoli a subire perdite e chiudere male diverse posizioni sui tecnologici, è anche vero che, appena il mercato sembra fermare il calo, tornano subito alla carica a comprare opzioni, mostrando di non aver perso le speranze di arricchirsi con Tesla ed Amazon. Lo dimostra il rapporto tra call e put in possesso degli small trader, che, come ci rivela Sentimentrader.com, è sceso dai picchi della scorsa settimana, ma permane a livelli mai raggiunti prima del Covid.

Di questo entusiasmo senza fine ha beneficiato l’indice tecnologico Nasdaq100, che ha messo a segno una performance (+1,43%) migliore di quella del cugino più generalista. Però neppure il Nasdaq100 è riuscito a superare il massimo del precedente rimbalzo, confermando per ora anch’esso l’ipotesi di correzione non ancora terminata.

Le borse europee si sono svogliatamente accodate al rialzo americano, con risultati di giornata paragonabili a quelli di SP500, ma senza riuscire a smuoversi dall’apatia direzionale che le attanaglia da molte settimane. Eurostoxx50 resta stabilmente dentro un triangolo che ha il lato superiore ancora abbastanza lontano.

Tutto rinviato ad oggi. Anzi, a stasera, quando alle ore 20 la FED pubblicherà le proiezioni economiche del FOMC, il classico comunicato sui tassi, che non dovrebbero riservare sorprese. Ma alle 20,30 l’appuntamento clou è con la Conferenza Stampa di Powell, da cui ogni volta la speculazione rialzista desidera rassicurazioni e promesse di aiuto monetario. Questa volta può darsi che qualche giornalista gli chieda anche come mai, dal punto di vista dei mercati, la FED continui a predicare bene, con promesse di estendere il QE, ma nei fatti da qualche tempo razzoli male. Infatti il bilancio FED, che è una misura del procedere del QE, poiché comprende l’ammontare complessivo di titoli in possesso della banca centrale, dopo essere passato durante l’emergenza Covid dai 4.200 miliardi di $ di inizio marzo a 7.200 mld$ di metà giugno, con un’impennata clamorosa, da allora si è fermato. Anzi, da metà giugno a fine agosto si è addirittura ridotto di 200 mld$ ed ora staziona dalle parti di 7.000 mld$.

Il bilancio FED, come sappiamo, è il carburante della speculazione, poiché manipola direttamente al rialzo i mercati obbligazionari e fornisce liquidità ad interessi quasi zero a chi opera a leva o specula indebitandosi.

Viene il dubbio che tra le cause della correzione che i mercati stanno vivendo dai primi di settembre un ruolo non secondario lo abbia giocato questa riduzione della droga monetaria da parte del pusher Powell.

Il secco storno degli indici è un messaggio al pusher: “Ricorda che senza QE le borse cadono”. La Conferenza Stampa di stasera forse ci dirà se Powell ha capito, oppure se è necessario che si muova anche Trump per spiegarglielo, magari con l’ennesima minaccia di licenziamento via Twitter.

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