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DOVREI MA NON VOGLIO, VORREI MA NON POSSO
14/09/2020 09:15

La settimana che ha portato le borse verso la metà del mese di settembre, trova i mercati azionari delle due sponde dell’Oceano Atlantico in condizione opposta.

Il lato americano, reduce da un’estate fulminante e piena di fuochi artificiali, coronata da miglioramenti a ripetizione di massimi storici in palese divergenza con i numeri dell’economia reale, ha cominciato a prendere coscienza della necessità di correggere gli eccessi che si erano fatti troppo evidenti a fine agosto. Nel regno del buon senso dovrebbe attuare un sensibile calo per tornare a valutazioni meno speculative e più realistiche. Anche perché mentre il mondo virtuale dei mercati azionari americani ha passato luglio ed agosto a negare l’evidenza della peggiore recessione del dopoguerra, per cullarsi nella speranza di inversione a V dell’economia, il mondo reale ci ha mostrato la continua crescita dei contagi (come dice il Dr. Fauci, non è una seconda ondata di coronavirus, perché in USA la prima non è mai finita) e l’estensione in vari stati dell’Unione di misure restrittive che avrebbero dovuto cessare a fine giugno. Perciò la tanto agognata inversione dell’economia, più che ad una lettera V sembra assomigliare ad una U, dato che la svolta dalla recessione alla ripresa appare molto faticosa e meno rapida delle attese. Si fa strada la convinzione che recuperare i 38 punti di PIL (annualizzato) persi nel primo semestre di quest’anno sarà impossibile nella parte restante del 2020, e molto difficile anche per buona parte del 2021. Di pari passo gli utili aziendali, sebbene nel secondo trimestre siano scesi meno delle attese, anche grazie alla decisa cosmesi contabile usata dai manager, sono destinati a contrarsi ancora parecchio nei due prossimi trimestri. Il risultato di borse che salgono ed utili attesi che calano vistosamente è stato il verificarsi in estate della più clamorosa sopravvalutazione mai verificatisi sulla borsa USA, seconda solo a quella della bolla del 2000.

Questo fenomeno, sommato alle incertezza elettorali che cominciano a pesare sui listini con  l’avvicinarsi di novembre, necessitano per gli indici USA di una fermata correttiva ai box, per smaltire gli eccessi più insostenibili. E’ quel che si sta incaricando di fare il mese di settembre, anche se l’inerzia speculativa accumulata durante l’ebbrezza estiva, per ora sta ancora sostenendo gli indici principali ed impedisce un eccessivo allontanamento dai massimi. Una sorta di “dovrei (scendere) ma non voglio”.

La scorsa settimana ha comunque registrato il secondo movimento negativo consecutivo (-2,51% per SP500, ma decisamente peggio il Nasdaq100 con -4,60%), che corregge per ora solo in parte una serie rialzista estiva di ben 8 settimane su 9. Ora, sia SP500 che Nasdaq100 si trovano schiacciati dentro un corridoio molto evidente sui grafici giornalieri, che è destinato a restringersi ogni giorno che passa. E’ compreso tra la media mobile a 20 sedute, ormai discendete, che entrambi gli indici hanno violato nella prima settimana di correzione e che ora fa da resistenza, e la media mobile a 50 sedute, diventata piatta, che entrambi gli indici hanno raggiunto la scorsa settimana ed a cui si sono aggrappati per non cedere altro terreno. Dei due indici, quello al momento in posizione più confortevole è SP500, che sulla media a 50 sedute, venerdì scorso, ha immediatamente rimbalzato al primo test. Il tecnologico Nasdaq100 invece, dopo averla raggiunta già martedì 8 ed essere riuscito a rimbalzare la seduta seguente, ha accusato altra debolezza nelle due ultime sedute della settimana e venerdì è parso incapace di tenerla per larghi tratti della seduta. Però, con un guizzo finale, è riuscito a recuperarla per il rotto della cuffia ed oggi, confidando che lo scampato pericolo attiri qualche compratore di debolezza, tenterà di rimbalzare ancora una volta. Su entrambi gli indici pesa comunque la botta subita nelle due brutte sedute del 3 e 4 settembre, che hanno certificato il cambiamento del trend di breve periodo e l’incapacità mostrata la scorsa settimana di andare oltre il semplice rimbalzo, per poi ripiegare e realizzare massimi e minimi discendenti.

E’ la classica configurazione correttiva, che ha consegnato ai venditori il volante direzionale ed assegna ora ai compratori l’onere di annullare la correzione con una visibile ripresa di fiducia, che riesca a riportare gli indici al di sopra della media a 20 periodi, fugando così le paure di infrangere al ribasso la media a 50 e dirigersi verso quella di lungo periodo a 200 sedute, ancora piuttosto distante.

Diversa appare invece la situazione in Europa, dove regna un’apatia ben visibile sul grafico di Eurostoxx50, schiacciato da oltre 3 mesi di lateralità, dopo aver raggiunto il 5 giugno scorso la sua media mobile a 200 sedute. Da allora ha danzato attorno ad essa senza infamia e senza lode, facendo trascorrere il tempo in laterale, all’interno di una sorta di triangolo da cui non riesce ad uscire. Una sorta di “Vorrei (salire) ma non posso”.

Ciò ha significato una perdita di forza relativa rispetto a SP500 per tutta l’estate, seguita da un parziale recupero per colpa altrui, quando SP500, nelle ultime due settimane, ha corretto, mentre nel contempo le borse europee si sono mantenute stabili (Eurostoxx50 +1,69% settimanale). Del resto in Europa non c’è alcuna euforia da correggere, dato che la distanza dai valori di inizio anno, misurata sull’indice delle blue chips dell’Eurozona, è ancora di -11,5% e quella dai massimi pre-covid è -14,2%.

La settimana entrante ci deve perciò fornire innanzitutto la soluzione al problema americano, che si presenta di facile comprensione, se non di facile soluzione. La rottura della media a 50 periodi spingerà verso un approfondimento della correzione, che avrebbe come primo obiettivo l’area 3.200 di SP500. Al contrario, il superamento al rialzo della media a 20 sedute, che coincide con i massimi del rimbalzo attuato la scorsa settimana, sgombrerà i cieli dalle nuvole e riproporrà il ritorno verso  i massimi storici, per tentare l’ennesimo giro di giostra rialzista.

Un rimbalzo americano aiuterebbe l’Europa a proseguire il suo faticoso recupero verso la parità, mentre ulteriori flessioni americane difficilmente potrebbero essere ancora neutralizzate sugli indici europei.

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