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TRE SCENARI PER LA CORREZIONE
08/09/2020 09:00

In mancanza di Wall Street, chiusa per la festa del Lavoro di fine estate, le borse del resto del mondo sono state libere di muoversi senza guinzaglio per una seduta.

Se quelle asiatiche non hanno fatto granché, quelle europee hanno provato ad imbastire un rimbalzo, che è sembrato abbastanza ardito. Non solo per il fatto di aver preso un’iniziativa direzionale senza Wall Street. Anche per la dimensione: +1,64% per Eurostoxx50, +1,79% per il nostro FtseMib e addirittura +2,01% per il tedesco Dax. Poi per il fatto che ieri non si sono viste notizie in grado di giustificare tanto ottimismo. Anzi. Da un lato il petrolio ha continuato a scendere, dopo una settimana funesta che già gli era costata un calo di oltre 3 $ e più del -7%. Ieri  ha anche sfondato al ribasso i 39 $ al barile, con evidenti segni di correzione iniziata.

Dall’altro le nuove frizioni sulla Brexit. Per chi se ne fosse dimenticato, la Brexit è ancora incompiuta ed il Covid non ha certo aiutato i progressi negoziali, da tempo in stallo, tra Commissione UE e governo Johnson per fissare le regole di convivenza dopo l’uscita britannica. Il tempo sta scadendo e Boris Johnson ha minacciato la rottura definitiva delle trattative e l’uscita dura e senza accordo. I mercati ne hanno preso atto indebolendo un po’ la sterlina, ma le borse hanno completamente snobbato la minaccia.

I listini europei hanno preferito osservare che le fibrillazioni della scorsa settimana e la scivolata del Nasdaq e di SP500 hanno riportato flussi di denaro sul dollaro, che è tornato a fare da moneta rifugio, ricacciando l’euro a 1,18, due centesimi sotto i massimi pluriennali del primo settembre. Un euro che si svaluta fornisce ossigeno competitivo alle imprese europee.

Così le borse dell’eurozona hanno anticipato un rimbalzo americano che oggi occorrerà verificare.

Personalmente diffido sempre molto di quel che capita in Europa nelle giornate che a Wall Street sono festive. Sono più le volte in cui le indicazioni direzionali europee vengono smentite il giorno dopo dal diverso parere di Wall Street di quelle in cui l’Europa riesce a condizionare l’umore americano.

Facciamo comunque l’ipotesi che anche Wall Street voglia proseguire il rimbalzo iniziato nella seconda parte della seduta di venerdì scorso. Il primo ostacolo da superare per l’indice SP500 è proprio il massimo dell’ultima ora di contrattazione, cioè 3.455. Se vi riuscirà, l’estensione del rimbalzo ha poi il compito di ricoprire per intero la lunga candela ribassista di venerdì e di portarsi oltre l’area 3.480. Per farlo deve superare 3.470, dove è situato il 50% della scivolata attuata nelle 9 terribili ore di contrattazione (dall’apertura di giovedì alle 17 di venerdì scorso) che sono costate all’indice lo spavento di una perdita di -6,5% e l’inizio della fase correttiva.

Se il comportamento di SP500 fosse questo, dovremmo classificare l’onda impulsiva ribassista A come conclusa ed inquadrare questo rimbalzo come onda B dell’intero movimento correttivo a 3 onde. Questa onda B, rialzista, dovrebbe arrivare al massimo fino all’area 3.500, dove si trova il 61,8% di ritracciamento dell’onda A, che, secondo i canoni, dovrebbe arrestare il rimbalzo. Da lì dovrebbe poi svilupparsi la terza onda, la C, che riporterebbe l’indice sui minimi di venerdì e proverebbe a sfondarli, con buone possibilità di farcela. Questa è l’ipotesi che a mio parere ha le maggiori probabilità di compiersi, ovviamente nell’arco di qualche seduta. Superfluo ricordare che in tal caso i mercati europei si adeguerebbero a Wall Street, fermando il loro rimbalzo quando lo fermerà SP500.

Come dobbiamo interpretare invece l’ipotesi alternativa, e cioè che l’estensione del rimbalzo riesca a superare anche il livello 3.500?

Come una strozzatura della correzione e come l’intenzione del mercato di tornare rapidamente sui massimi storici. Una sorta di “Marameo, stavo scherzando!” relativamente alla scivolata mostrataci nella parte finale della scorsa settimana.

Resta una terza possibilità, cioè che oggi l’indice USA non abbia nemmeno la forza di attaccare 3.455 e ripieghi nuovamente verso il basso. In tal caso saremmo ancora nell’onda A, che tenterebbe di tornare sui minimi di venerdì ed anche oltre, rinviando il rimbalzo di onda B a momenti migliori.

Ribadisco che personalmente ritengo più probabile la prima ipotesi, cioè che la correzione si articoli su 3 onde e che oggi il rimbalzo decreti la fine di onda A e l’inizio di B. Le altre ipotesi le vedo meno probabili.

Occorre avvisare comunque che in tutti gli anni di esperienza sui mercati ho imparato due cose:

1) Il mercato fa quel che gli pare.

2) Al mercato quel che si aspetta Gerbino importa meno di zero.

Però ci provo lo stesso. Sapendo che ogni previsione ha delle probabilità e che avere probabilità non significa avere certezze. Pertanto il “piano B” protettivo non va mai dimenticato.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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