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EUROPA NELLA POLVERE, WALL STREET SUGLI ALTARI
31/07/2020 09:00

Penso che ieri parecchi osservatori dei mercati avranno accusato qualche difficoltà a dare un senso a quel che si è visto, specialmente se il loro intento fosse stato quello di trovare nell’andamento dell’economia reale il motivo di quel che stava accadendo davanti  ai loro occhi.

L’Europa, rappresentata da Eurostoxx50, ha aperto la seduta sui valori finali della vigilia. Segno di debolezza, poiché Wall Street la sera prima aveva interpretato con ottimismo le parole di Powell e si era portata più in alto di quanto fosse quando avevano chiuso i mercati europei. L’incapacità di seguire il rialzo americano era sintomo che gli indici europei attendevano un pretesto per correggere. Ed i pretesti sono arrivati subito. Da un lato le brutte trimestrali di alcuni big del settore petrolifero (Total, Shell, Eni) che hanno presentato conti falcidiati dal crollo della domanda per colpa dei lockdown, dall’altro il dato sul PIL tedesco del secondo trimestre, in calo del -10,1% rispetto al trimestre precedente e peggio delle attese del consenso degli analisti (-9%). Si sono perciò aperte le cateratte ed hanno cominciato a riversarsi vendite senza sosta, che hanno portato l’indice europeo a perdere oltre -2% all’ora di pranzo. Lo sguardo degli investitori europei, condizionato dal brutto presente, ha visto solo negatività per l’immediato futuro, spingendo molti a realizzare.

Il tempo di provare a rialzare un pochino la testa ed ecco, alle 14,30, l’appuntamento con la stima del PIL USA, che ha fotografato il peggior crollo del PIL mai avvenuto nella storia americana: -32,9% annualizzato: pessimo ma leggermente meno peggio delle attese (-34%). Immediata bordata emotiva di vendite, che ha trascinato giù, ma assai meno, anche i future su SP500 e preparato ad un’apertura bruttina anche per Wall Street. Nella prima ora americana sia SP500 che Eursostoxx50 hanno segnato i minimi di seduta, ma con assai diversa valenza.

Eurostoxx50 è arrivato a perdere anche -4%, ed ha travolto il supporto di 3.240, confermando così il segnale di inversione ribassista di breve termine, che induce a guardare a 3.060 come obiettivo.

SP500 sui minimi perdeva solo -1,6% ed ha tenuto il supporto di 3.200, rifiutando ancora una volta l’inversione ribassista.

Al lettore che sia portato a pensare che questa diversità di comportamento sia totalmente illogica, perché i numeri del PIL dicono che il -32,9% americano è ben peggio del -10,1% tedesco, debbo ricordare che il PIL tedesco è trimestrale, cioè rapportato al dato del precedente trimestre, mentre quello americano viene comunicato annualizzato, cioè moltiplicando il dato trimestrale per 4.

Pertanto, se dividiamo per 4 il dato americano, così da trovare un dato comparabile con quello tedesco, otteniamo -8,2%. Questo significa perciò che, se l’America sta male, la Germania, con -10,1%, sta peggio.

La seconda grande differenza tra Europa ed America è che gli europei sono molto condizionati dal presente, mentre gli americani guardano sempre al futuro in modo ottimistico.

Pertanto il brutto dato in USA deve essere stato visto come il punto di minimo congiunturale da cui inevitabilmente si rimbalzerà nel prossimo trimestre. Loro fanno in fretta a vedere il brutto presente come l’inizio di un miglior futuro. Così sui supporti si sono fatti vivi i compratori (Buy the Dip).

Wall Street ha cominciato a rimbalzare ed ha contribuito a far chiudere l’Europa sopra i minimi, ma non ad evitare un saldo comunque pesante (Eurostoxx50 -2,79%, Dax tedesco -3,45%, FtseMib -3,28%).

Terminata la seduta europea Wall Street ha proseguito il recupero fino a chiudere con SP500 a 3.246 (-0,38%) e Nasdaq100 addirittura in positivo (+0,49%).

Già, perché si doveva andare a scontare le trimestrali delle tre grandi big (Amazon, Apple, Alphabet), che sarebbero arrivate appena la borsa americana avesse chiuso i battenti.

Manco a dirlo le tre big hanno battuto le stime degli analisti e confermato la loro salute a prescindere, anzi, magari grazie al Coronavirus.

La nottata ha fatto così salire ancora i futures americani ed ora diventa assai probabile che prima di fare la correzione si possa avvicinare, o addirittura raggiungere, il massimo assoluto di 3.393 di SP500.

Alla faccia degli europei che si lasciano spaventare da un PIL a -10%.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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