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MERCATI STANCHI IN ATTESA DI NOVITA'
28/07/2020 09:15

L’inizio dell’ultima settimana del mese di luglio ha ricalcato un po’ l’andamento di quella precedente. Proviamo a definire brevemente la situazione dei vari comparti di investimento.

L’azionario globale appare stanco, incapace di superare le resistenze che la scorsa settimana lo hanno respinto, ma ancora convinto di poter trovare gli stimoli per un nuovo spunto.

Stanno meglio degli altri gli indici USA, alla faccia del coronavirus. SP500 è testardamente aggrappato alla resistenza dei massimi di giugno, di quota 3.233, con la quale combatte da alcuni giorni. L’ha già scavalcata abbondantemente, nella prima parte della scorsa settimana. E’ stato ricacciato sotto giovedì e venerdì scorsi, mentre ieri ha tentato di superarla nuovamente, chiudendo la seduta a 3.239 (+0,74%). Anche il Nasdaq100 ha fugato con un buon recupero (+1,82% a 10.674) la paura provata venerdì, quando per un tratto della seduta aveva rotto al ribasso il supporto di 10.370 e sembrava in procinto di avvitarsi nel calo. Il ritorno all’interno del corridoio laterale compreso tra 10.370 e 11.070 lo prepara ad affrontare senza troppa paura l’appuntamento con le trimestrali dei grandi dominatori di quei listini, i cosiddetti FAMAG (Facebook, Apple, Microsoft, Amazon e Google). Di questo gruppo manca all’appello un poker d’assi, dato che finora solo Microsoft ha già presentato i conti, ovviamente battendo le previsioni.

Gli altri 4 lo faranno, quasi insieme, tra domani (Facebook) e giovedì (le altre 3). Sarà una bordata di cifre che daranno probabilmente al mercato lo spunto per tentare un ulteriore allungo oltre il massimo storico di 11.069, qualora siano uniformemente convincenti, oppure, se evidenzieranno difficoltà a tenere il ritmo, daranno il pretesto per corpose prese di beneficio, in grado di iniziare una correzione più profonda. Data l’importanza delle scala reale FAMAG anche sull’indice SP500 (pesano circa il 20% dell’intero listino!) è quasi impossibile che un loro forte movimento non trascini anche l’indice più generalista.

Sta peggio l’azionario europeo, che non è ancora riuscito a riprendersi dalle prese di beneficio dopo il vertice sul Recovery Fund e sembra proprio non aver alcuna fretta di scontare sogni di grandi recuperi del PIL europeo, anche perché i soldi arriveranno solo tra poco meno di un anno.

Eurostoxx50 (-0,24%) ha messo a segno ieri un’altra candela ribassista e si avvicina un altro po’ al supporto di area 3.240, da cui è partito il rally che ha festeggiato in anticipo il Recovery Fund.

L’obbligazionario globale invece continua a salire e, di conseguenza, i rendimenti continuano a scendere verso i valori di inizio aprile, cioè non molto superiori ai minimi segnati ad inizio marzo, quando arrivarono i lockdown, la recessione e le bordate di liquidità delle banche centrali. E’ segno che il mercato obbligazionario da un lato non crede alla ripresa a V, come invece, ostinatamente, continuano a scontare i mercati azionari, ma soprattutto si aspetta ulteriori iniezioni di liquidità anti-virus dalle banche centrali.

Chi sta andando alla grande è l’oro ed i metalli preziosi, soprattutto l’argento. L’oro ha migliorato il suo massimo storico, raggiungendo questa notte addirittura 1.974 dollari, ad un soffio dal livello psicologico dei 2.000 $ l’oncia, che è un obiettivo su cui non si discute il se, ma solo il quando verrà raggiunto. L’argento dalla seconda settimana di questo mese, quando ha superato la forte resistenza di 19 dollari, ha messo a segno un rally che questa notte lo ha portato a toccare quota 26,26. Poi sono partite legittime prese di beneficio.

La forza dei metalli preziosi viene narrata dai media come la ricerca di asset sicuri e come copertura dal rischio sull’azionario.

Però occorre constatare che i metalli preziosi negli ultimi anni, grazie alla creazione di innumerevoli strumenti finanziari che li replicano, hanno perso il loro tradizionale ruolo di alternativa reale ai rischi finanziari e sono invece abbastanza correlati all’azionario. Lo dimostra il fatto che durante il crollo di marzo siano crollati anch’essi, seppure un po’ meno dell’azionario. E che stiano salendo senza che ne’ il Vix (l’indice della paura), né i prezzi azionari stiano rivelando particolari timori degli investitori.

Anzi, SP500 è ad un soffio dai massimi storici. Non è invece evaporata, ma si conferma, la correlazione tra questi metalli e la quantità di liquidità fornita dalle banche centrali. Questa correlazione è più forte che mai. I metalli beneficiano più di ogni altro asset dell’allagamento monetario.

Il Petrolio invece langue adagiato sui 40 dollari il barile e sembra del tutto disinteressato a quel che gli succede intorno. Una calma che non può estendersi ancora a lungo. Aspettiamoci strappi, su o giù.

L’ altro risveglio notevole di questi giorni, oltre ai preziosi, è quello dell’euro, che nei confronti del dollaro ha superato ampiamente quota 1,17 e ieri ha fatto un massimo a 1,178. Se pensiamo che alla vigilia del Vertice dei Capi di Governo UE il cambio EUR/USD quotava 1,138, e notiamo che da allora ha collezionato ben 7 sedute rialziste consecutive, tornando a valori fatti l’ultima volta nel lontano settembre 2018, concludiamo che l’euro pare essere l’unico asset ad aver veramente approfittato dell’accordo europeo sponsorizzato da Merkel-Macron.

Oggi l’attesa comincia a farsi spasmodica per gli eventi di mercoledì e giovedì.

Domani la danza delle notizie comincia con la trimestrale di Facebook e in serata la riunione del FOMC della FED, che non dovrebbe presentarci significative novità pratiche, ma la Conferenza Stampa di Powell potrebbe fornire nuove occasioni di speculazione a chi opera sulle parole pronunciate dal Governatore FED.

Giovedì è la volta delle trimestrali presentate dalla tripla A tecnologica (Amazon, Apple, Alphabet, che è il nome borsistico di Google) e le prime stime del PIL del secondo trimestre: quello tedesco al mattino (atteso un -9% trimestrale) e soprattutto quello USA al pomeriggio, di cui gli analisti prevedono un terrificante -34% annualizzato.

La volatilità tornerà a dominare.

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