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L'AZIONARIO TENTA UN DIFFICILE SURPLACE
24/07/2020 09:15

Dopo tanta salita e dopo la testarda prova di forza che ha consentito di superare i massimi di giugno, ripristinando il trend rialzista di breve, per gli indici azionari americani qualche presa di beneficio è più che legittima. Pertanto bisogna concedere al principale indice USA, senza preoccuparsi troppo, il tempo per una sosta ai box per qualche seduta, che consolidi il recuperato livello di 3.200 punti e recuperi le energie, che in borsa si chiamano aspettative, per provare il balzo conclusivo da 200 punti e raggiungere il massimo storico. Da lì potrà guardare oltre il coronavirus, verso l’Eden speculativo, innaffiato dall’ingente spesa in deficit pianificata per anni dagli stati e finanziata dalla inindazione monetaria delle banche centrali, succubi delle necessità politiche di spesa facile e dell’avidità speculativa dei mercati.

Però è molto difficile per i mercati, di questi tempi, rallentare senza cadere. La tattica del  “surplace”, che attuano i ciclisti su pista, quando rallentano fino quasi a fermare la propria bicicletta per far passare l’avversario e mettersi in scia, non è facile. Spesso il surplace termina con la caduta del ciclista.

I mercati vivono di oscillazioni e non di andamenti lenti. La speculazione ha bisogno di muovere le acque, non di mercati fermi. Oggi più che mai, poiché, secondo quel che ci raccontano le statistiche, sul mercato sono arrivati molti investitori alle prime armi, trasformatisi, grazie al lockdown, in giocatori d’azzardo a tempo pieno, attratti dai soldi facili che si sono fatti con le regine del Nasdaq durante la pandemia. Questi si sono imbottiti di rischio e se le mani forti decideranno di realizzare un po’ di profitti,  il rischio è che la volatilità riprenda il sopravvento e quelli che fino a ieri spingevano per entrare sul mercato, si mettano a fare altrettanto per uscire, con il rischio di avvitamenti profondi, che si vedono quando le bolle scoppiano. L’emotività di massa può far miracoli rialzisti, quando spinge verso l’assunzione di rischio. L’abbiamo visto da aprile in poi. Ma può anche causare crolli memorabili, quando il vento cambia e la massa percepisce tutta insieme la necessità di scappare. Anche questo l’abbiamo sperimentato nel terribile mese da fine febbraio a fine marzo.

La manovra che tentano di compiere i mercati, cioè ripulirsi degli eccessi senza esagerare troppo, perciò non è facile. Anche perché l’economia reale non aiuta.

Tutti sanno che la recessione è ben lungi dall’essere sconfitta. E’ purtroppo molto simile al virus, che non ne vuol sapere di abbassare al testa e continua a mietere vittime e malati. E, col virus che impazza, i provvedimenti restrittivi dei governi sulla mobilità fioccano quasi come a marzo. Perciò una seconda gamba recessiva, dopo il primo e parziale recupero di giugno, quando i lockdown sono stati rimossi in Europa e, assai prematuramente, anche in USA, diventa sempre più probabile ogni giorno che passa. L’aspettativa di una rapida inversione a V dell’economia, che avrebbe confermato l’analoga e precedente inversione rialzista dei mercati, è sempre più difficile da alimentare.

I dati macroeconomici più freschi, relativi a luglio, ci mostrano scricchiolii preoccupanti nell’economia reale. Ne è un esempio quello arrivato ieri, che ha peggiorato l’umore già grigio dei mercati. I sussidi di disoccupazione settimanali in USA hanno registrato un aumento delle richieste iniziali di oltre 100.000 unità, segnalando che dalla metà di luglio sono tornati a crescere quelli che perdono il lavoro. E’ la prima volta che le richieste aumentano, dopo i massimi del lockdown di fine marzo e 15 settimane consecutive di calo.

Perciò ieri abbiamo constatato in Europa una seduta fiacca, chiusa in pareggio dagli indici Eurostoxx50 e Dax, ma in passivo da altri indici locali, come il nostro FtseMib (-0,70%), appesantito da prese di profitto sui bancari e alcune utility.

Wall Street ha accusato maggiormente il colpo, con SP500 (-1,23%) ma ancor più con il Nasdaq100 (-2,67%), che comincia a sentirsi a disagio con l’aria rarefatta che si respira tra le nuvole. I record storici a ripetizione hanno scontato trimestrali magnifiche. Stanno arrivando, per qualcuno, ma non per tutti. E  il mercato allora comincia a prendere profitto, col classico comportamento “Buy the rumors, Sell the news”.

Consideriamo poi che le frizioni politiche tra USA e Cina, con Pechino che ha attuato la classica ritorsione e chiuso un consolato USA in risposta all’analoga mossa di Trump, non favoriscono certo la crescita del commercio internazionale nei prossimi mesi, almeno fino alle elezioni presidenziali USA.

Oggi stanno erodendo anche in modo significativo l’ottimismo delle borse cinesi, che perdono circa il 4% e sembrano voler estendere la correzione dopo l’esaltante rally attuato dal 12 giugno al 13 luglio.

Occorre qualcosa per rianimare le aspettative dei trader rialzisti ad oltranza ed evitare l’avvitamento, di cui avremmo un primo segnale se anche oggi venisse registrata su SP500 una seduta come quella di ieri. Infatti oggi l’indice USA testerà la trendline rialzista che, partendo dai minimi di marzo, unisce quelli del 29 giugno e del 14 luglio, da cui sono partiti gli ultimi due impulsi rialzisti in grado di far raggiungere (il primo) e superare (il secondo) i massimi di giugno di quota 3.233. Quel livello che ieri è stato testato e recuperato in extremis, permettendo di classificare per ora il ribasso come pullback.

Riuscirà ad essere mantenuto anche oggi? Dipende dalla FED, come sempre.

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