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PERCHE' L'AZIONARIO EUROPEO SI E' SGONFIATO?
23/07/2020 09:00

Spesso sui mercati finanziari un evento importante e molto atteso produce i suoi effetti positivi prima di realizzarsi, per poi stimolare prese di beneficio al momento in cui le aspettative diventano fatti. Per spiegare questo comportamento dei mercati, e sottolineare la tendenza degli operatori ad investire sulle aspettative e portare a casa i guadagni quando queste diventano realtà, è stato inventato nella notte dei tempi il detto “Buy the rumors, sell the news” (compra l’aspettativa, vendi la notizia).

In Europa questo detto è stato puntualmente applicato anche in occasione del Vertice dei Capi di Stato e di Governo europei per varare il Recovery Fund, che doveva tenersi il 17 e 18 luglio, ma in realtà si è protratto fino al 21. E’ stato quasi unanimemente presentato come l’evento clou per la politica europea dei prossimi anni, per molti addirittura decisivo per le sopravvivenza stessa dell’Unione dei 27 paesi d’Europa.

Il Recovery Fund fu proposto dalla cabina di regia europea, composta dal duo Merkel-Macron il 18 maggio scorso, per combattere la devastazione economica portata dalla pandemia da Coronavirus. Col passare dei giorni la proposta venne definita e potenziata dall’ambizioso piano Next Generation EU della Commissione Europea, ma si infittirono anche gli ostacoli per arrivare all’approvazione definitiva, a causa della dura opposizione del fronte del No, rappresentato dal gruppo dei 4 paesi definitisi “Frugali”, con l’aggiunta di qualche altro diffidente. Però, man mano che  aumentavano i dubbi e le probabilità di ridimensionamento delle ambizioni solidaristiche del Piano Von der Leyen, i mercati europei continuavano a salire, scommettendo sul lieto fine (o magari anche solo per empatia con la salita di Wall Street, che del Recovery Fund europeo se ne frega del tutto). Eurostoxx50 nel periodo dal 18 maggio al 16 luglio, vigilia del vertice, ha messo a segno un rialzo di circa il 20%, recuperando due terzi del forte calo provocato dallo scoppio della pandemia. La “logica” avrebbe voluto che l’esito del vertice, sofferto, ma positivo, che ha ammansito i frugali e sostanzialmente confermato, con pochi ritocchi, il piano Von der Leyen, fornisse al mercato le motivazioni per un ulteriore allungo rialzista per colmare la distanza che separa Eurostoxx50 dai massimi di febbraio e dalla performance che nel medesimo periodo hanno offerto gli indici USA, tornati praticamente ad un soffio dai massimi storici (SP500) o anche oltre (il tecnologico Nasdaq100).

Invece la festa in Europa è durata solo il breve spazio della mattinata dei martedì, per lasciare subito il campo alle prese di beneficio, che sono proseguite anche nella seduta di ieri (Eurostoxx50 -1%, Dax -0,5%, FtseMib -0,6%). La candela di ieri ha purtroppo confermato il fallimento del breakout dei massimi di giugno, tornando sotto quella resistenza che martedì mattina sembrava lasciata definitivamente alle spalle.

I media “main stream” oggi ci deliziano con parecchie motivazioni “fondamentali”:

- La pandemia che in USA continua a dilagare, al punto che anche Trump ha dovuto ammettere, mogio mogio, che le mascherine, anche se antipatiche, forse è meglio usarle;

- L’inasprirsi delle tensioni tra USA e Cina, dopo la chiusura del consolato cinese di Houston, in Texas, che ha suscitato la dura reazione, per ora solo verbale, dei cinesi;

- Le trimestrali finora divulgate, che non sono state così sorprendenti come il mercato scontava in anticipo;

- La forza dell’euro, evidenziatasi nel mese di luglio, dopo una lunga stasi, che nelle ultime sedute, nei confronti del dollaro ha portato il cambio EUR/USD a 1,16, valori che non si vedano più dal lontano ottobre 2018. L’euro forte danneggerebbe la competitività delle imprese europee.

Tutto vero, tutto giusto. Peccato però che la pandemia in USA non sia arrivata ieri e non sia riuscita a fermare per nulla la forza di Wall Street, che procede imperterrita verso i massimi storici. Ieri SP500 (+0,57%) si è ulteriormente avvicinato. Stesso discorso si può fare sui rapporti USA-Cina, che non sono una novità e tantomeno un disturbo al recupero di Wall Street.

In realtà sui mercati sono più le manipolazioni e le condizioni emotive che le notizie a dettare la linea. Il Recovery Fund è stato scontato in anticipo e la sua approvazione ha fatto partire i realizzi.

Wall Street deve tornare ai massimi e nessuna brutta notizia è in grado di farle il solletico, almeno fino a quando le banche centrali non cambieranno la linea di assoluta deferenza nei confronti delle esigenze speculative dei mercati e di quelle politiche di chi deve essere rieletto presidente degli USA.

Perciò mi sa che Eurostoxx50 e gli indici europei debbono sperare che l’America continui ad essere euforica per smentire il brutto segnale di inversione consegnato ieri.

E’ Wall Street che comanda e se decide di andare in fretta ai massimi, anche l’Europa la seguirà. Magari ai massimi non ci arriverà, ma potrà ancora avvicinarli. Se invece Wall Street deciderà di stornare, allora il segnale di debolezza europea, consegnatoci dalle prese di beneficio di martedì e di ieri, resusciterà la correzione ribassista di breve termine, e probabilmente, ce la farà vedere più violenta in Europa che in USA.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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