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CONTE PARA IL RIGORE IN EUROPA E FA GOAL IN ITALIA
21/07/2020 09:00

La notte ha portato consiglio, nel senso che ha risolto i dubbi direzionali del mercato azionario americano ed ha prodotto l’approvazione del Recovery Fund, in una versione che ha mantenuto la portata complessiva degli aiuti per la ripresa e fornirà all’arco dell’economia europea una freccia importante per accelerare il recupero dell’economia dopo le batoste recessive portate dal virus.

Comincio dal primo evento, più facile da raccontare. Ieri sera Wall Street ha deciso che tutti i dubbi sul virus, sull’entità della ripresa del terzo trimestre, sugli utili e sui fallimenti societari, e persino quelli sull’esito delle elezioni presidenziali di novembre, che vedono Trump in grave difficoltà nei sondaggi,  possono essere per un po’ ancora accantonati.

E’ prevalsa l’urgenza di puntare prima ai massimi storici. SP500 ha così superato il massimo del 8 giugno scorso e ripreso la marcia interrotta per circa un mese e mezzo, passato ad effettuare un consolidamento laterale.

Ora il prossimo obiettivo è il massimo storico di quota 3.393, abbandonata quando il virus è diventato pandemia e rientrato ora nel mirino dopo solo 5 mesi. Un record di velocità nel dimenticare la devastazione dell’economia reale USA, tuttora in corso e lontana dal pieno recupero dei valori produttivi pre-virus.

Ma, come abbiamo detto più volte, i mercati guardano all’economia virtuale del denaro facile stampato con un click dalla FED ed della generosità a debito di Trump.

Tutto il resto non conta per i mercati, ma solo per i milioni di disoccupati creati da questa crisi evidentemente economica, ma non (ancora?) finanziaria.

Il secondo evento è la nascita ufficiale, dopo un parto estremamente travagliato, che ha richiesto 4 giorni e 4 notti di battaglie negoziali, del Recovery Fund europeo.

L’ultima fase negoziale ha visto l’inatteso sbracamento dell’Olanda, che ha mollato la presa sulla pretesa di ottenere una sorta di potere di giudizio su come gli altri paesi spenderanno i soldi del piano e si è accontentata di complicare un po’ la procedura di approvazione e di verifica dei piani di attuazione dei singoli stati, che però, pare, rimane saldamente in mano alla Commissione UE. E’ stato dato il contentino del “freno di emergenza”, attivabile da una percentuale del 35%  di paesi sospettosi per mettere sotto processo un paese che sembri non rispettare le condizioni previste per l’uso dei fondi europei, che sono rimaste praticamente le stesse proposte dal Next Generation EU della Commissione Europea. Ma l’ultima parola, cioè la valutazione decisiva del comportamento degli stati sotto accusa dovrebbe restare in mano alla Commissione UE, dove vigilerà il nostro Paolo Gentiloni, che, sebbene assomigli più ad un cane da salotto, a Bruxelles farà il cane da guardia.  

Conte è così riuscito a parare il rigore dell’Olanda, che puntava a limitare la sovranità nazionale sui soldi regalati dalla UE. E, occorre riconoscerlo, ne ha pure parato un altro sulla ripartizione dei Fondi.

Se la portata complessiva del piano non è cambiata, restando a 750 miliardi, come previsto dalla proposta Von der Leyen, i frugali sono riusciti a limitare a 390 (da 500) i miliardi da regalare agli stati più colpiti dal virus e portare i prestiti a 360 miliardi (da 250). Molti, tra cui il sottoscritto, ieri pensavano male, temendo che sui fondi originariamente proposti per il nostro paese ci sarebbe stata una considerevole sforbiciata. Invece pare che Conte sia riuscito a mantenere inalterata a 81 miliardi la cifra che ci verrà regalata ed a portare a 129 miliardi la cifra di prestiti a cui potremo attingere, rispetto ai 90 originariamente previsti.

Se proviamo contare quanti prestiti in più è riuscito ad ottenere il coriaceo avvocato, troviamo 38 miliardi, che, guarda caso, sono esattamente la cifra che potremmo avere col tanto discusso, temuto ed ossessivamente evitato MES.

Perciò osserviamo che dopo aver parato due rigori in Europa, Conte è riuscito pure a segnare un goal in Italia, presentando ora il MES come non più necessario e togliendo di mezzo una pericolosa mina su cui poteva esplodere il suo governo. Standing ovation!

C’è solo il problema del ritardo con cui arriveranno i prestiti del Recovery Fund (qualcosa verso aprile 2021 ed il grosso nel 2022-2023). Per cui Gualtieri avrà il problema di come finanziare il deficit 2020, che va verso il 13% del PIL.

Ma queste sono quisquiglie, come quelle del calciatore che si prende l’ammonizione perché si toglie la maglietta dopo aver fatto goal.

Oggi i mercati festeggeranno giustamente le parate ed il goal di Conte.

E l’avvocato potrà togliersi non la maglietta, ma almeno la giacca e la cravatta, e magari anche qualche sassolino dalla scarpa. Chissà?

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