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MISSIONE COMPIUTA. MA E' TOCCATA E FUGA
14/07/2020 09:15

Nel commento di ieri ho indicato che i mercati, all’inizio di questa settimana, avrebbero provato a “coprire in fretta quel tratto di strada che ancora manca ai massimi dell’8 giugno”.

Quei massimi sono 3.233 per SP500, 3.394 per Eurostoxx50, 12.913 per il tedesco Dax e 20.399 per il nostro Ftse-Mib.

Ebbene ieri, al momento della chiusura dei mercati europei, la distanza da quell’obiettivo, per tutti e 4 gli indici azionari che seguiamo maggiormente, era stata colmata già del tutto o in gran parte.

Una seduta europea sempre positiva ha seguito i rialzi asiatici ed è stata  confermata dal buon tono iniziale di Wall Street, dove è proseguito il rialzo di venerdì e SP500 ha raggiunto il suo obiettivo, toccando proprio quota 3.232 quando suonava la campanella di fine seduta in Europa. A scaldare i cuori ed ancor più il portafoglio degli investitori era l’ennesima giornata euforica del Nasdaq100, trascinato al nuovo record storico di 11.069, trascinato dal solito gruppo delle FAMAG, ma soprattutto da Tesla, che ha rubato i cuori ed annebbiato le menti degli speculatori e stava salendo di circa il 16%, sfiorando quota 1.800 $ e mostrando il raddoppio della quotazione in un mese e mezzo.

In quel momento l’indice SP500 poteva annunciare il classico “Missione compiuta”, mentre gli operatori europei fantasticavano sulla strada che il giorno seguente gli indici del vecchio continente avrebbero dovuto ancora percorrere per eguagliare il risultato dell’indice USA. Ad Eurostoxx50 mancava poco più di un punto percentuale, al Dax poco meno, mentre al nostro Ftse-Mib, un po’ appesantito dal tonfo di Atlantia, di punti percentuali ne mancavano ancora 2.

Ma a Wall Street, come spesso accade, il secondo tempo della partita, che gli operatori USA giocano senza l’Europa, ha mostrato una faccia ben diversa dal primo. Dopo la pausa per il pranzo (per modo di dire, dato che a pranzo i mercati non chiudono, ma rallentano solo le attività), passata a consolidare le posizioni, SP500 ha provato la spallata al massimo di giugno, arrivando a superarlo di pochi punti (massimo di seduta 3.235,7). Ma qui, sorpresa, si è visto che il Nasdaq mancava all’appello del nuovo massimo di seduta. Anzi, aveva già messo la retromarcia a suon di prese di beneficio. E’ allora scattato il fuggi fuggi anche sui titoli della “old economy” e le ultime due ore sono passate a distruggere quel che si è costruito precedentemente.

L’euforia è fatta così. Gonfia le bolle senza motivi e senza motivi le fa scoppiare. Quel che fino ad un certo momento tutti bramano ardentemente, come se non potessero vivere senza, passato il momento magico viene venduto senza troppi complimenti e senza precisi motivi.

O, meglio, il motivo è l’assenza di motivi validi a supporto dei precedenti acquisti.

E’ la teoria della mandria dei bisonti, o, se preferite, quella della calca. Tutti si muovono all’unisono e i capi del branco, che sui mercati sono le mani forti, dettano la direzione.

Bisognava arrivare ai massimi di giugno, perché così voleva la narrazione dell’”Andrà tutto bene”. Così è stato. Ora bisogna ripulire il mercato, ed allora probabilmente vedremo uno storno che ha come primo obiettivo l’area 3.105-3.110 del future SP500, che è un supporto importante perché ha respinto giovedì e venerdì scorso l’affondo ribassista e riconsegnato ai tori il volante direzionale, fino a quando questi non sono arrivati, ieri, alla destinazione stabilita.

Ora gli orsi sono nuovamente alla guida direzionale di breve termine, mentre i tori si sono ritirati nelle retrovie, per comprare meglio. Perciò il mercato dovrebbe testare quel supporto, che è molto importante per stabilire la tenuta del contesto euforico oppure il ritorno sul bordo inferiore del trading range che impegna i mercati da oltre un mese, appena sopra i 3.000 punti.

E’ possibile che il rialzo torni fin da subito? Direi che in contesti di euforia ed aiutini diffusi, tutto è possibile. Però occorre un rimbalzo immediato al di sopra di quell’area 3.180, che più volte ha fatto da resistenza nelle scorse settimane, che ieri sembrava scavalcata definitivamente, ma alla fine della seduta era nuovamente al di sopra del valore del future (3.148).

E i mercati europei? Seguono, come sempre. Ieri seguivano le follie rialziste del Nasdaq e di SP500, oggi prendono atto del calo finale. Intanto per l’Europa i massimi di giugno si allontanano di un altro po’ ed Eurosoxx50 deve ingoiare il terzo fallimento nel test della media mobile a 200 sedute, che già il 8 giugno ed il 6 luglio aveva respinto le ambizioni rialziste dell’indice delle blue chip europee.

Se i mercati non sapranno digerire subito le prese di beneficio e ripristinare l’euforia, magari per merito di trimestrali spettacolari da parte delle prime banche americane che oggi mostreranno i dati del secondo trimestre (JPMorgan, Citigroup, Wells Fargo), la correzione tornerà a mordere e spingerà verso i supporti.

Di motivi per scendere non ne mancano: virus, incertezza sulle trimestrali, vertice europeo sul Recovery Fund…

Per salire non ce n’è, perché è già stato scontato il massimo dell’ottimismo. Però la manipolazione è onnipotente e se Powell fa una mezza promessa l’euforia può ripartire all’istante.

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