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VORREI MA NON POSSO, POTREI MA NON VOGLIO
10/07/2020 09:15

Pare destinata a prolungarsi ancora la fase di riflessione che stanno attraversando i mercati occidentali, che ci stanno mettendo forse più tempo di quanto molti si attendessero, a terminare la correzione iniziata sui massimi del 8 giugno e iniziare l’ennesima gamba impulsiva di recupero, che porti l’indice USA SP500 a cancellare ogni traccia del virus e riprendere la marcia trionfale che ha interrotto il 19 febbraio scorso a 3.393 punti. Il ritardo innervosisce un po’, poiché in Borsa quando un evento scontato tarda troppo a materializzarsi, spesso si materializza la sorpresa opposta.

L’incertezza regna sovrana e si esprime nell’atteggiamento ambivalente del mercato, in bilico tra il  “vorrei salire, ma non posso” ed il “potrei scendere, ma non voglio”.

Non c’è dubbio che la situazione dei contagi da coronavirus stia preoccupando, dato che a livello mondiale il picco non è stato ancora raggiunto e pare non molto vicino. Ieri è stato realizzato l’ennesimo record giornaliero di nuovi contagiati (oltre 223.000), mentre anche la curva della mortalità ha ripreso a salire. In USA sono stati anche ieri superati i 60.000 nuovi casi accertati, mentre da qualche giorno anche la mortalità ha invertito al rialzo la sua tendenza, che calava dal picco del 20 aprile. I sanitari ed i virologi, rappresentati dal guru Anthony Fauci, sono preoccupati della crescita delle ospedalizzazioni, che sta portando parecchi stati a saturare i reparti di terapia intensiva. Al contrario Trump non appare preoccupato, ma innervosito dalla persistenza virale, che per lui non è altro che un fastidioso intoppo sulla via della ripresa. Critica i governatori che hanno fermato le riaperture o hanno attivato nuove misure di chiusura, e critica persino Fauci che, a suo dire, esagera nelle preoccupazioni.

Ma i mercati, sebbene  continuamente stimolati da promesse di nuovi sostegni fiscali, offerti da Trump, e monetari, offerti da Powell, non possono fare a meno di notare che ormai il 70% della popolazione americana sta subendo l’arresto delle riaperture o nuove misure di contenimento della mobilità e dell’attività sociale.

Insomma: le statistiche arrivano sempre in ritardo a documentare la realtà, ma il buon senso impone (a chi ce l’ha…) di non sottovalutare questa fase di re-lockdown, che qualche effetto recessivo non trascurabile dovrebbe portarlo e potrebbe essere in grado di trasformare la lettera disegnata dal recupero in una “U” decisamente più lenta della “V” che analisti, Trump e mercati stanno ancora scontando, anche se con dubbi crescenti (non Trump, lui la parola dubbio non la conosce).

Tutto dipenderà da quanto tempo ancora la situazione dei contagi continuerà a peggiorare, prima di iniziare a migliorare.

Pertanto l’atteggiamento dei mercati USA è sempre più laterale ed altalenante. L’indice SP500 in questa settimana ha alternato due sedute positive (lunedì e mercoledì) e due sedute negative (martedì e ieri) e si è dimostrato incapace, sebbene ci abbia provato più volte, anche ieri, a superare la barriera dei 3.180 punti. Però, ogni volta che ha provato a scendere, anche ieri, ha sempre trovato compratori al di sopra dei 3.100 punti, che lo hanno riportato verso la resistenza.

Perché il mercato non decide da che parte andare? Il motivo che trattiene l’entusiasmo l’ho già esposto. Resta da chiedersi come mai la correzione non riprenda velocità ben al di sotto dei 3.000 punti, che in caso di nuovo tuffo recessivo diventerebbe un livello di enorme sopravvalutazione per l’azionario USA.

Per rispondere dobbiamo scomodare le rosee aspettative che regnano su parte dei mercati.

In Cina l’esagerazione speculativa, che descrivo da qualche giorno, stimolata dalle stesse autorità politiche, ha raggiunto ieri picchi inimmaginabili solo poche settimane fa. Dopo 8 sedute consecutive di rialzo e 15 delle ultime 16, ieri l’indicatore di eccesso RSI(14) mostrava sul grafico dell’indice CSI300 il ragguardevole valore di 90 punti (rispetto ad un massimo teorico e mai raggiungibile di 100). L’impeto speculativo delle masse cinesi, che una volta rincorrevano il sole dell’avvenire ed oggi rincorrono l’indice di borsa, sta cominciando a preoccupare le stesse autorità, che forse si sono accorte di aver svegliato un cane che dormiva.

Il secondo puntello all’ottimismo è il miracolo Nasdaq100, che non smette mai di segnare nuovi massimi ed anche ieri lo ha fatto, portando il suo record a 10.786 punti. Su questo indice constatiamo quasi la stessa andatura “cinese”, con ben 7 rialzi nelle ultime 8 sedute.

Il popolo USA non ha mai rincorso il sole dell’avvenire, ma ora rincorre la convinzione di infallibilità delle grandi imprese tech dominatrici del mondo, le società riunite nell’acronimo FAMAG, che insieme a Tesla sono considerate impermeabili a qualsiasi disturbo provocato dal virus e destinate a vincere sempre.

E’ ovvio che sia per gli indici cinesi che per il Nasdaq100 la correzione arriverà, poiché gli eccessi accumulati la rendono non più rinviabile a lungo. Però intanto fino ad oggi l’impeto speculativo su questi due indici ha condizionato in positivo l’umore dei restanti mercati ed impedito loro di scendere.

Tranne quelli europei, che invece anche ieri, dopo il rimbalzo iniziale, hanno invece collezionato la terza seduta ribassista consecutiva. Salvo miracoli la loro settimana avrà un saldo negativo e costringerà a rinviare, se non abbandonare, il sogno di Eurostoxx50 di superare la sua media mobile a 200 sedute.

Intanto oggi il CSI300 cinese sta chiudendo la settimana con un primo segno negativo di un certo rilievo, circa -2% e rende i future americani e, di conseguenza quelli europei, un po’ più cupi.

Stiamo a vedere se anche oggi i supporti (3.110 di SP500) reggeranno.

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