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DUBBI OCCIDENTALI, CERTEZZE CINESI
09/07/2020 09:00

Nel commento di ieri ho criticato l’abitudine di chiamare “consolidamento” la discesa moderata di un mercato, respinto da una’area di resistenza, proponendo di chiamarla col suo vero nome: “indebolimento”.

Così ieri i mercati azionari USA, che in questa fase di distribuzione di dividendi sono più adeguatamente rappresentati dal future SP500 che dall’indice a pronti, erano chiamati a mostrarci se l’indebolimento del giorno precedente li avrebbe portati a testare i supporti, individuati dall’area 3.110, oppure se, dato che il gioco si faceva duro, i duri sarebbero scesi in campo e riusciti a riprendere in mano il volante operativo.

Ebbene, ieri l’azionario USA ci ha mostrato quello che correttamente si potrebbe chiamare “consolidamento”: i prezzi del future SP500 hanno segnato un minimo di seduta solo frazionalmente inferiore a quello del giorno precedente e nella fase finale si sono riportati in alto, nei pressi delle resistenza di area 3.170, colorando di verde una candela giornaliera che si contrappone a quella rossa del giorno precedente e presenta quasi la stessa estensione. Pertanto chi, come il sottoscritto, temeva un cedimento, ha avuto la smentita ufficiale da parte del mercato, con una risposta di consolidamento.

Attenzione: il fatto di aver tenuto i supporti dopo essere stato respinto da una resistenza ed essere tornato nuovamente a contatto con la medesima, non significa che essa oggi sarà sfondata con certezza. Ma significa che in questo momento c’è un certo equilibrio tra il pessimismo sulla presente della pandemia e l’ottimismo sul futuro della ripresa economica.

I dati reali del contagio in USA, dopo i numeri più bassi, ma non realistici, dei giorni a cavallo della Festa dell’Indipendenza USA, ieri hanno fatto segnare il massimo storico di contagi giornalieri, superando per la prima volta i 60.000 casi in un solo giorno e toccando i 3 milioni di positivi ufficiali dall’inizio dell’epidemia. Faccio notare che 60.000 casi giornalieri è il doppio di quel che si vedeva ad Aprile. Intanto l’aumento delle ospedalizzazioni continua ad avvicinare al collasso il sistema sanitario di un numero sempre più ampio di stati e, ovviamente, fa crescere anche il numero dei decessi, anche se Trump si vanta su Twitter del fatto che in USA “il tasso di mortalità del virus cinese è tra i più bassi di qualsiasi paese”. Chissà se gli elettori ed i familiari delle 135.000 vittime già accertate la pensano allo stesso modo?

Di contro infuria la narrazione sognante sulla rapidità del recupero dell’economia USA, che lo stesso Trump certifica, citando il miracolo occupazionale di giugno. Ovviamente non ha il dubbio, che invece ho io, che i dati siano stati addomesticati. Infatti se si confrontano i posti miracolosamente creati a giugno con il calo dei disoccupati, i conti non tornano e sembrerebbero esserci intorno ai 3 milioni di ri-occupati fantasma. Ce lo diranno tra qualche mese, quando sarà storia e non cronaca.

Si diffondono anche i rumor che le trimestrali societarie relative al secondo trimestre, che cominceranno ad allietarci la prossima settimana, batteranno alla grande le previsioni degli analisti.

Ora, se confrontiamo il fatto che negli ultimi 3 mesi le previsioni degli analisti sul 2° trimestre sono state riviste al ribasso mediamente del 34% (fonte Factset), mentre nel medesimo periodo l’indice SP500 è salito di oltre il 25%, constatiamo che i prezzi incorporano già larghissime sorprese positive. Insomma: la festa c’è già stata, in anticipo.

Però è possibile che, grazie ai continui annunci di Trump di ulteriori sostegni all’economia (un nuovo piano da 1.000 miliardi di $ di spesa in deficit è promesso per fine agosto), la continua fornitura di droga monetaria a tassi zero da parte della FED ed il contagio euforico che arriva dalla Cina, possano trasformare in realtà il sogno di tornare presto ai massimi storici anche con l’indice SP500, dopo che l’impresa è stata già compiuta ripetutamente dal tecnologico Nasdaq100.

La prossima settimana probabilmente cominceremo ad avere qualche soluzione direzionale dopo le prime importanti trimestrali bancarie. Intanto abbiamo avuto un primo assaggio, con la trimestrale di Alcoa, classico battistrada, che ha fatto il suo dovere, battendo le attese degli analisti.

Chi invece non è riuscito ancora a dare un segnale di consolidamento è l’Europa azionaria, che risente forse delle lungaggini che stanno emergendo all’orizzonte per l’approvazione del Next Generation EU presentato dalla Commissione Europea (o Recovery  Fund, se preferite il nome della proposta originaria franco-tedesca). Il reiterato appello ad approvare in fretta il piano, che ieri ha fatto a tutti i paesi della UE la mitica signora Merkel, da pochi giorni e per 6 mesi alla presidenza di tutte le riunioni europee, svela che la strada per appianare le divergenze potrebbe essere ancora piuttosto lunga ed in salita, mentre i singoli paesi, preparandosi al vertice del 18-19 luglio,  cercano di comporre le “squadre” che scenderanno in campo a darsi battaglia. Ieri si è svolto il “vertice degli appestati”, Italia e Spagna, che sono i maggiori beneficiari del Piano Von der Leyen, per definire la linea rossa del massimo cedimento da non oltrepassare nella difficile trattativa.

La cautela dei mercati europei si è manifestata con la seconda seduta correttiva consecutiva, ed Eurostoxx50 (-1,07%) è tornato sui valori di venerdì scorso e sotto la resistenza di area 3.300, che gagliardamente lunedì aveva scavalcato. Negativa anche Piazzaffari, che però da qualche giorno sta sovraperformando il resto d’Europa, grazie alla ripartenza del risiko bancario suscitato dall’avvio ufficiale dell’OPS UBI-Intesa. Va detto che le borse europee hanno chiuso nel momento peggiore di Wall Street ed oggi dovranno prendere atto, con un buon balzo iniziale, del rimbalzo serale del mercato americano.

Alle incertezze occidentali di varia natura continua imperterrita a fare da contraltare la forza del mercato azionario cinese, che è esplosa qualche giorno fa, quando il governo Xi, con la longa manus della Banca Centrale, ha deciso di stimolare la speculazione dei piccoli risparmiatori per spingere l’economia e mostrare al mondo la superiorità del modello cinese, usando questa volta il linguaggio che piace a Trump, che è quello dei rally borsistici.

Così l’indice composito delle 300 blue chips di Shanghai e Shenzhen, il CSI300, anche ieri ha brillato, con un +1,6% di rialzo ed oggi, mentre scrivo, sta aggiungendo, per euforica inerzia, un altro punto percentuale al rialzo in atto. La febbre dell’avidità speculativa cinese sale a 8 sedute positive consecutive e 15 delle ultime 16. Questo rabbioso rally ha già portato la performance del 2020 a +17,7%. Per il paese che per primo ha conosciuto il virus e la recessione da lockdown sembra proprio un risultato eclatante.

C’è solo da sperare che, visti i risultati (borsa alle stelle e dominio economico rafforzato), ‘sti cinesi non decidano di sfornarci un coronavirus all’anno!

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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