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PRECIPITOSA FUGA DAL RISCHIO
12/06/2020 09:00

Se qualcuno aveva certezze che anche questa volta le prese di beneficio sull’indice USA SP500 sarebbero durate le classiche due sedute, per lascare di nuovo spazio all’entusiasmo e cancellare definitivamente anche il ricordo del virus col ritorno ai massimi storici, questa volta ha toppato.

Perché ieri abbiamo assistito ad una fuga collettiva dal rischio ed al ribaltamento completo dell’umore imperante dal 14 maggio, quando, dopo l’ultima delle classiche due giornate di presa di beneficio e sul supporto di 2.770, gli investitori sono stati nuovamente colti dalla frenesia di raggiungere i massimi storici ed hanno generato un rally che in 17 sedute ha fatto in media un punto percentuale di rialzo al giorno, portato in positivo il bilancio da inizio anno e avvicinato  ad una distanza inferiore al 5% il massimo assoluto pre-virus di 3.393.

Quando molti pregustavano l’assalto finale, grazie all’ennesima spintarella che sicuramente zio Jay Powell avrebbe dato alla Borsa USA ed alla campagna elettorale del Presidente Trump che lo ha nominato Presidente della FED e spesso strapazzato, ma ultimamente anche elogiato per la potente risposta monetaria alla recessione portata dal corona-virus, ecco la cocente delusione.

Powell non ha mostrato alcun entusiasmo per la salita dei mercati ed ha esplicitato di non credere alla tanto scontata ripresa a V, su cui i mercati hanno scommesso con l’ultimo rally. Infatti il FOMC, il Comitato dei Governatori della Federal Reserve, ha rivisto al ribasso a -6,5% le precedenti stime di crescita del PIL USA per l’anno in corso, mentre Powell, in Conferenza Stampa, ha manifestato molta prudenza sia sull’evoluzione dei contagi che sulla rapidità della ripresa. E soprattutto, proprio per l’incertezza sul futuro, Powell e la FED hanno deciso di lasciare immutata l’attuale impostazione della politica monetaria e di attendere un peggioramento dell’economia prima di aumentare ancora la stampa di moneta. Pertanto, niente regali monetari tanto sperati dai mercati.

Caso vuole poi che i dati degli ultimi giorni sui contagi da Covid-19 negli Stati Uniti, che cominciano a registrare le conseguenze della riapertura dell’economia USA dopo il Lockdown e delle manifestazioni di massa contro gli abusi razziali della polizia americana, abbiano evidenziato un certo aumento, proprio mentre il guru Fauci ha dato per certo il ritorno dell’epidemia in autunno.

Mettiamoci poi anche i sondaggi pre-elettorali pessimi per Trump, che potrebbero spingerlo a mosse disperate quanto insensate per recuperare terreno.

Si è creato un cocktail in grado di svegliare molti dal sogno ad occhi aperti e convincerli a mettere al sicuro il recupero clamoroso delle quotazioni degli ultimi 3 mesi per ridurre il rischio sul prossimo futuro.

E, dato che a fare questo ragionamento sono stati parecchi e simultaneamente, ecco che ieri SP500 è sceso a rotta di collo per tutta la seduta. Già partito in forte gap ribassista, sulla scorta della brutta cera che mostravano gli indici europei, l’indice USA è sceso di ben 188 punti (-5,89%), fermandosi proprio a quota 3.000 circa e disperdendo in una sola seduta il guadagno accumulato in 8 sedute brillanti, dal 26 maggio al 5 giugno. Dow Jones (-6,9%) e Russell 2000 delle small cap (-7%) hanno fatto anche peggio. Questa volta non ha potuto sottrarsi alla cura dimagrante nemmeno il prodigioso Nasdaq100, che è sceso in modo solo leggermente meno vistoso dei cugini (-5,01%).

Tornando alla situazione grafica dell’indice principale, SP500, i lettori con buona memoria ricordano che quota 3.000 costituì un ostacolo duro da superare nel mese di maggio, proprio perché coincideva con la media mobile a 200 sedute, vista come la porta che separa l’orso (sotto di essa) dal toro (sopra di essa). L’indice ci riuscì nelle ultime sedute di maggio e si aprì la strada per il mini-rally di inizio giugno che festeggiò, forse prematuramente, la ripresa a V a cui ora meno gente crede.

Logico pertanto che il mercato, pur avendo mutato in fretta la sua percezione del futuro, e con una sorprendente velocità di discesa, ieri si sia fermato proprio a quota 3.000 circa, dove ancor oggi staziona la media a 200 sedute. Perché una resistenza, una volta violata, tende a diventare supporto, dato che su quel livello qualche compratore, che al superamento non ha avuto il coraggio di entrare, magari ora lo fa, riequilibrando momentaneamente il rapporto di forza tra compratori e venditori. Del resto se solo due giorni fa avessimo fatto un sondaggio tra gli investitori su chi avrebbe approfittato della possibilità di comprare a 3.000 punti un indice che ne quotava 3.200, probabilmente avremmo avuto un plebiscito di favorevoli. Qualcuno deve essere rimasto.

La tenuta sostanziale di quota 3.000 potrebbe perciò favorire oggi un avvio all’insegna del rimbalzo. Oltretutto in Asia i mercati, pur perdendo, stanno mostrando molto più aplomb di Wall Street. La cosa difficile da stabilire ora è quanta benzina ci sarà nel serbatoio del rimbalzo e soprattutto, se il mercato, dopo l’iniziale rimbalzo, quando tornerà a testare il supporto di 3.000, avrà la convinzione sufficiente per evitare la sua rottura. Perché sotto quel livello si aprono le porte per tornare in area 2.900 come primo obiettivo e il ritorno al punto di partenza del rally del 14 maggio, quei 2.770 punti citati all’inizio. Al rialzo, invece, finché non verrà digerita tutta la lunga candela nera di ieri è bene non farsi illusioni.

La mia impressione è che il mercato abbia ancora quasi intatta la voglia di tornare ai massimi e la benzina necessaria per riuscirci, cioè la liquidità gratis offerta da Powell e Lagarde. Ma stia prendendo atto che forse ha avuto un po’ troppa fretta, e pertanto dovrà ripulirsi degli eccessi con una correzione che possa essere ben visibile sui grafici e che sia in grado di attirare nuovamente la brama delle mani forti.

I mercati europei, che ieri, pur segnando risultati da brivido (Eurostoxx50 -4,53%, Dax +4,47% e Ftse-Mib -4,81%) hanno scampato un calo ancor più pesante, avendo chiuso i battenti quando Wall Street era ancora a metà strada nella discesa, oggi mostreranno magari in apertura un segno meno che, se sarà lieve, equivarrà ad un recupero. Poi, nel pomeriggio, potremo occuparci di verificare quanti investitori USA coglieranno il ritorno a 3.000 punti come occasione di acquisto a saldo, e quanti invece vedranno l’eventuale rimbalzo iniziale dell’indice SP500 come occasione per vendere ancora un po’ di portafoglio. Anche oggi le emozioni e la volatilità (che ieri, come ci mostra il Vix, passato da 27,50 di mercoledì fin sopra i 40 punti, è salita del 45% in una sola seduta) non mancheranno.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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