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POWELL A MANI VUOTE. LA CORREZIONE PROSEGUE
11/06/2020 09:15

Da quando gli USA sono entrati in stato di emergenza sanitaria ed anche economica, per la recessione, che ha ora il suo certificato ufficiale di nascita datato febbraio 2020, la Federal Reserve, oltre a diventare molto accomodante e dispensare ingenti regali monetari, ha anche abituato i mercati ad intervenire con frequenti misure annunciate al di fuori del luogo ufficialmente deputato a prendere quelle decisioni, cioè le tradizionali riunioni mensili del FOMC, il comitato direttivo della banca centrale USA, che ha il compito di stabilire la politica monetaria federale. Prima del virus la prassi voleva che ogni decisione venisse adottata durante queste riunioni. L’emergenza pandemica, oltre ad costringere spesso a discussioni in videoconferenza, ha anche modificato l’usanza, prendendo l’abitudine di intervenire rapidamente, quando se ne ravvisasse l’esigenza, a prescindere dalle riunioni ufficiali.

Perciò l’atmosfera che precede le riunioni ufficiali non è più quella dei bei tempi, carica di attesa e piena di domande a cui il comunicato finale e la successiva Conferenza Stampa esplicativa del Presidente fornivano la risposta ufficiale della FED.

Se ne è avuta ieri la conferma, anche se il mercato non ha perso del tutto l’abitudine di aspettarsi qualche novità al termine della riunione. E siccome in tempi di pandemia e di recessione le novità non possono che essere generose per i mercati, la salita degli indici nei giorni precedenti scontava comunque qualche buona notizia.

Ma questa volta Powell, dopo aver mandato già molti regali per posta nei mesi scorsi, ieri si è presentato di persona a mani sostanzialmente vuote. La riunione ha confermato tutto quel che è stato già deciso e dichiarato in precedenza. La politica monetaria dovrebbe restare ferma sull’attuale orientamento nei prossimi mesi. La totalità dei membri del FOMC si aspetta tassi ufficiali sui FED Funds fermi all’attuale livello (tra 0 e 0,25%) fino a fine 2021. Anche il ritmo di acquisto di titoli del QE Illimity, che da qualche settimana è leggermente rallentato, dovrebbe rimanere immutato. Le previsioni sulla crescita sono sempre quelle di prima e coincidono più o meno con quelle del Fondo Monetario Internazionale: -6,5% il calo del PIL quest’anno, che sarà recuperato nei due anni successivi (+5% nel 2021 e +3,5% nel 2022). E, per concludere, nessun particolare entusiasmo o preoccupazione per il forte rimbalzo dei mercati azionari.

Insomma: un FOMC con zero novità, caduto al termine di un lungo rally, che ha portato SP500 a recuperare tutto il calo rispetto all’inizio dell’anno e ad una manciata di punti dai massimi storici pre-virus di febbraio ed a chiudere la scorsa settimana con evidente ipercomprato sul grafico giornaliero.

L’ottimismo è proseguito lunedì, ma martedì è affiorata qualche presa di beneficio, che ha reso piuttosto decisiva per la prosecuzione dell’euforia la presenza di regali monetari nelle mani di Powell, quando si è presentato in Conferenza Stampa, o almeno di promesse mirabolanti tra le sue parole.

Sappiamo che le doti comunicative di zio Jay non sono eccelse. Credo che dovrebbe utilizzare il pensionato Mario Draghi, che probabilmente comincia ad annoiarsi, senza nulla da fare, per un corso accelerato di dialettica. Nessuno con le parole è più bravo di SuperMario, che è passato alla storia per aver ottenuto i suoi obiettivi alla guida della BCE assai più con le parole e le promesse che con i provvedimenti concreti.

Invece Powell non riesce mai ad entusiasmare l’uditorio. E, quando non ha niente di concreto da mostrare, l’uditorio esce deluso.

Così è successo ieri. L’indice SP500, che aveva atteso in pareggio lo show della FED, durante la conferenza stampa ha oscillato un po’ ed al termine ha preso la via del ribasso per fermarsi a -0,5%. Non è un gran calo, ma è il secondo consecutivo ed era quasi un mese che non vedevamo scendere quell’indice due giorni di fila. Quel che conta è che il supporto di 3.196 è stato rotto al ribasso ed è una prima indicazione di possibile correzione. Il prossimo è a 3.164, e dovrebbe essere testato oggi.

L’assenza di regali FED oggi condiziona anche le borse asiatiche, tutte in calo, e certamente obbligherà quelle europee ad aprire in ribasso, anche significativo. In assenza di recuperi oggi avremo la quarta seduta consecutiva negativa di Eurostoxx50 e degli indici europei e significherebbe che l’incontro dal basso con la media mobile a 200 periodi, avvenuto lunedì, è stato piuttosto uno scontro.

L’umore sembra un po’ cambiato e si comincia a guardare un po’ anche al lato vuoto del bicchiere.

Se la parte piena contiene tonnellate di miliardi di nuovo debito statale, promesse di aiuti monetari in caso di bisogno, aspettative di ripresa economica a V (se ci pensate nella parte piena c’è solo speranza nel futuro), in quella vuota c’è un sacco di roba: previsioni di recessioni in corso sempre peggiori, timori per il ritorno del virus ad ottobre sempre molto forti (per l’economia un secondo lockdown sarebbe una mazzata difficile da digerire), crollo dei consensi per Trump, che rendono la sua campagna elettorale sempre più difficile ed aumentano il rischio che cerchi la rimonta con qualche gesto un po’ troppo osé contro chi gli vuole male in patria e contro il resto del mondo.

Chi sembra quasi inossidabile agli eventi è il Nasdaq100, in prolungata luna di miele con gli investitori, che ieri è riuscito a chiudere ancora una volta in positivo (+1,28%) e alzare l’asticella del massimo storico a quota 10.155.

Sono le Over the Top, le azioni FAMAG (Facebook, Amazon, Microsoft, Apple, Google) i veri vincitori di questa era della Pandeconomy. Ad esse dobbiamo aggiungere Tesla, che ieri ha superato anche i 1.000 $ per azione, realizzando l’ennesimo euforico massimo storico.

Un’idea per i complottisti: provate a pensare se fosse stato un laboratorio segreto di Elon Musk a creare il Coronavirus…

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