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L'AMERICA BRUCIA, MA WALL STREET SE NE FREGA
03/06/2020 09:15

Debbo ammettere di non ricordare un altro periodo, neppure al tempo della bolla internet scoppiata nel 2000, in cui si sia verificato un così clamoroso scollamento tra l’euforia rialzista dei mercati e la drammaticità della vita reale.

Nelle scorse settimane abbiamo tentato di giustificare l’incredibile rally che stanno attuando i mercati azionari americani, in volo verso i massimi di febbraio, facendo notare che la bruttezza dei dati macroeconomici che ogni giorno piovono sui monitor degli operatori viene ignorata come quella di una foto fatta con la Polaroid nel secolo scorso.

I mercati scontano il futuro, per cui se ai loro occhi si impone l’aspettativa di una futura crescita economica, tale da poter recuperare tutto il calo produttivo della recessione che i dati ci fotografano per il primo e secondo trimestre 2020, ha una sua logica il fatto che il presente venga completamente ignorato per dare la caccia alle radiose attese di rilancio futuro.

Però le ultime settimane ci hanno anche portato un paio di cosucce che, anche se si ragionasse solo secondo la logica delle aspettative, non avrebbe senso ignorare.

La prima è la ripresa delle ostilità geopolitiche tra USA, da una parte, e Cina, con l’appoggio della Russia, dall’altra. A colpi di accuse reciproche di violare i diritti civili con la repressione del dissenso, la febbre delle ostilità reciproche è salita parecchio ed alle minacce stanno cominciando a seguire i provvedimenti concreti. Trump ha già dichiarato l’avvio della procedura per togliere ad Hong Kong lo status di paese privilegiato negli scambi commerciali, motivandolo col fatto che non è più garantita la sua autonomia, dopo l’approvazione da parte della Cina della legge liberticida per reprimere il dissenso nella Regione Amministrativa Speciale. Inoltre ha cancellato i finanziamenti all’Organizzazione Mondiale della Sanità, accusandola di essere filo-cinese. Infine, per ora, ha aumentato gli ostacoli in USA a commerciare con una lista sempre più lunga di società cinesi.

La Cina si mostra sempre più innervosita e, pur confermando che verranno mantenuti gli impegni assunti nella Fase 1 del trattato commerciale del febbraio 2019 che sancì la tregua nella guerra commerciale (sembra un secolo fa), intanto ha ridotto gli acquisti di soia e carne di maiale dagli USA e minacciato ritorsioni alle mosse ostili americane. Queste notizie un anno fa avrebbero causato arretramenti significativi nei listini, ora vengono completamente ignorate.

Ma non basta, perché al grave disagio provocato dal lockdown per il virus e dalle oltre 100.000 vittime del Covid-19, che la sanità USA ha affrontato con gravi carenze, causando una perdita di consenso significativa da parte di Trump, già in piena campagna elettorale, negli ultimi giorni si è aggiunta un’altra brutta gatta da pelare: la rivolta popolare in seguito all’assassinio di George Floyd, il giovane di colore che un poliziotto ha brutalmente soffocato davanti alle telecamere mentre implorava di lasciarlo respirare.

La rivolta delle minoranze ha mostrato scene diffuse di guerriglia in parecchie città americane, saccheggi, morti e feriti, migliaia di arresti e la risposta dura di Trump, che ha imposto il coprifuoco in diverse città e minacciato l’uso nelle strade dell’esercito (come il Venezuela di Maduro e peggio della Cina ad Honk Kong?...). Anche questa sarebbe una notizia in grado di evocare problemi futuri anche economici, a cui i mercati qualche mese fa sarebbero stati certamente sensibili.

Ma ora no, non c’è tempo, perché bisogna tornare ai massimi storici, e niente deve disturbare.

A chi si affanna a cercare il pompiere che sta spegnendo tutti i possibili incendi e consente ai mercati di ignorare qualsiasi incertezza presente e futura, consiglio di rivolgersi a Washington, presso l’Eccles Building, dove ha sede la Federal Reserve.

E’ l’abbondante pompaggio di liquidità garantito da Powell e soci, che permetterà alla FED di comprare tutto l’enorme debito che Trump sta creando per distribuire bonus a tutto spiano e senza andare troppo per il sottile, che anestetizza ogni dolore e rimuove ogni incertezza sul futuro.

Anzi, dato che domani è prevista la riunione della BCE, da cui il mercato si attende un altro regalo da 500 miliardi di euro, sotto forma di estensione del Quantitative Easing, anche i mercati europei si sono messi a galoppare negli ultimi giorni, per recuperare almeno in parte, la distanza che li separa dagli indici americani.

Perché andrà tutto bene, lo sappiamo già, ce lo dicono da mesi. Deve andare tutto bene. A tutti i costi. Almeno nelle borse, dove ci sono i soldi dell’1% più ricco del pianeta. Altrove chissenefrega.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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